Babel guarda alle Americhe attraverso l’Atlantico

Bellinzona

Da giovedì 17 a domenica 20 settembre al Teatro Sociale si rinnova l’appuntamento con il Festival di letteratura e traduzione

Babel guarda alle Americhe attraverso l’Atlantico
© Babel/Nelly Rodriguez

Babel guarda alle Americhe attraverso l’Atlantico

© Babel/Nelly Rodriguez

In un periodo in cui tutto è incerto, il Festival di letteratura e traduzione Babel ha deciso di non rinunciare alla sua 15. edizione, che si terrà dal 17 al 20 settembre al Teatro Sociale di Bellinzona, con un programma ripensato giorno per giorno, ma anche per questo ancora più suggestivo. «Babel 2020 – ci racconta il suo direttore artistico Vanni Bianconi – inizialmente si intitolava “Americana” e avrebbe dovuto ospitare scrittrici da tutte le Americhe, ma poi, con la pandemia, il mondo si è fermato e allontanato. Le Americhe e l’Europa, improvvisamente separate e irraggiungibili come non lo erano da secoli, hanno cominciato a specchiarsi a vicenda in quell’amalgama di sogni e crudeltà, di sradicamenti e nuovi innesti che è la loro storia condivisa, rivelando così come questa si sia estesa, complicata, recisa e ripresa. E tra le Americhe e l’Europa, l’oceano è diventato simbolo di quanto ci unisce e ci separa, dando vita al nuovo programma della 15. edizione di Babel che, intitolato “Atlantica”, ospiterà scrittori che guardano alle Americhe, traduttori che traducono scrittori dalle lingue europee delle Americhe, e scrittori americani che vivono in Europa, come specchi posti gli uni di fronte agli altri, l’unica immagine alla nostra portata, in questi giorni di confino, capace di imitare gli abissi dell’oceano e di quello che stiamo vivendo».

Vogliamo guardare il rapporto tra Vecchio e Nuovo continente con altri occhi

La pandemia ha messo a dura prova il mondo culturale mettendolo di fronte alla necessità di escogitare in tempi rapidi nuove soluzioni e forme di incontro a distanza e Babel, come molti altri festival estivi, ha dovuto affrontare non pochi ostacoli. «Nonostante le difficoltà – continua Bianconi – abbiamo deciso subito di fare il festival dal vivo facendo tesoro di quanto scoperto con il primo programma americano, articolando in modi nuovi il lavoro fatto in precedenza. Abbiamo deciso di guardarlo con altri occhi, da prospettive diverse: nell’impossibilità di accogliere scrittori dalle Americhe, abbiamo invitato scrittori americani che vivono in Europa, scrittori europei che si sentono americani e altre forme di traduzione, cercando quindi di esplorare tutti i modi in cui questi continenti si influenzano. Abbiamo anche pensato ad alternative digitali per mantenere il programma iniziale ma ci sembrava che poche cose riuscissero a ridare quella che è la presenza fisica. Organizzare un intero festival con ospiti collegati dall’America ci sembrava perdesse una dimensione fondamentale per noi: l’incontro. Abbiamo invece adottato, quando necessario, delle soluzioni ibride».

© Babel/Nelly Rodriguez
© Babel/Nelly Rodriguez

Babel, giunto quest’anno alla 15. edizione, è infatti una manifestazione che ragiona intorno a un concetto diverso da quello proposto da altri eventi e che mette in luce la figura del traduttore, quella persona capace di accompagnarci in un contesto sconosciuto e spiegare la lingua e la cultura degli altri a chi non la conosce. «Tradurre – continua Vanni Bianconi – non significa soltanto riportare un testo ma anche riportare un’altra cultura nella nostra. Quando abbiamo creato Babel lo abbiamo fatto in termini militanti, perché il ruolo del traduttore era ancora sconosciuto: abbiamo preso la traduzione come metafora di attraversamento, di incontro, di ospitalità linguistica, di apertura e di messa in questione delle proprie categorie e addirittura della propria lingua, per ospitare lingue e culture diverse.

