Con Mario Biondi Estival è soul

Musica

La calda voce del cantante siciliano infiamma la prima serata in piazza della Riforma a Lugano in cui svetta il «Philly Sound» - LE FOTO

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Con Mario Biondi Estival è soul
Ray Lema con l'Orchestra della Svizzera italiana. (Foto Zocchetti)

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Ray Lema con l'Orchestra della Svizzera italiana. (Foto Zocchetti)

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Ulf Wakenius. (Foto Zocchetti)

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Ulf Wakenius. (Foto Zocchetti)

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Era il personaggio più atteso della serata inaugurale di Estival Jazz 2019 e non ha deluso le aspettative: Mario Biondi, l’erede italiano di Barry White e di Teddy Pendergrass (tanto per citare due dei suoi numi tutelari a livello vocale e stilistico) ha infatti entusiasmato una piazza della Riforma a Lugano che giovedì sera si è riempita più tardi del solito, più o meno in concomitanza con la sua entrata in scena. E che non ha assolutamente avuto di che lagnarsi della superba performance del suo beniamino il quale, accompagnato da un ensemble sopraffino, ha regalato sia un ampio compendio di quelle capacità vocali che l’hanno reso celebre in tutto il mondo, sia di quei generi musicali sui quali ha costruito la sua fortuna. In pratica un raffinato e swingato «smooth jazz» che si rifà alla tradizione di crooner come Frank Sinatra e Tony Bennett (con il quale ha dato il via in modo estremamente morbido il concerto) e quell’altrettanto elegante soul-R&B in perfetto stile anni Settanta – alla Barry White o alla Gamble & Huff, per intenderci – con cui l’ha proseguito, in un lento ma costante crescendo di ritmiche e di intensità durante il quale ha passato in rassegna buona parte dei classici del suo repertorio, fino al gran finale di This Is What You Are e della splendida My Girl di Smokey Robinson con cui ha chiuso tra l’entusiasmo del pubblico.

Se Mario Biondi ha risposto «presente» un po’ meno entusiasmante è stato invece il connubio tra Ray Lema e l’Orchestra della Svizzera italiana. Dall’incontro tra un compositore africano e un complesso sinfonico, infatti, era lecito attendersi un classicismo stracarico di ritmo ed energia. Che invece sono rimasti... in Africa, lasciando spazio ad un carino ma normalissimo pop con arrangiamenti orchestrali che si è dipanato tra motivi presi pari pari dal repertorio dei MFSB (a-riecco la premiata ditta Gamble & Huff ed il suo «Philly Sound»), altri che invece riecheggiavano le sonorità romantico-cinematografiche di compositori alla Joe Hisaishi, Giovanni Allevi o Steven Shlacks (ve lo ricordate?) e simpatiche canzonette in cui il ruolo dell’OSI è stato relegato a quello di elegante tappezzeria di fondo, quasi si trattasse dell’orchestra del Festival di Sanremo. Un concerto piacevole, carino, orecchiabile ma composto da cose ampiamente trite e ritrite ed in cui l’originalità ha rasentato lo zero. Un’occasione perduta, insomma.

Ancora meno entusiasmante infine il set d’apertura affidato a Urs Wakenius, un chitarrista tecnicamente ineccepibile ma freddo come la sua terra d’origine (la Svezia) e fin troppo manieristico e cerebrale nelle sue esecuzioni che hanno trasmesso emozioni quanto un paracarro. Bravo, bravo ma non certo indimenticabile.

Stasera secondo atto di Estival 2019 con musica che si annuncia di tutt’altro ritmo con Billy Cobham (vedi intervista), Zara McFarlane e Mart’nalia. Inizio dei concerti alle 20.30

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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