Con i misteri di ieri Bellocchio racconta l'oggi

Il regista ha presentato a Lugano "Sangue del mio sangue"

Essere maestri del cinema è anche una questione di sguardo. E quello di Marco Bellocchio è inconfondibile. Da I pugni in tasca in avanti, ha creato uno stile che è diventato il suo marchio: fatto di riprese scolpite a luci e ombre, di primi piani come ritratti, di sofisticate costruzioni pittoriche. Così è per questo film, Sangue del mio sangue: un capolavoro di atmosfera e immagini, una specie di summa della sua arte e filmografia. Malgrado una sceneggiatura piuttosto ellittica, più avvincente che convincente, colpisce il modo – allusivo, drammatico, intriso di tensione – in cui qui si racconta una storia, anzi due. Perché si tratta della originale divisione in due parti di un discorso ambientato in epoche diverse; entrambe a Bobbio, luogo della mente e del mito, prima che della cinematografia del regista piacentino. La prima delle due storie ripropone una specie di monaca di Monza, nella figura di una impenitente suor Benedetta murata viva in un convento. A metà pellicola si cambia scena e si arriva ai nostri giorni, ma la narrazione lungi dal diventare realistica si insabbia ancora di più nei misteri di una vita di provincia dove chi tiene i fili è un conte (straordinario, come sempre Roberto Herlitzka) che vive solo di notte come i vampiri, e di una organizzazione che a lui fa capo e ruota attorno agli interessi dello status quo. Impossibile riassumere, anche perché non è la trama che conta, ma il racconto surreale e grottesco dei poteri liquidi di una società da osservare, questa volta, coi pugni fuori dalla tasca.

Reduce dalla Mostra del cinema di Venezia dove ha ricevuto il Premio Fipresci della critica internazionale per Sangue del mio sangue, Marco Bellocchio, dopo la presenza al Festival di Locarno quest'estate, giovedì è tornato in Ticino, a Lugano, per presentarlo. «La vista della prigione legata al convento di Santa Chiara di Bobbio mi ha fatto scattare una connessione con la storia della monaca di Monza - ha raccontato nel pomeriggio durante le interviste parlando della genesi del film - Da lì sono partito, ribaltandone però il significato, con una suora concupiscente che rifiuta di pentirsi. Su questa storia si è poi innestato il ricordo personale della tragica morte di mio fratello gemello e in maniera molto libera e indiretta ho cercato di nuovo di raccontarne la scomparsa. Un terzo elemento mi è stato suggerito dalla lettura dell'Ispettore generale di Gogol, con tutta la serie di personaggi compromessi e corrotti che vi compaiono. Su questi spunti ho costruito con molta libertà drammaturgica una storia per immagini».

Il trailer
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