Italia

Camilleri: «Sono felice e non ho paura di morire»

In un’intervista di pochi giorni fa, lo scrittore siciliano raccontava aneddoti allegri e comici legati al giorno del suo matrimonio, il più bello della sua vita

Camilleri: «Sono felice e non ho paura di morire»

Camilleri: «Sono felice e non ho paura di morire»

ROMA - «Non ho paura di niente». «Neanche della morte?» «No». «Che rapporto ha con la morte, maestro Camilleri?» «Buono, ci rispettiamo. Accogliere la morte come un atto dovuto è saggezza».

In un’intervista a Radio Capital di appena pochi giorni fa, il 12 giugno, il più celebre tra gli scrittori siciliani contemporanei, attualmente ricoverato in condizioni gravi, aveva parlato così della morte, come a preannunciare un malore che si spera non gli sarà fatale.

Ma il dialogo tra lo speaker radiofonico e il letterato non si è certo limitato a quel contrappasso cui, prima o poi, siamo tutti destinati.

Con il tono pacato e rauco che lo contraddistingue, Camilleri ha raccontato in quest’occasione anche aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita, nella quale, dice di non avere rimpianti. «Ho avuto una vita fortunata. Di qualcuno che ha fatto sempre quello che voleva, si è guadagnato il pane facendo quello che gli piaceva e ora è felice con i suoi pronipoti».

I ricordi comici e teneri del matrimonio

Il ricordo più bello della vita del papà del commissario Montalbano è stato facile da identificare: il giorno in cui si è sposato. L’emozione era tanta, ma non sono mancati gli aneddoti divertenti, a partire dalla «nottata infame» in cui «la metà di me diceva: alzati, vestiti, prendi il treno e scompari». Una tentazione accantonata ricordando a sé stesso che sposarsi era proprio quello che voleva.

Una giornata memorabile non solo perché, contrariamente ai consigli di quella che sarebbe diventata sua moglie, si era fatto confezionare dal solito sarto una «giacchetta» troppo stretta, così come quest’ultimo usava sempre fare. «Mi sentii morire! Aveva superato sé stesso: avevo delle spalle infantili!». Fattaccio che la futura consorte non ha mancato di fargli notare appena prima delle promesse, facendo così montare la rabbia dell’autore siciliano. «Mi tolsi la giacca e glie la sbattei in faccia dicendo: sposatene uno con le spalle larghe! Lei avanzò di un passo e mi diede uno schiaffo. Dopo di che, mio padre a momenti cadeva svenuto per terra. In quel momento ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere, in una risata che ci accompagnò per tutta la giornata». Il tono quieto di Camilleri nel raccontare questi ricordi rende difficile immaginarsi il tafferuglio, ma l’enfasi con cui sottolinea il momento delle risa ci fa immedesimare nel racconto.

«La risata ci accompagnò rendendolo il giorno più allegro della mia vita». Con incidenti incredibili. Come quando, aggiunge infine, la moglie, per sbaglio, mise la fede all’anulare del prete invece di quello dello sposo.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Cultura & Società
  • 1