La traduzione è un modo di incontrare, di aprirci a culture diverse

Con la pandemia il mondo si è ulteriormente allontanato, in questo contesto la traduzione è diventata ancora più importante permettendoci di ascoltare anche voci lontane. Penso che molte persone durante i lockdown passati e futuri possano ringraziare i traduttori per avere avuto a portata di mano tutti questi mondi. La lingua è vasta e profonda e copre e scopre profondità naturali e umane, attraverso la lingua possiamo cogliere i relitti della storia e cogliere i mutamenti delle correnti».
Questa 15. edizione sarà, per esempio, un’occasione per guardare da qui alle lotte razziali in atto negli Stati Uniti e alle loro radici europee: tra gli ospiti spicca una delle voci più lucide e impetuose sull’argomento, il giornalista e sociologo britannico Gary Younge, editor ed editorialista del Guardian, per anni corrispondente dall’America. Nel suo ultimo libro Another Day in the Death of America (Un altro giorno di morte in America) racconta e ricostruisce le storie di bambini e adolescenti che ogni giorno perdono la vita negli Stati Uniti per un colpo di arma da fuoco. Domenica 20 settembre, alle 16.30, al Teatro Sociale, Gary Younge sarà parte di Breathe, una tavola rotonda sul razzismo strutturale nelle Americhe e in Europa. Con lui il narratore franco-ivoriano Gauz; Silvia Pareschi, traduttrice di Colson Whitehead, vincitore di due premi Pulitzer e l’esperta su questioni di asilo e inclusione sociale Anne Bathily. Babel 2020 sarà inoltre un’occasione per scoprire come la letteratura italiana contemporanea sia innervata di influssi nordamericani, o come lo «spoken word» abbia ispirato profondamente i performer svizzeri; per visitare, poi, l’America latina attraverso le testimonianze di autori argentini e messicani e per immergersi negli abissi inseguendo sirene di varia forma, e chiudere il Festival con due letture misteriche della madre della poesia messicana, Auxilio Lacouture, e del figlio della poesia latino americana, Roberto Bolaño.

Un momento dell’apertura ufficiale dell’edizione 2019 del Festival nella suggestiva cornice dell’Antico Convento di Monte Carasso. © Babel/Alfio Tommasini
Un momento dell’apertura ufficiale dell’edizione 2019 del Festival nella suggestiva cornice dell’Antico Convento di Monte Carasso. © Babel/Alfio Tommasini

Storie controvento, ospiti illustri e anche musica
Babel prenderà il via giovedì 17 settembre a Palazzo civico a Bellinzona, alle 18.00, con l’incontro «Storie controvento», in cui la fumettista francese Émilie Plateau, affiancata dalla giornalista Juliane Roncoroni, racconterà la storia dell’attivista statunitense Claudette Colvin. Seguirà alle 20.30, al Cinema Forum, la proiezione del film Criss Cross (Doppio gioco), di Robert Siodmak. L’apertura ufficiale del Festival si terrà invece venerdì 18 settembre alle 18.30, all’Antico Convento delle Agostiniane di Monte Carasso; seguirà, alle 21.00, un open air che celebra l’unione di generi musicali americani e «spoken word» svizzeri con, tra gli altri, Reverend Beat-Man, Michael Fehr e Jurczok 1001. Il Teatro Sociale di Bellinzona accoglierà invece sabato 18 e domenica 19 settembre, dalle 10.00, gli incontri letterari. Tra gli ospiti: Giorgio Vasta, Tommaso Pincio, Laura Pugno, Anna Nadotti e Ilide Carmignani dall’Italia; Peter Stamm dalla Svizzera; dal Regno Unito Gary Younge, Robin Robertson e Monique Roffey; dalla Francia Gauz; dall’America latina, passando per l’Europa, l’argentina Samanta Schweblin e i messicani Juan Pablo Villalobos e Brenda Navarro. Gli incontri, pubblici e gratuiti, saranno trasmessi anche in diretta sui canali online di Babel (programma completo qui). Per tutti gli appuntamenti è richiesta la prenotazione contattando l’Ufficio Turistico di Bellinzona allo 091/825.48.18 oppure scrivendo a prenotazioni@babelfestival.com. In teatro è obbligatorio l’uso della mascherina. Chi non l’avesse con sé, potrà prenderne una fornita da Babel all’infoPoint all’esterno del Teatro Sociale.

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