isole comprese Prisca Dindo

Una notte al museo migliore al mondo

Firenze è la nuova tappa della rubrica dedicata ai viaggi curata da Prisca Dindo

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«Non importa se hai già visto mille volte la Nascita di Venere di Botticelli: niente ti prepara all’impatto con gli innumerevoli capolavori della galleria degli Uffizi a Firenze visti dal vero». È la motivazione con la quale di recente Timeout ha dichiarato il museo fiorentino «il migliore del mondo», ponendolo davanti al Louvre di Parigi e al Moma di New York, giunti rispettivamente al secondo e al terzo posto.

Basta varcare la soglia degli Uffizi per capire le ragioni della nota rivista culturale inglese.

Le raccolte di dipinti del Trecento e del Rinascimento custodite dal celebre museo fiorentino ti stordiscono di bellezza.

La sfilata di personaggi che hanno segnato la storia dell’arte sarebbe da capogiro se, per un attimo, la finzione cinematografica di «Una notte al museo» divenisse realtà.

Lungo i corridoi del Vasari potreste incrociare La «Primavera» di Botticelli; fare due chiacchiere con l’Arcangelo Gabriele dell’Annunciazione di Leonardo da Vinci; mettervi al riparo dai tentacoli della medusa di Caravaggio; fuggire dai cavalieri delle battaglie di Paolo Uccello; omaggiare il Duca e la Duchessa di Urbino di Piero della Francesca; accomodarvi sul divanetto rosso accanto alla Venere di Tiziano. Vi immaginate l’ebbrezza?

Uno stato confusionale da troppa magnificenza che si prova non solo all’interno degli Uffizi, ma pure in ogni angolo della città.

Del resto è a Firenze che nel 1817 lo scrittore francese Stendhal giunse «a quel livello di emozione dove s’incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere». Da qui, la famosa sindrome che porta il suo nome.

La bellezza è ovunque a Firenze.

La Cattedrale di Santa Maria del Fiore, la Cupola di Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il Battistero di San Giovanni, la Cripta di Santa Reparata, il Museo dell’Opera del Duomo.

Il ponte Vecchio, Palazzo Pitti, il giardino di Boboli, Piazza della Signoria e il Palazzo Vecchio. E poi Santa Maria Novella, Santa Croce e la basilica di San Miniato.

Per non parlare dei tesori custoditi nelle chiese minori, come la pala con il «Trasporto del Cristo al sepolcro» di Pontormo all’interno di Santa Felicita, a due passi da Ponte Vecchio e Piazza Pitti.

Quando poi l’anima è sazia ci si siede a tavola e lì entra in gioco la gastronomia fiorentina.

Dai crostini di fegatino, alla pappa al pomodoro, dallo zuccotto ai cantucci, passando per la ribollita fino al lampredotto. Senza dimenticare sua maestà la «fiorentina», la bistecca di chianina famosa nel mondo.

A Firenze la sensazione di aver raggiunto la pace dei sensi è concreta.

In questi mesi di pandemia è un piacere visitare la capitale toscana. Le code ai musei sono inesistenti e per spostarsi non bisogna sgomitare tra frotte di visitatori. Ma quando il coronavirus sarà vinto, il capoluogo toscano dovrà tornare a fare i conti con il turismo di massa e i suoi effetti nefasti. Piuttosto che subire l’invasione, i fiorentini inseriscono i loro appartamenti nel circuito Airbnb e abbandonano la città. Da tempo Firenze ormai è vittima del suo successo.

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