1941: con «Quarto potere» Orson Welles fa voltare pagina al cinema

Grande schermo

Ottant’anni fa, l’appena venticinquenne regista esordiente unisce nel suo capolavoro innovazione tecnica, estetica e narrativa

 1941: con «Quarto potere» Orson Welles fa voltare pagina al cinema
Orson Welles in una celebre scena del film.

1941: con «Quarto potere» Orson Welles fa voltare pagina al cinema

Orson Welles in una celebre scena del film.

 1941: con «Quarto potere» Orson Welles fa voltare pagina al cinema

1941: con «Quarto potere» Orson Welles fa voltare pagina al cinema

Le sale cinematografiche sono chiuse da mesi e non si sa quando riapriranno. Le piattaforme di streaming sembrano aver sparato tutte le proprie cartucce, almeno per ciò che riguarda i lungometraggi, in attesa degli Oscar che saranno assegnati il 25 aprile. E allora, rituffiamoci nella storia della settima arte a caccia di anniversari che, dal lontano 1941, ci permettano di (ri)scoprire opere ancora godibilissime e sorprendenti. A cominciare da Quarto potere di Orson Welles, di recente tornato alla ribalta grazie a Mank, il film di David Fincher candidato a ben 10 statuette, che ripercorre la genesi di questo progetto unico non dal punto di vista del regista ma da quello dello sceneggiatore Hermann J. Mankiewicz,

Luna di miele con la propria arte

«Anche adesso, guardare Quarto potere è come guardare un artista consumato per la prima volta alle prese con la scoperta inebriante della sua vocazione. Tutte le sue passioni - teatro, magia, radio, circo, pittura, letteratura - all’improvviso si fondono in una sola. (...) Non è il suo film migliore, né per lo stile, né per la profondità della visione, ma è quello circondato dall’aura più romantica. Non solo perché aveva venticinque anni quando l’ha girato, e vi appariva di una bellezza impressionante; o per il contenuto o la forza del racconto, così emozionanti e avventurosi; ma perché è la luna di miele di un artista e della sua arte». Così il regista e scrittore Peter Bogdanovich (autore di un celebre libro-intervista con Welles), ma Quarto potere è passato alla storia anche per l’uso magistrale del flashback e dei finti cinegiornali in questa inchiesta sul mistero di «Rosebud» che danza nel tempo, e per l’effetto full focus inventato dal direttore della fotografia Gregg Toland. Il giovane Welles era reduce dall’incredibile successo del suo radio dramma tratto dalla Guerra dei mondi di H.G. Wells che fece credere a milioni di americani che gli extraterrestri stessero per invadere la Terra. Un successo che gli permise di ottenere da una major hollywoodiana (la RKO) carta bianca su tutto: sceneggiatura, cast, troupe, risorse tecniche e finanziarie, montaggio finale. Un’occasione unica, che Welles seppe sfruttare appieno, facendo però anche compiere un passo avanti decisivo all’arte cinematografica.

1941: con «Quarto potere» Orson Welles fa voltare pagina al cinema

Un ponte che unisce tre sponde

Cresciuto con la magia del cinema muto, grande fan dell’espressionismo tedesco e di Erich von Stroheim, Orson Welles ha nel cuore il teatro e non disdegna affatto le possibilità offerte dal sonoro. Inoltre, il suo lavoro alla radio gli ha insegnato l’importanza delle continue novità proposte dalla tecnica. In Quarto potere saprà così costruire un ponte tra queste tre «sponde», dando vita a un’opera che ne combina al meglio tutte le potenzialità, scongiurando lo scenario perseguito dalle major che vedevano il cinema prima di tutto come una pura spettacolarizzazione dell’opera teatrale o letteraria, senza più la necessità di sviluppare un linguaggio innovativo. Appena due anni dopo i fasti di Via col vento (il film di maggior successo popolare di sempre), Welles crea il cinema moderno, spettacolare e dialogato, ma capace di imporre anche un originale linguaggio estetico e narrativo. L’inarrestabile ascesa e la tragica caduta del magnate della stampa Charles Foster Kane è in perfetta sintonia con i principi di questo discorso rivoluzionario. La vicenda narrata da Welles è quanto di più contemporaneo si possa immaginare nell’America del New Deal. L’ispirazione alla biografia del vero tycoon William Randolph Hearst è palese e dara vita a processi che impediranno un’adeguata distribuzione del film nelle sale. L’unico aspetto della sua opera su cui l’onnipotente Welles non aveva voce in capitolo.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Cultura & Società
  • 1
  • 1