Cinema, un affare di famiglia

Grande schermo

Riflettori puntati sulla settima arte, tra passato e futuro, con Stefano Morandini, esponente della quinta generazione di una delle casate più... cinematografiche del Paese

Cinema, un affare di famiglia
Proiezione di un film all’aperto a Riva San Vitale. © Lafabbricadeisogni

Cinema, un affare di famiglia

Proiezione di un film all’aperto a Riva San Vitale. © Lafabbricadeisogni

Con il suo lavoro di ricerca La Fabbrica dei Sogni – 110 anni di cinema a Mendrisio, Stefano Morandini è tra i finalisti del 54. Concorso nazionale di Scienza e gioventù, candidandosi per il Premio del pubblico che verrà assegnato a novembre. E non poteva essere altrimenti: classe 2000, di lui si potrebbe dire che è cresciuto a pane e cinema. La passione per la settima arte nella sua famiglia viene infatti tramandata da ormai cinque generazioni, ovvero da quando alla fine dell’Ottocento il suo avo Giulio Morandini, abile finanziere, riuscì a procurarsi un proiettore Pathé tramite i fratelli Lumière. Proiettore che inizialmente utilizzò nel suo circo per poi installarlo nel primo cinema della città di Lucerna – il Kinematograph Pathé – inaugurato nel 1908. Risale a quell’anno anche l’apertura della sala-teatro di Mendrisio, inizialmente diretta da Francesco Allegri e rilevata dalla famiglia Morandini alla fine del 1926.

Il Cinema Teatro Varietà ai tempi dell'acquisizione. La facciata in stile liberty contraddistingue tutt’oggi il multisala di Mendrisio. © Lafabbricadeisogni
Il Cinema Teatro Varietà ai tempi dell'acquisizione. La facciata in stile liberty contraddistingue tutt’oggi il multisala di Mendrisio. © Lafabbricadeisogni

«Si tratta di uno dei cinema più vecchi a livello europeo», sottolinea Stefano Morandini, che nell’ambito del lavoro di ricerca svolto a conclusione del liceo ha ricostruito la storia della struttura momò, analizzando gli aspetti economici e sociali del settore, nonché le sfide passate, presenti, future, tra investimenti richiesti dal progresso tecnologico e scelte relative all’offerta. Come l’introduzione dei film sexy negli anni ’60: «Una decisione per certi versi azzardata ma che si è rivelata rivoluzionaria, portando le presenze a record storici, anche perché eravamo i primi a proporli (i titoli osé sono poi rimasti in programmazione fino al 1996 - ndr). Tanto che dopo averci inizialmente criticati, quasi tutte le altre sale del cantone hanno seguito l’esempio», commenta Morandini, che nel tempo libero aiuta il padre Stefano nella gestione del multisala di Mendrisio. A settembre inizierà a studiare economia all’Università di San Gallo, ma in futuro «mi piacerebbe continuare a lavorare nel settore cinematografico, magari nella distribuzione dei film».

Sfide di ieri e di oggi
A proposito di film, dopo oltre cinque mesi di chiusura, la maggior parte delle sale ticinesi si appresta a riaccendere i riflettori in questi giorni, non senza qualche preoccupazione. «Se in passato la sfida era soprattutto quella di proporre titoli in anteprima in Ticino, così da garantirsi un buon incasso dato che di ciascun lungometraggio veniva fornita una pellicola per regione (a Lugano, ad esempio, c’erano più sale che si contendevano le varie distribuzioni: Disney a una, Universal a un’altra) – spiega il nostro interlocutore – ora come ora l’obiettivo è di riportare le persone al cinema dopo il coronavirus». E se non ci fosse stata l’emergenza sanitaria? «Allora, la sfida sarebbe stata quella di mantenere il pubblico già fidelizzato e cercare di attirarne altro promuovendo un’offerta per tutte le età».

