Bellezza e lievità contro la Grande Guerra

Milano

Fino al 23 novembre alla Scala l’opera «Die ägyptische Helena» di Richard Strauss

 Bellezza e lievità contro la Grande Guerra
Un momento dello spettacolo. (© Brescia/Amisano)

Bellezza e lievità contro la Grande Guerra

Un momento dello spettacolo. (© Brescia/Amisano)

 Bellezza e lievità contro la Grande Guerra

Bellezza e lievità contro la Grande Guerra

E adesso arriva l’EIAR, il mitico ente audizioni radiofoniche, quando le divine della comunicazione anni Trenta rapivano per le voci suadenti diffuse da microfoni a carbone e le radio funzionavano tramite grandi generatori. La scena fissa di Die ägyptische Helena, l’opera straussiana (Dresda, 1928) programmata al Piermarini fino al 23 novembre, è infatti un apparecchio anni Trenta con intarsi che sanno di Klimt. Nella sua parte superiore il vuoto che permette la comunicazione ha la forma di una conchiglia, la stessa che in effetti è descritta dal libretto: la conchiglia magica che parla, vede e prevede. Le ante dello strumento che occupa tutto lo spazio si aprono e chiudono permettendo il fluire del racconto. Il mare, la tempesta, i due naufraghi, il desiderio di omicidio del lui il cui imperativo è quello di uccidere la moglie fedifraga con lo stesso ferro ricurvo che infilzò Paride a Troia. Lui è smarrito, lei bellissima e altera. Nel secondo atto di Elena Egizia la radio girata mostra l’anima fatta di generatori.

Per la prima volta alla Scala, l’opera ha un passato difficile. Qui la si ricorda una sola volta a Cagliari 2001, ma altrove non è più fortunata. È terminato lo strazio della grande guerra e Strauss e il suo librettista Hugo von Hofmannsthal, vogliono contrapporre a tanto orrore bellezza e lievità. Il compositore vorrebbe una specie di Singspiel che tuttavia poi diventa altro. I due artefici si raffrontano e spesso divergono. Nella mitologia nulla è scritto, nemmeno l’Iliade, e la bellezza è un concetto interiore. Così per le vicende della donna più bella del mondo, appunto Elena di Troia, Hofmannsthal che del mito è accanito cultore si ispira a Euripide. Elena è solo un fantasma, in realtà non è mai stata a Troia, ha dormito in Egitto per dieci anni senza scalfire la sua bellezza. Infatti Menelao sta riportando la sposa a casa per ucciderla ritualmente, quando il vascello colpito dalla furia delle onde finisce sull’isola egizia della maga Etra che, conquistata dal mito dell’eroina, la salva.

Di filtro in filtro si approderà poi a quello del ricordo che, bevuto dallo smarrito Menelao, provoca la psicoanalitica abreazione, cioè quella emozione di valore catartico che gli riporta la conoscenza di sé e della situazione rimossa per impossibilità di essere accettata. Elena riconosce il suo errore e i due si riappacificano nel nome della famiglia e dell’amore.

Il filo rosso Elena-Menelao è arricchito da mille digressioni fantastiche. La maga, gli elfi, i prodigi, i filtri, lo spasimante esotico e le sue danze, gli eunuchi vogliosi, la conchiglia veggente. Il mix narrativo è confuso ma riscattato dalla sapienza filosofico-psicoanalitica di ogni parola di Hofmannsthal e dalla musica straussiana. Una partitura che attinge volutamente alle precedenti d’autore e non ignora Wagner, ma nel contempo delinea personalità e situazioni interiori. Il Leitmotiv è utilizzato per mostrare sentimenti e non oggetti o situazioni.

Sin dalla prima battute si sente il rombo della guerra (mentre medaglioni mostrano immagini della grande guerra), arpeggi e clarinetto introducono Elena, instabilità armoniche Menelao che recita sé stesso per ritrovarsi disegnando un vero psicogramma. Sonorità evanescenti commentano lo smarrimento mentale dell’eroe. Il corno è la sensualità dell’eroina. La tessitura del soprano è fissa nell’acuto e nel sovracuto, stabile come la sicura alterigia di lei novella Brunilde. Per il marito incertezze sonore e accordi dissonanti.

La regia di Sven-Eric Bechtolf e del suo staff nulla trascura ad iniziare dalla trovata della radio. Fiaba e mito regalano a Etra superbe mise anni Venti e manti disneyani, agli elfi veli, agli schiavi indumenti pennuti, a Menelao stracci discinti, a Elena un verde luccicante di gemme. Alla scena una scalinata modello Olympia. Franz Welser-Möst profondo conoscitore straussiano, domina con sapere e sensibilità l’inquieto, mutevole e ricco magma sonoro. Ottimo tutto il cast con lodi alla teatrale vocalità di Eva Mei-Aitra, all’autorevolezza di Altair principe dei deserti Thomas Hampson. A Ricarda Merbeth e Andreas Schager, soprano drammatico lei e tenore eroico lui rispettivamente Elena e Menelao superbi nei ruoli impervi. Ancora una volta il titolo non suscita particolare attrattiva e il teatro non è esaurito. Ma chi c’è accoglie la nuova avventura con sincero entusiasmo. Applausi e acclamazioni per i singoli. Stravince il direttore.

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