Gli internati militari e la loro resistenza a lungo dimenticata

CorrierePiù

Dopo l’armistizio firmato nel 1943 dal governo di Badoglio con gli angloamericani un milione di soldati italiani vennero catturati e deportati dai tedeschi – Il luinese Natale Schiani fu uno di loro e la sua storia è narrata nel libro «Il fucile dietro la schiena»

Gli internati militari e la loro resistenza a lungo dimenticata
Internati nel campo di concentramento di Mühlberg. © Famiglia Schiani

Gli internati militari e la loro resistenza a lungo dimenticata

Internati nel campo di concentramento di Mühlberg. © Famiglia Schiani

Nel corso di una guerra sono molti a pagare un prezzo altissimo, perdendo la vita, ma non solo. Soldati delle forze belligeranti e civili sono i primi a cui si pensa. A margine dei conflitti ci sono però altre storie di sofferenza meno conosciute. Come quella del luinese Natale Schiani, uno delle centinaia di migliaia di militari italiani deportati in Germania sul finire della Seconda guerra mondiale. Ce la racconta suo figlio Mario.

Natale Schiani era nato il 19 dicembre del 1921 ed era sottotenente del Genio a Pavia, quando, quando l’8 settembre del 1943 il governo italiano presieduto da Pietro Badoglio firmò l’armistizio con gli Alleati anglo-americani. E qui, come per moltissimi soldati italiani, iniziò per lui un lungo e duro periodo da deportato e internato in Germania. Per fatti, numeri...

Vuoi leggere di più?

Sottoscrivi un abbonamento per continuare a leggere l’articolo.
Scopri gli abbonamenti al Corriere del Ticino.

Abbonati a 9.- CHF

Hai già un abbonamento? Accedi

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Corriere Più
  • 1
  • 1