«Camilleri? Catarella, digli che non ci sono...»

televisione

Anche in replica il commissario Montalbano continua a far registrare record di ascolti – È intanto giunta qualche anticipazione del finale delle sue avventure che l’autore ha voluto fosse pubblicato postumo – Arriverà in libreria a un anno esatto dalla sua morte, il 16 luglio

«Camilleri? Catarella, digli che non ci sono...»
© Wikipedia

«Camilleri? Catarella, digli che non ci sono...»

© Wikipedia

Definire straordinario il successo delle avventure del commissario Montalbano non è un’esagerazione: ogni messa in onda di un episodio della sua ventennale storia coincide infatti con un primato d’ascolto televisivo. Poco importa che si tratti della replica della replica di una replica: il pubblico è talmente affezionato al personaggio creato da Andrea Camilleri e che per tutti ha il volto di Luca Zingaretti (e questo malgrado il suo creatore, in origine, l’avesse pensato con una fisionomia completamente diversa) che ogni volta che compare sul piccolo schermo ne resta quasi ipnotizzato. È accaduto anche quest’anno con, a marzo, i primi due episodi realizzati dopo la doppia scomparsa di Camilleri e dello storico regista della serie Alberto Sironi (Salvo amato, Livia mia e La rete di protezione) e sta accadendo anche in queste settimane durante le quali Raiuno riprogramma episodi vecchi (l’ultimo, ieri sera, è stato Un covo di vipere, del 2017).

Montalbano tuttavia non «tira» solamente in tv ma anche in edizione cartacea apprestandosi a diventare l’indiscusso bestseller dell’estate 2020. Il prossimo 16 luglio, ad un anno esatto dalla scomparsa di Andrea Camilleri, arriverà infatti in libreria «Riccardino», l’attesissimo romanzo finale della saga (che conta una trentina di titoli) che, per volontà del suo creatore, esce postumo. Il perché lo scrittore l’aveva spiegato lui stesso una quindicina di anni fa. «Il povero Manolo Vázquez Montalbán voleva liberarsi del suo Pepe Carvalho e invece andò a finire che è morto prima del suo personaggio. Al che mi sono detto: col cavolo che faccio morire il mio personaggio!», aggiungendo di avere già ideato l’uscita di scena del suo personaggio: una fine inconsueta e soprattutto postuma rispetto a lui, diversamente da ciò che era accaduto al suo amico giallista iberico, che aveva già scritto e consegnata alla sua editrice, Elvira Sellerio, affinché la mantenesse inedita fino alla sua scomparsa. E che intitolò, provvisoriamente, «Riccardino», titolo rimasto a guardia di quelle pagine sconosciute che verranno rese note al pubblico, appunto, a metà luglio e delle quali, però, negli scorsi giorni sono state regalate delle anticipazioni.

Un gioco pirandelliano

Tra queste quella di un affascinante gioco pirandelliano in cui si confondono realtà e finzione e che ha quali protagonisti il commissario Salvo Montalbano e il suo alter ego letterario e televisivo. In «Riccardino», infatti, quando arriva sul luogo dell’ennesimo omicidio, il commissario trova tutti affacciati che «pariva la festa di San Calò», scrive Camilleri aggiungendo che in quel «dialogo aereo tra i balconi» qualcuno lo indica, lo riconosce. «C’è il commissario Montalbano». «Ma quello della tv?», chiede qualcuno. «No, quello vero», risponde qualcun altro. E a Montalbano iniziano a «firriare i cabasisi»: tutto era cominciato quando aveva raccontato una delle sue indagini «a uno scrittore locale», «tale Camilleri», una «gran camurria d’uomo» che ne aveva fatto un romanzo, «ma siccome in Italia leggono quattro gatti», quel primo libro non aveva fatto rumore. Aveva poi tratto dai suoi racconti altre storie gialle, in una «lingua bastarda», che avevano avuto un successo enorme, anche all’estero, ed erano state trasposte in tv. «Ora tutti lo acconoscevano e lo scambiavano per quell’altro», il suo doppio pirandelliano, l’attore «che non gli assomigliava ed era di 15 anni più giovane». Nel prosieguo del romanzo l’ironia - uno dei marchi di fabbrica della produzione di Camilleri - spunta di nuovo di lì a poco, quando Montalbano torna in commissariato e il fido Catarella gli dice che ha chiamato «il professore Cavilleri». «Camilleri», lo corregge il commissario, aggiungendo un seccatissimo: «Digli che non ci sono...».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Cultura & Società
  • 1
  • 1