Alla ricerca della Venezia più vera

Il decodificatore

Molti spunti per scoprire l’essenza di questa città unica al mondo sono proposti in un nuovo libro con testi di Roberto Bottinelli e fotografie di Manula Luraschi

Alla ricerca della Venezia più vera
© ROBERTO BOTTINELLI

Alla ricerca della Venezia più vera

© ROBERTO BOTTINELLI

«Oggi Venezia è un malato che deve essere curato con una ricetta speciale». E poi: «Non servono 100 botteghe di borse, di scarpe, di souvenir l’una accanto all’altra. Servono botteghe che alimentino la società, la resilienza, la resistenza, la vita». Sono parole, queste, dello scrittore Marco Toso Borella che troviamo nel libro Insospettata Venezia, con testi di Roberto Bottinelli e fotografie di Manula Luraschi, appena stampato dalle Edizioni Supernova.

Il male che l’affligge
«Il grande male che affligge Venezia – ricorda Roberto Bottinelli – è il turismo di massa. Ora è come svanito in seguito alla pandemia da COVID-19, ma le migliaia e migliaia di turisti che di norma la visitano ogni giorno sono i classici “mordi e fuggi”. Ossia quelli che poi di Venezia, in definitiva, non hanno visto che poco o nulla, al di là delle principali attrazioni. Con Insospettata Venezia abbiamo quindi voluto dare un’altra visione di questa città unica al mondo. Ed è così che il libro non ha il taglio di una guida turistica ma propone piuttosto un susseguirsi di immagini e note – spesso legate ai toponimi della città – che possano aiutare il lettore a capire quale sia la vera essenza della città, della sua storia, della vita che vi è trascorsa durante molti secoli. Il tutto senza scordare il presente che è invece illustrato dalle fotografie di Manula Luraschi».

L’impronta dei ticinesi
«Seguendo gli itinerari proposti nel nostro libro, sia al di qua sia di là del Canal Grande – ossia “de citra” e “de ultra”, come dicono i veneziani, che il Canal Grande lo chiamano Canalazzo – non mancano le tracce lasciate dai ticinesi, siano essi tagliapietre oppure spazzacamini provenienti dalle Centovalli, beninteso senza scordare artisti e architetti. Come Antonio Contini, scultore e architetto luganese a cui dobbiamo il celeberrimo Ponte dei Sospiri. A Venezia, però, altrettanto importanti sono stati i nostri spazzacamini, il cui compito era di mantenere in buono stato la possibile fonte di incendi devastatori, appunto le canne fumarie».

Fuori dai soliti giri
«Ho citato il Ponte dei Sospiri – conclude Roberto Bottinelli – ma il bello di Venezia è ancor più apprezzabile fuori dai soliti giri, quelli del turismo di massa. Bisogna prendersi il giusto tempo, andare a cercare negli angoli un po’ nascosti. Senza scordarsi di fare una pausa in qualche “bacaro” per godersi “un’ombra”, ossia in un’osteria per sorseggiare un bicchiere di vino».

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