Addio a Madeleine Fischer, la «ragazza triste» di Antonioni

Lutto

L’attrice nata nel 1935 in Turgovia si è spenta dopo una lunga malattia - Recitò ne «Lo scapolo» a fianco di Alberto Sordi

 Addio a Madeleine Fischer, la «ragazza triste» di Antonioni
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Addio a Madeleine Fischer, la «ragazza triste» di Antonioni

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Appartiene a una generazione passata la memoria cinematografica della bellissima Madeleine Fischer, scomparsa ieri nella sua dorata Gubbio dopo anni spesi a combattere un male che le aveva perfino fatto desiderare l’eutanasia in Svizzera, sua terra natale.

Eppure il ricordo di questa donna forte, dai tratti minuti e la volontà di ferro attraversa molti momenti dell’Italia di ieri e di oggi. Nata a Romanshorn, in Turgovia, il 12 novembre del 1935 da un industriale elvetico e da una mamma italiana, professoressa di tedesco, Madeleine si forma alla scuola del padre da cui erediterà il gusto dell’impresa e l’oculatezza amministrativa, ma sceglie le passioni artistiche della madre, specie dopo il divorzio dei due quando ha poco più di vent’anni.

Trasferitasi a Roma, transita brevemente per le passerelle dell’alta moda grazie alla sua avvenenza e all’educazione cosmopolita ma i suoi amici amano l’arte, fanno il cinema, cercano i libri e i quadri della nuova Italia che si riapre al mondo.

È Gabriele Ferzetti a presentarla a Michelangelo Antonioni dopo che Madeleine ha fatto comunque il suo esordio in un film a episodi di Alfredo Guarini nel 1953. Il regista di «Cronaca di un amore» scommette immediatamente su di lei facendone una delle protagoniste di «Le amiche» (1955). È la dolcissima e timida Rosetta Savoni che finirà suicida per amore di un pittore.

Potrebbe essere l’inizio di una carriera folgorante, specie dopo la conferma con Antonio Pietrangeli e il suo «Lo scapolo» a fianco di Alberto Sordi. Invece seguirà solo una manciata di film con Bragaglia, Heutsch, Vasile, Paolinelli.

Nel 1958 si sposa e lascia il set definitivamente. Sarà poi fotografa di scena, disegnatrice e imprenditrice di moda sull’onda della ventata giovanile degli anni ‘60 (suoi alcuni negozi frequentatissimi nella Roma del boom), ispiratrice di campagne pubblicitarie.

Viaggerà tra Milano e New York, dividerà col nuovo compagno, un aristocratico torinese, la passione per la vela (ha circumnavigato il globo, piccolo record personale). Negli anni ‘70 si ritira in Umbria e restaura un grande complesso monastico per arti e mestieri scomparsi, aperto ai ragazzi.

Il suo ricordo rimane legato a una bellezza estremamente moderna, che già agli esordi aveva una lucidità fuori dal comune per la sua generazione. «Antonioni cercava una ragazza molto triste - raccontava - e la mia aria svagata e lontana gli sembrò adatta. In quell’epoca se un regista ti dava una parte tu dovevi dargli qualcosa in cambio. Michelangelo invece si dimostrò un gran signore. Per questo lo ricordo anche dopo tanti anni con vero affetto».

A dare la notizia della sua morte l’amico Mattia Baldelli Passeri con il quale aveva scritto nel 2011 un testo dedicato all’eutanasia dal titolo ‘Diario di una sonnambula’, rimasto inedito.

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