A Lugano riflessioni sull’attualità

FIT 2020

Il Festival internazionale del Teatro torna dal 29 settembre all’11 ottobre con una ventina di spettacoli, ma non solo, che ruotano attorno alle incognite del presente

A Lugano riflessioni sull’attualità
Un momento di «Rame» della coreografa Lorena Dozio, che aprirà il Festival il 29 settembre. © Kerem Gelebek

A Lugano riflessioni sull’attualità

Un momento di «Rame» della coreografa Lorena Dozio, che aprirà il Festival il 29 settembre. © Kerem Gelebek

Diciassette spettacoli in quindici giorni, a cui si aggiungono quattro eventi collaterali e sei incontri con gli artisti. Sono solo alcuni dei numeri che contraddistinguono la 29. edizione del FIT, il Festival internazionale del Teatro che dal 29 settembre all’11 ottobre animerà gli spazi del LAC, il Teatro Foce, le Scuole e la Casa della letteratura di Lugano. «Per la realizzazione del FIT 2020 siamo passati da almeno quattro diverse ipotesi di programmazione», evidenzia la direttrice artistica Paola Tripoli nel presentare l’edizione. «Dal piano A, quello che era già stato messo a punto prima della pandemia, al piano B (sull’onda dell’immediata reazione al lockdown), al C, che si presentava confuso, fino al D che, dopo la tempesta, ha lasciato spazio alla riflessione. Ecco, quindi, la necessità non di un tema unico (come da tradizione) ma di più corpus tematici, perché il periodo appena trascorso necessitava di riflessioni più ampie su quei temi che sono tornati importanti nella vita di ognuno di noi». Quest’anno, dunque, al FIT si parlerà «del corpo (e della relazione che il nostro corpo ha dovuto avere con lo spazio), dello spettatore (coi teatri chiusi), della morte (così presente nelle nostre vite di quei giorni) e dell’immortalità (di noi uomini contemporanei sempre più incapaci di rapportarci con la finitezza), dei cambiamenti del paesaggio (non estranei, pare, al proliferare di virus finora sconosciuti), dell’arte».


I primi appuntamenti

In cartellone anche l’installazione performativa «Book is a Book is a Book» della compagnia Trickster-p. © LAC 2020/Studio Pagi
In cartellone anche l’installazione performativa «Book is a Book is a Book» della compagnia Trickster-p. © LAC 2020/Studio Pagi

In programma diverse prime rappresentazioni, tra cui Rame della coreografa ticinese Lorena Dozio, che martedì alle 20.30 nella Sala Teatro del LAC darà il «la» al Festival. Uno spettacolo, come sottolinea la sua ideatrice e interprete, «nato dall’esperienza di una trasformazione. (...) Con questo progetto voglio condividere un tempo nel quale dei possibili si dispiegano, l’invisibile prende lo spazio, il fantasmagorico accenna un passo e nel quale il corpo prende possesso della sua capacità di azione, concreta e sottile. Oggi ancora di più, mi sta a cuore di interrogare il visibile e l’invisibile, l’apparizione e la disparizione. Siamo presenti se non siamo visibili? Come può il danzatore/la danzatrice fare apparire altro da sé? Come può dialogare con il vuoto? Allo spettatore lo spazio per leggere e interpretare questo dialogo».
L’esperienza è un fattore centrale anche nella nuova installazione performativa della compagnia Trickster-p dal titolo Book is a Book is a Book. Spettacolo che, dopo una sola giornata di rappresentazione a marzo al LAC, era stato sospeso a causa dell’emergenza sanitaria e che il pubblico ticinese potrà finalmente scoprire dal 30 settembre al 4 ottobre nella sala Teatrostudio del centro culturale di Lugano.

«Necropolis», il nuovo lavoro del performer franco-israeliano Arkadi Zaides sarà presentato in anteprima internazionale il 4 ottobre al LAC.
«Necropolis», il nuovo lavoro del performer franco-israeliano Arkadi Zaides sarà presentato in anteprima internazionale il 4 ottobre al LAC.

