Un inverno non cambia la tendenza

Il decodificatore

Il meteorologo Marco Gaia spiega che il surriscaldamento climatico continua anche se nella corrente stagione fredda ha nevicato e piovuto parecchio

Un inverno non cambia la tendenza
Uno scatto dello scorso 21 gennaio con il San Salvatore innevato. © CdT/Chiara Zocchetti

Un inverno non cambia la tendenza

Uno scatto dello scorso 21 gennaio con il San Salvatore innevato. © CdT/Chiara Zocchetti

Durante questo inverno ha nevicato e piovuto parecchio, pur se le temperature non sono state così rigide. Allora, che il riscaldamento climatico abbia comunque subìto una frenata? O si tratta della classica eccezione che conferma la regola? L’abbiamo chiesto al meteorologo Marco Gaia.

La stagione attuale
«Sul versante sudalpino quest’inverno meteorologico – iniziato il 1. dicembre 2020 – è stato caratterizzato da molte precipitazioni. A seconda delle località, potrebbe posizionarsi fra il 10. e il 20. inverno più ricco di precipitazioni dall’inizio delle misurazioni sistematiche, ossia da oltre 150 anni in qua. Inusuali sono state le tre nevicate con la neve scesa fino a basse quote. Per quel che riguarda le temperature, ci sono stati dei brevi periodi con irruzioni di aria fredda, ma alla fine anche l’attuale inverno sarà leggermente più caldo della norma. Ad esempio, per Lugano si prevede che quello in corso sarà attorno al 10.-12. posto nella graduatoria degli inverni più caldi».

Confronto col passato
«La variabilità meteorologica al Sud delle Alpi è molto grande. Da un anno all’altro ci sono forti variazioni e gli ultimi 10 anni non hanno fatto eccezione. Quello del 2014, a proposito delle precipitazioni, è stato un inverno eccezionale, di gran lunga il più bagnato da quando facciamo le misurazioni, mentre gli inverni del 2012 e 2019 sono stati fra i più asciutti. Quanto alle temperature, pur con variazioni di rilievo di anno in anno, gli inverni dell’ultimo decennio sono invece stati ben più caldi della norma. Si pensi che dei 10 inverni più caldi misurati da poco dopo metà ’800, ben 7 sono stati registrati nell’ultimo decennio».

l ruolo dell’inquinamento
«Il lockdown decretato in numerose nazioni per arginare la COVID-19 ha portato a temporanee, significative riduzioni dell’inquinamento locale e, su scala globale, a una diminuzione di circa il 7% delle emissioni di anidride carbonica. La pioggia e la neve che hanno caratterizzato questo inverno, però, non sono state influenzate dai livelli di inquinamento. Si inquadrano infatti nelle normali variazioni naturali».

Tendenza invariata
«Purtroppo, la tendenza è sempre quella che gli scienziati ripetono da tempo: il surriscaldamento climatico continua, le temperature procedono nel loro rialzo. Non ci sono miglioramenti significativi da segnalare. Quanto fatto fino a oggi non è sufficiente e anche la riduzione delle emissioni indotta dal lockdown non avrà ripercussioni significative a lungo termine. Bisogna agire, subito, con molta più determinazione per bloccare le emissioni di gas a effetto serra».

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