Addio a Bill Withers, maestro del soul

Musica

Una delle voci più intense del panorama contemporaneo, autore e interprete di Lovely Day, Ain’t No Sunshine e Just The Two of Us si è spento a Los Angeles ad 81 anni per problemi cardiaci

 Addio a Bill Withers, maestro del soul

Addio a Bill Withers, maestro del soul

In un mondo quale quello della musica pop in cui spesso conta più l’apparire che l’essere, dove la sostanza passa sovente in secondo piano rispetto all’esteriorità, Bill Withers è sempre stato una mosca bianca. Perché, pur avendo tutti i numeri per essere una assoluta superstar (una timbrica calda e profonda, una vena compositiva poetica e delicata ed eccellenti doti da performer), ha sempre preferito tenersi lontano dalle troppo scintillanti luci della ribalta conducendo una vita professionale e privata molto riservata. Vita che ieri a Los Angeles ha concluso in maniera altrettanto discreta all’età di 81 anni a seguito di complicazioni cardiache attorniato dai suoi cari che, in un comunicato, lo hanno ricordato come «un uomo solitario, intimamente legato alla propria famiglia e che con la sua poesia e la sua musica ha parlato onestamente alle persone, unendole». Prima ancora che un fenomenale cantante e un autore che ha firmato alcune delle pietre miliari della musica soul, Bill Withers è stato infatti un poeta, capace di toccare le corde dell’emozione usando un linguaggio semplice ma immediato nel quale tutti sono in grado di ritrovarsi. Dalla struggente tristezza di Ain’t no Sunshine alla felicità pura di Lovely Day al delicato romanticismo di Just The Two Of Us, nelle sue canzoni c’è infatti tutta la gamma dei sentimenti umani raccontati a cuore aperto e con una profondità che va oltre i canoni di quel «soul» al quale stilisticamente è sempre stato legato.

Un’infanzia non facile

Sin da quando, sesto e ultimo figlio di una povera famiglia di Slab Fork (minuscolo villaggio del West Virginia) costretto a 18 anni ad arruolarsi nei Marines per portare un po’ di soldi in casa dopo la prematura scomparsa del padre, iniziò a cantare, anche per vincere una balbuzie che lo condizionava nei rapporti con gli altri rendendolo schivo e riservato. Una passione che dopo nove anni sotto le armi lo spinse a lasciare i Leatherneck e a trasferirsi in California in cerca di fortuna. Era il 1965 e per lui, anche a causa della sua riservatezza, non fu facile.

Un esplosivo debutto

Dovette infatti aspettare il 1971 per pubblicare il suo primo disco, Just as I Am, alla cui realizzazione collaborò il celebre chitarrista Stephen Stills. Ma fu un debutto fortunato grazie soprattutto al singolo Ain’t No Sunshine, che vendette oltre un milione di copie e si aggiudicò il Grammy Award come miglior brano R&B. Un successo che poi Withers bissò l’anno successivo con un nuovo LP, Still Bill, contenente due altri capisaldi del suo repertorio, Lean on Me e Use Me che ne fecero uno dei nomi di punta della scena black proiettandolo sui più importanti palcoscenici: nel 1972 tenne un concerto alla Carnegie Hall da cu fu tratto uno straordinario album «live» e nel 1974 fu, assieme a James Brown, Etta James e B.B. King protagonista di una storica esibizione in Zaire a margine dell’altrettanto leggendario «Rumble in the Jungle», l’incontro di pugilato tra George Foreman e Mohammed Ali.

Quella lunghissima nota

Il grande successo, sebbene mai accompagnato da plateali esteriorità, continuò poi anche nel quinquennio successivo in cui Withers lasciò la sua prima casa discografica, la Sussex Records, per accasarsi alla più prestigiosa e ricca Columbia con cui pubblicò una manciata di album tra cui, nel 1977, Menagerie, contenente la canzone più celebre del suo repertorio, Lovely Day, caratterizzata da una incredibile performance vocale: una nota tenuta per ben 18 secondi.

Le collaborazioni e il ritiro

Agli inizi degli anni Ottanta a causa di contrasti con la sua casa discografica, Withers ha poi concentrato le proprie energie su nuove collaborazioni, fra cui quella con il sassofonista Grover Washington, Jr., nel brano Just the Two of Us, che nel 1982 vinse un Grammy Award; con i Crusaders in Soul Shadows e con il percussionista Ralph MacDonald, in In the Name of Love che ottenne una nomination ai Grammy. Nel 1985, infine, il ritiro dall’attività discografica dopo la pubblicazione dell’album Watching You, Watching Me. Un ritiro che non gli ha impedito, tuttavia, nel 1987 di vincere un terzo Grammy Award come autore di Lean on Me, ripubblicata in una cover dei Club Nouveau e l’anno seguente di ritornare ai vertici delle classifiche anglosassoni grazie ad un remix di Lovely Day che lo ha consacrato definitivamente tra le leggende della musica contemporanea.

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