«Da quella mia intervista a bin Laden all’Afghanistan di oggi»

festival endorfine

Hamid Mir, giornalista pakistano noto per essere l’unico ad aver ottenuto un colloquio con il leader di al-Qaida dopo l’attentato dell’11 settembre, ci fornisce alcuni spunti per un’analisi più dettagliata di quanto sta accadendo nel Paese - «Non ci sono altre opzioni, bisogna dialogare con i talebani per aiutare la popolazione afghana»

«Da quella mia intervista a bin Laden all’Afghanistan di oggi»
Hamid Mir al momento di incontro organizzato dal festival «Endorfine» a Lugano. / © TiPress

«Da quella mia intervista a bin Laden all’Afghanistan di oggi»

Hamid Mir al momento di incontro organizzato dal festival «Endorfine» a Lugano. / © TiPress

Che si protragga su una manciata di secondi o sull’arco di lunghe ore, il dialogo ha sempre una valenza particolare: quella di intrecciare le vite degli interlocutori. In termini matematici, la conversazione rappresenta il punto in cui le rette dei vissuti si intersecano. Poco importa se poi queste rette siano destinate a non più toccarsi: in un processo osmotico quasi mai consapevole, alla fine di un dialogo ci si congeda portando con sé frammenti di vita dell’altro. E chi di persone (e personalità) ne incontra tante, è come se vivesse cento, mille volte.

È questo il caso di Hamid Mir, giornalista pakistano presente negli scorsi giorni a Lugano per il festival culturale «Endorfine», la cui biografia sembra impossibile da far calzare nei suoi 55 anni di età. Fermo oppositore dell’Establishment...

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