Donnie Darko compie vent’anni

Cinema

La pellicola uscì il 26 ottobre 2001 e inizialmente fu un flop, anche perché di mezzo c’era un incidente aereo

Donnie Darko compie vent’anni
© Wikipedia

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Tanti auguri, Donnie Darko. Sembra ieri. E invece sono passati vent’anni. Mamma mia. Presentato a gennaio al Sundance Film Festival, uscì nelle sale cinematografiche statunitensi il 26 ottobre del 2001. Sulle prime, i distributori sembravano scettici. Tant’è che la pellicola di Richard Kelly rischiò addirittura di saltare il passaggio sul grande schermo per finire direttamente in televisione. Fu Christopher Nolan, all’esordio americano con Memento, a insistere con la Newmarket Films. «Quel film merita, fidatevi» disse riferendosi a Donnie. Aveva ragione.

Il film uscì il 26 ottobre. Un mese e poco più dagli attentati dell’11 settembre. Il caso volle che la trama di Donnie Darko girasse attorno a un incidente aereo. Ahia. Di certo, l’ultima cosa che voleva vedere uno spettatore americano in quel momento era una turbina che sfonda una casa. E in effetti la pellicola, costata 4,5 milioni di dollari, si rivelò un flop ai botteghini: appena 7,6 milioni di dollari guadagnati, di cui solo 500 mila provenienti dal mercato a stelle e strisce.

L’insuccesso iniziale, tuttavia, non rappresentò necessariamente un problema. Anzi, Donnie Darko fu riproposto in una serie di proiezioni a mezzanotte per ventotto settimane. Ventotto come i giorni in cui si svolge l’intera vicenda narrata sullo schermo. Il passaparola fece il resto, trasformando il film in un piccolo, grande cult. Nel 2003 Kelly venne perfino invitato ad assemblare un director’s cut con venti minuti di scene inedite.

«Mad World» nella versione di Gary Jules, colonna sonora del film.

Rivisto oggi, com’è?
Tutto molto bello (o quasi). Ma com’è invecchiato Donnie Darko? Benino, dai. Kelly, per certi versi, fu precursore del cosiddetto revival. Ambientando il film nel 1988, infatti, anticipò tutto e tutti. Allora, invece, la scelta fu controcorrente. Non eravamo nostalgici, né rimpiangevamo (ancora) gli anni Ottanta. Secondo i più, Kelly decise di puntare sulla contrapposizione: da un lato l’edonismo reaganiano e il turbocapitalismo oramai al tramonto, dall’altro i toni cupi e apocalittici. A suo modo, Donnie Darko era e rimane un film moderno. Citazionista, indubbiamente, ma capace di mantenere l’equilibrio e di non esagerare con i riferimenti. Gli eventi sovrannaturali, poi, sono propedeutici a una riflessione di fondo. Legata alla monotonia tipica della vita in provincia.

A distanza di anni e vedendolo con occhi più adulti, forse, emerge altresì una sorta di vuoto pneumatico. Donnie Darko è un film fintamente complicato, che a fronte di buchi spazio-temporali, pipponi filosofici su libero arbitrio e destino racconta una storia normale, a tratti perfino banale. Una storia americana, nel bene e nel male. Eppure, sa catturare anche dopo tanto, tantissimo tempo. E riesce ancora a strappare una lacrimuccia quando il cerchio si chiude. Per tacere della colonna sonora e, in particolare, di Mad World dei Tears for Fears, qui reinterpretata da Gary Jules. Tanti auguri, Donnie Darko.

Il trailer del film.
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