A cause del coronavirus la maggior parte dei cinema ticinesi è rimasta chiusa per oltre cinque mesi. Nella foto la Sala Teatro a Mendrisio. © Lafabbricadeisogni
A cause del coronavirus la maggior parte dei cinema ticinesi è rimasta chiusa per oltre cinque mesi. Nella foto la Sala Teatro a Mendrisio. © Lafabbricadeisogni

I risultati dell’analisi degli aspetti economici e sociali del settore confermano infatti che, «se una volta il cinema era il passatempo per eccellenza, oggi andare a vedere un film in sala è diventato una scelta tra i tanti intrattenimenti proposti», sottolinea Morandini citando il critico cinematografico Gino Buscaglia che ha intervistato per il suo elaborato. «La riduzione del pubblico registrata negli ultimi anni – continua – più che alla crisi economica è dovuta all’aumento del numero di eventi e alle nuove forme di intrattenimento nonché di modalità di visione dei film». E in quest’ultimo caso entra in gioco l’esperienza offerta: «Si può scegliere se guardare un film a casa o al cinema, dove l’esperienza, sia visiva che sonora, però non ha paragoni con il piccolo schermo; per non parlare delle emozioni trasmesse, oltre che dal film, dalle altre persone presenti in sala, che ridono, piangono, dando vita a un ambiente particolare rispetto a quello domestico».

Cinema, un affare di famiglia

Fondamentale per il successo di una sala cinematografica è la programmazione: il responsabile deve infatti prendere in considerazione nell’allestimento del cartellone diversi fattori, tra cui i gusti e la disponibilità del pubblico nonché gli altri eventi proposti nella regione. Va inoltre ponderato il potenziale di ogni film: «Il prodotto dev’essere all’altezza delle aspettative», sottolinea Morandini, precisando che non mancano le pressioni da parte dei distributori che rivendicano un maggior numero di proiezioni. «Ogni anno – aggiunge – vengono proposti sul mercato oltre 500 lungometraggi ma è pressoché impossibile presentarli tutti al pubblico».
Cosa a suo modo di vedere potrebbe aiutare le sale cinematografiche ticinesi oggi a risollevarsi? «Sia nella situazione attuale post-COVID, sia in condizioni normali, credo che bisognerebbe variare il prodotto, puntando anche sui film indipendenti per cercare di attirare il pubblico non più abituato ad andare al cinema, magari mettendo a punto promozioni e offerte ad hoc». E cosa ci dice del costo del biglietto? «Questo è un mito da sfatare» risponde risoluto, spiegando che secondo un calcolo in base al reddito «a Mendrisio, ad esempio, rispetto agli anni ’60, oggi siamo meno cari e in generale in tutto il Ticino il prezzo per proiezione è calato da 10 anni».

Cinema, un affare di famiglia

Ci sono poi misure alternative, come ad esempio le proiezioni “sotto le stelle”, che permettono di far fronte ai periodi di bassa frequenza, anche con un certo successo: «In estate in genere si registra una disaffezione alle sale perché le persone vogliono stare all’aperto», evidenzia il nostro interlocutore. Ecco, dunque, che negli anni ’50 i suoi nonni decisero di proporre la visione dei film sul piazzale retrostante il multisala. Un’iniziativa che ha fatto da apripista per un’altra idea imprenditoriale vincente, ovvero allestire un Cinematografo ambulante, con cui la famiglia Morandini ha allietato le estati ticinesi dalla metà degli anni ’90 ad oggi. «Nel 1999 abbiamo raggiunto il record di 1.200 spettatori con l’anteprima di Notting Hill; mentre qualche anno fa per la prima proiezione effettuata direttamente sulla diga del Luzzone si sono presentate più di 1.100 persone». Un’iniziativa quest’ultima che è stata riproposta con successo gli scorsi 7 e 8 agosto. Seppur con un limite massimo di 300 persone, «nel 2020 abbiamo registrato un boom di richieste, anche perché siamo una delle poche animazioni di quest’estate», commenta soddisfatto Morandini rimarcando che «quasi ogni sera sono in agenda proiezioni in tutto il Ticino, in alcuni casi anche in forma di drive in, ovviamente sempre con le dovute misure di sicurezza». Insomma, nonostante tutte le difficoltà riscontrate dal settore, «gli open air, sempre molto frequentati, ci confermano che il cinema è ancora un’attrazione molto amata – conclude Morandini – e io credo che lo sarà anche in futuro».

Sull’edizione n. 34 della rivista ExtraSette, in allegato al Corriere del Ticino di venerdì 21 agosto, potete leggere la versione integrale dell’articolo e consultare il programma delle prime proiezioni proposte dalle diverse Sale cinematografiche del cantone dopo oltre cinque mesi di chiusura forzata a causa del coronavirus.

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