Salvare vite ascoltando i vulcani

Il decodificatore

È possibile sapere in anticipo se un’eruzione sta per scatenarsi – A spiegare come è Maurizio Ripepe, responsabile del Laboratorio di geofisica sperimentale all’università di Firenze

Salvare vite ascoltando i vulcani
L’Etna in eruzione fotografato da Catania nel 2018. © Orietta Scardino/ANSA

Salvare vite ascoltando i vulcani

L’Etna in eruzione fotografato da Catania nel 2018. © Orietta Scardino/ANSA

È possibile prevedere le eruzioni vulcaniche in modo da lanciare un’allerta in tempo utile, innanzitutto per salvare vite umane? Ce lo siamo chiesti pensando all’attuale attività dell’Etna e a illuminarci sul tema è il professor Maurizio Ripepe, responsabile del Laboratorio di geofisica sperimentale all’università di Firenze.

Problematica globale
«Nel mondo ci sono 1.500 vulcani attivi e solo il 10% viene monitorato regolarmente. Quando un vulcano esplode, in molti casi lo veniamo quindi a sapere solo dopo un po’ di tempo, anche giorni. E ciò, ad esempio, può essere un problema per il traffico aereo, poiché le particelle di cenere proiettate nell’atmosfera – che non di rado si spandono su vaste aree del globo terrestre – possono finire nei motori degli aviogetti in volo e provocarne il blocco. La vita delle persone, inoltre, può essere messa in pericolo da tsunami innescati da porzioni di un vulcano che crollano in mare in seguito all’esplosione dello stesso, anche ore o decine di minuti dopo».

L’aiuto delle onde acustiche
«Qui a Firenze siamo impegnati sulla problematica delle allerte anticipate (early warning) a partire dal 2007-2008. Abbiamo sviluppato un progetto di ricerca che sta dando buoni frutti, come confermato con l’Etna, vulcano che è il nostro terreno sperimentale per eccellenza. Il sistema che abbiamo implementato non è basato sulle onde sismiche, perché queste vengono smorzate e assorbite molto velocemente (entro poche centinaia di chilometri) dalla crosta terrestre. Abbiamo quindi puntato l’attenzione sulle onde acustiche: i gas rilasciati già prima di un’esplosione interagiscono infatti con l’aria e provocano onde di pressione come accade con il meccanismo della voce umana».

Per l’Etna un anticipo di 70’
«Fra quelle originate dai gas vulcanici, le onde di pressione/acustiche più energetiche sono quelle la cui frequenza è inferiore ai 20 hertz. Noi umani non possiamo udirle ma si propagano anche per migliaia di chilometri. Di conseguenza, è possibile captarle pure a grandissima distanza dal vulcano che sta per entrare in attività, dando così modo di diramare un’allerta in tempo utile. Nel nostro caso, a oggi siamo in grado di sapere – e quindi avvisare le autorità della Protezione civile tramite SMS ed email inviati in automatico – che l’Etna sta per entrare in eruzione con un anticipo fino a 70 minuti».

L’obiettivo finale
«L’obiettivo finale a cui tendiamo noi scienziati è di arrivare a creare una rete mondiale di stazioni di ascolto, in modo da lanciare allerte anticipate anche se il vulcano in procinto di eruttare è situato in un luogo remoto del globo».

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