La galleria ticinese
da 40 anni ad Art Basel

Il caso

Primato di Buchmann Galerie, l’unica della Svizzera italiana presente all’edizione 2021 della fiera principale dedicata al mercato dell’arte: «Dal 1981 che siamo ospiti di questa manifestazione»

La&nbsp;galleria ticinese <br />da&nbsp;40&nbsp;anni ad&nbsp;Art&nbsp;Basel
A Basilea la sfida è anche logistica. L’allestimento ha richiesto quattro trasporti: dal Regno Unito, dal Ticino, dal Portogallo e dalla Germania

La galleria ticinese
da 40 anni ad Art Basel

A Basilea la sfida è anche logistica. L’allestimento ha richiesto quattro trasporti: dal Regno Unito, dal Ticino, dal Portogallo e dalla Germania

Elena Buchmann, proprietaria dell’omonima galleria d’arte, guarda con aria sorpresa lo schermo del suo telefono, fermo su una foto scattata qualche giorno fa. «Vede? Era così». L’immagine è quella dello spazio espositivo A8, a pochi metri dall’ingresso principale, ancora ingombro di scatoloni e casse di legno ricoperte da una scritta ricorrente a caratteri sagomati: «Fragile». Una montagna. Rispetto a com’è configurato ora, questo angolo di Art Basel pare irriconoscibile. «Ci vogliono tre giorni per allestire tutto... e io sto qui tutto il tempo a seguire i lavori. Anzi, porto pure le vettovaglie ai ragazzi, per le loro pause!», esclama. La Buchmann Galerie è l’unica presenza della Svizzera italiana all’edizione 2021 della grande manifestazione d’arte a Basilea. Perlomeno nella sezione principale dedicata, appunto, alle gallerie. Fondata nel 1975 a San Gallo, nel 1998 si trasferisce da Basilea (dov’era dal 1983) ad Agra e dal 2020 le sue attività espositive sono concentrate nella nuova sede, in via della Posta, a poca distanza da quella del Museo d’arte della Svizzera italiana. Ma c’è di più: sempre in questa edizione, segna un altro primato. La presenza costante alla rassegna della città sul Reno dal 1981. «Fanno quarant’anni, praticamente ininterrotti», dice Elena Buchmann (guarda il video allegato a quest’articolo).

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Guarda il video — Quarant’anni consecutivi ad Art Basel, il primato della galleria Buchmann

«È bello ma piuttosto inusuale. Perché dobbiamo portare tutti le mascherine... vedo che questo impaccia i visitatori. Sembra quasi intimoriti e si sente una certa ritrosia a entrare nel nostro spazio e parlare con noi. Alla fine, però, vince la curiosità e riescono così a ‘rompere il ghiaccio’. Subito si percepisce la gioia di trovarsi qui, ‘in fiera’». Elena fa notare anche il periodo diverso dal solito in cui si svolge questa edizione di Art Basel, che di solito occupa in agenda almeno un paio di settimane in giugno, per gli addetti ai lavori: «Quest’anno, dopo la sospensione per la pandemia nel 2020, siamo qui in autunno. Una stagione forse un po’ più malinconica rispetto all’estate, con le foglie che iniziano a cadere... ma essere qui in questo momento, a Basilea, è davvero meraviglioso».

Ma qual è la «ricetta» per riuscire a portare una galleria per quarant’anni consecutivi alla fiera dell’arte più importante al mondo? Elena sorride e i suoi occhi si accendono: «È tutto merito di svariati anni di costante lavoro. La costanza nel lavoro ci ha permesso di tenere alto il livello di qualità, una cosa per nulla facile», dice.

Ecco come si presenta lo stand prima dell’allestimento
Ecco come si presenta lo stand prima dell’allestimento

Anche l’impresa logistica dietro l’allestimento portato quest’anno non è da poco. Anche perché, spiega Buchmann, «quel che vogliamo portare qui dobbiamo deciderlo con un anno di anticipo. Dobbiamo realizzare dei modelli in 3D al computer e sottoporli agli organizzatori. I nomi degli artisti, una volta confermati, devono restare quelli. Abbiamo anche preso qualche rischio, perché l’opera di Tony Cragg che abbiamo qui, ad esempio, all’epoca non era ancora finita. È appena arrivata, insomma. Per le sei opere che abbiamo portato qui, una frazione rispetto a tutto quanto abbiamo in catalogo, abbiamo dovuto completare quattro trasporti: uno dall’Inghilterra, uno dal Ticino, uno da Berlino e uno dal Portogallo». Con l’incognita della Brexit. «Sì, perché in questo periodo è difficile ricevere opere dall’Inghilterra. Quella che abbiamo qui arriva direttamente dallo studio di Fiona Rae».

Ma quanto possono costare queste opere? Può l’arte diventare una ’fonte di ispirazione’ anche per gli investimenti finanziari? Elena non la vede proprio così: «No, non vorrei ispirare le persone in questo modo! Il mondo del mercato è solo una piccola parte della fiera... per me varrà un cinquanta per cento. Ma l’altra parte, ben più importante, è costituita dai contatti sociali. Per esempio, abbiamo appena definito il futuro libro per un artista... Oppure un attimo fa è stato qui un altro direttore di un museo svizzero che allestirà una mostra e vorrebbe alcune nostre opere. Allora abbiamo guardato insieme le foto di queste opere... Insomma, è anche una parte non piccola dell’essere qui in fiera», conclude Buchmann.

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