Non mancheranno poi le proposte internazionali. «La programmazione 2020 è stata un lungo percorso – ribadisce Tripoli – ma si è giunti alla definizione di un cartellone che, pur nelle difficoltà del momento, non ha trascurato l’anima forte del FIT che è l’internazionalità, con artisti originari di Belgio, Francia, Israele, Italia, Svizzera, Corea del Sud, Uruguay e forse Argentina». Tra questi, la compagnia Anagoor che venerdì 2 ottobre alle 20.30 nella Sala Teatro del LAC presenterà il concerto per immagini con musica dal vivo Mephistopheles, ispirato al Faust. In cartellone spiccano anche Necropolis, il nuovo lavoro del performer franco-israeliano Arkadi Zaides, il teatro-documentario Pleasant Island degli artisti belgi Silke Huysmans e Hannes Dereere, la danza festosa Forever della coreografa svizzera Tabea Martin, gli spettacoli Memento Mori del franco-uruguaiano Sergio Blanco, che torna al FIT dopo circa 10 anni e The history of korean western theatre del giovane artista coreano Jaha Koo, già acclamato l’anno scorso al Festival. Tra gli invitati anche la performer argentina Marina Otero con 200 golpes de jamón serrano, che dovrebbe andare in scena il 10 ottobre. Se non fosse possibile si vedrà invece Be Arielle F della compagnia svizzera Simon Senn. «La selezione artistica – sottolinea Tripoli – è stata letteralmente una lunga gincana: un tracciato tortuoso, reso impegnativo da ostacoli, che nel più breve tempo (quello rimasto a partire dal rientro in ufficio a giugno) e con il minor “numero di penalità” (annullamenti dell’ultimo minuto) possibili doveva giungere a buon fine». Così come altri eventi, il FIT ha dovuto confrontarsi con difficoltà relative ai Paesi di provenienza degli artisti, agli spostamenti, al rispetto delle direttive federali sulla pandemia, ai Paesi per cui si richiede la quarantena e non solo. «Insomma, un gran lavoro che doveva tener conto, e non certo in seconda battuta, di una coerente scelta artistica. Ma ci siamo arrivati!».

Gli eventi collaterali e online

L’installazione «Binaural - Views of Switzerland» di Alan Alpenfelt.
L’installazione «Binaural - Views of Switzerland» di Alan Alpenfelt.

In cartellone anche il progetto inedito Dance the distance del collettivo ticinese AIEP che viene presentato online il 4 ottobre alle 17.00 (iscrizioni QUI) e diversi eventi collaterali, tra cui l’installazione Binaural - Views of Switzerland di Alan Alpenfelt, visitabile nell’hall del LAC dal 5 all’11 ottobre. «“Tanta roba”, direbbero i nostri adolescenti...», commenta la direttrice artistica a proposito degli eventi collaterali. «Abbiamo cominciato da un po’ di anni a imparare il loro linguaggio – aggiunge – perché proprio con loro ogni anno è attiva la Radio Giovani on the road, esperienza in cui loro e solo loro sono protagonisti ogni giorno di una trasmissione in diretta sul FIT». Ci sono poi «il progetto sulla visione dedicato al pubblico, i tre laboratori di alta formazione per artisti del territorio ed esteri con i maestri della scena internazionale, i Quaderni del FIT, progetto editoriale di approfondimento che ogni anno porta alla stampa di un libro, che indaga tematiche diverse a partire dagli spettacoli del Festival (e che si può scaricare gratuitamente dal nostro sito) e le cene tematiche al nostro ristorante (aperte al pubblico) dove ci si può incontrare (nel pieno rispetto delle regole) con artisti, con il team del FIT, tra spettatori, per parlare insieme di teatro davanti a un buona cena sudcoreana o uruguaiana». QUI il programma dettagliato e sempre aggiornato.

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