Lavoro e vita in Paesi fragili

Il decodificatore

Quali sono le misure di sicurezza per il personale della Confederazione che opera in nazioni a rischio? Lo spiega Claudio Tognola, capo della Divisione Africa occidentale e educazione alla DSC

Lavoro e vita in Paesi fragili
© Shutterstock

Lavoro e vita in Paesi fragili

© Shutterstock

Questa settimana si è parlato di Africa per l’uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo, del suo autista e di un carabiniere della scorta. Ci siamo quindi chiesti quali siano le misure di sicurezza per il personale della Confederazione che opera in nazioni a rischio. A spiegarlo è il mesolcinese Claudio Tognola, capo della Divisione Africa occidentale e educazione alla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

Sicurezza e non solo
«Per garantire la sicurezza del personale della DSC nei Paesi fragili – spiega Tognola, che per la sua attività nell’ambito della cooperazione allo sviluppo ha vissuto 15 anni in vari Paesi africani – si implementano misure sia attive sia passive, per esempio la sorveglianza da parte di guardie di uffici e residenze che sono pure protetti da alti muri di cinta e sistemi di allarme. Inoltre, per l’assegnazione degli incarichi in zone a rischio si valuta se inviare sul posto collaboratori single e non persone sposate e/o con figli. Poiché i soggiorni di norma durano quattro anni, dopo di che si è assegnati a una nuova sede, si tiene anche conto di altri fattori, ad esempio le opportunità offerte sul piano delle scuole per i collaboratori che hanno figli in formazione».

La vita quotidiana
«Con mia moglie e i nostri due figli, lavorando per la DSC, ho vissuto 5 anni nel Benin e 4 in Burundi. Anche noi abbiamo goduto di misure di protezione, a cui si aggiungono le raccomandazioni da seguire ogni giorno, per esempio per gli spostamenti fra casa e posto di lavoro o per andare a scuola. Noi non ci siamo però rinchiusi in una torre d’avorio: grazie anche alle amicizie fatte a scuola dai figli, abbiamo allacciato contatti con abitanti del luogo che a loro volta sono diventati nostri amici, senza poi contare i rapporti nati grazie al mio lavoro o a quello di mia moglie. Quindi, le restrizioni legate alla sicurezza sono state più che compensate dall’allargamento delle relazioni sociali e delle conoscenze fatte nel corso degli anni».

Nuovi orizzonti
«Col lavoro alla DSC, quando si è assegnati all’estero per lunghi periodi e si è confrontati con le rotazioni quadriennali, bisogna essere pronti a lasciare la propria zona di comfort e rimettersi in gioco. Per certi versi, si è come dei nomadi ma questo non è un problema: trasferendosi da una nazione a un’altra e poi un’altra ancora, ti si spalancano orizzonti sempre nuovi e interessanti. Cosa che vale anche per la propria famiglia, se del caso. Certo, essendo impegnati nel campo della cooperazione allo sviluppo, operiamo in Paesi poveri, dove le difficoltà non mancano. Nel mio caso l’Africa mi ha però arricchito moltissimo sul piano umano, oltre che professionale».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Corriere Più
  • 1

    Con l’addio ai Concorde finì un’era

    Il decodificatore

    Il 10 aprile del 2003 British Airways e Air France annunciarono la cessazione dei voli con il primo aereo supersonico per passeggeri – Ne ripercorriamo la storia

  • 2
  • 3
  • 4

    La grande avventura del Canale

    il decodificatore

    Breve excursus storico sulla genesi dell’importante via d’acqua tornata agli onori delle cronache con l’incagliamento della nave portacontainer Ever Given

  • 5

    La Pasqua ebraica passaggio dal giogo alla libertà

    CorrierePiù

    Nella lingua del popolo d’Israele è detta Pesach e durante la tradizionale cena si commemorano la fuga dalla schiavitù in Egitto e l’inizio dell’esodo verso la Terra promessa – A farcela conoscere sono le parole di Micaela Goren Monti

  • 1
  • 1