Ecco chi sono i due svizzeri premi Nobel

Fisica

I ritratti dei due scienziati elvetici che verranno presto insigniti del riconoscimento mondiale

Ecco chi sono i due svizzeri premi Nobel
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Ecco chi sono i due svizzeri premi Nobel

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Fino ad oggi, diciamoci la verità, in molti non sapevamo chi fossero eppure i nomi di Michel Mayor e Didier Queloz sono ormai passati alla storia. Vediamo allora un po’ più da vicino chi sono i due fisici svizzeri premi Nobel.

Didier Queloz: «Sono una specie di dinosauro in questo campo»

Nato a Ginevra il 23 febbraio del 1966, Didier Queloz all’inizio degli anni ‘90 era un giovane dottorando alla ricerca di nane brune, corpi celesti più piccoli, meno caldi e meno luminosi rispetto alle «normali» stelle che brillano di luce propria molto ben visibili all’occhio umano. Per osservarle ha sviluppato un software per uno spettrografo, che gli ha fatto vedere cose «assolutamente pazzesche».

Durante le misurazioni sull’oggetto celeste «51 Pegasus», all’Osservatorio di Ginevra, si è imbattuto in fatti che la teoria di allora non poteva spiegare: si trattava di un pianeta della massa di Giove che girava attorno alla sua stella in soli quattro giorni. «Ciò che vidi era assolutamente pazzesco», ebbe a dire alla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) nel 2015.

Il giovane ricercatore temeva di aver commesso errori di misura e inizialmente non ebbe il coraggio di dire ciò che sospettava: di aver trovato un nuovo pianeta al di fuori del nostro sistema solare. Infine, si confidò con Michel Mayor, con il quale ha conseguito il dottorato all’Università di Ginevra. In seguito, un altro gruppo di ricercatori americani ha confermato i risultati di Queloz e Mayor.

Comunque, «abbiamo dovuto affrontare molto scetticismo di una parte della comunità scientifica», ha raccontato nel 2016 a Migros Magazine. E per buone ragioni: c’erano già stati diversi annunci falsi sulla scoperta degli esopianeti. Inoltre, all’epoca, pochi scienziati erano impegnati in questo tipo di ricerca e gli strumenti erano piuttosto innovativi. «Quello che stavamo usando era nei suoi primi mesi di funzionamento. E visto dall’esterno il rischio di errore era significativo. E soprattutto, il pianeta che avevamo trovato non doveva esistere».

Allora Queloz non era nemmeno trentenne, uno che non aveva ancora dato prova di sé nel mondo scientifico. «Oggi, sono una specie di dinosauro in questo campo. Ma sono ancora giovane», afferma.

Tra il 1998 e il 2000 ha lavorato negli Stati Uniti presso il Jet Propulsion Laboratory, l’azienda responsabile della costruzione e della supervisione dei voli senza equipaggio della NASA. Oggi è professore all’Università di Ginevra e dal 2013 insegna anche all’Università di Cambridge, che gli ha dedicato una nuova cattedra dedicata allo studio degli esopianeti. Ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è stato selezionato nel 2000 dalla rivista Nature come autore di uno dei 21 articoli che hanno cambiato la scienza e il mondo.

È stato appena immortalato insieme a Mayor in un fumetto per introdurre gli studenti svizzeri all’astrofisica: lo spilungone Queloz siede accanto a un piccolo Mayor grassoccio. I due sono scalzi in un prato e brindano alla loro scoperta.

L’astrofico 53.enne è ancora affascinato da mondi lontani. In occasione di un evento mediatico sulla missione europea «Cheops» dello scorso anno, ha atteso con ansia il lancio di questa prima missione dell’ESA sotto la guida della Svizzera. Con «Cheope», gli astronomi vogliono esaminare più a fondo esopianeti noti.

«Con Cheope, ad esempio, possiamo cercare attività vulcanica. E sappiamo dalla Terra che l’attività vulcanica è stata essenziale per la formazione della vita», spiega. La missione «Cheope» dovrebbe iniziare nelle prossime settimane, ma la data esatta non è stata ancora fissata.

Michel Mayor, dai vulcani e gli oceani all’astrofisica

Nato a Losanna il 12 gennaio del 1942, il neo Premio Nobel per la Fisica Michel Mayor da bambino amava fare escursioni in montagna, sciare e fare campeggio.

Dato che suo padre era funzionario di polizia e veniva spesso trasferito da una località all’altra, il giovane Mayor si è trovato a vivere in diverse zone viticole, dove arrotondava la sua paghetta partecipando alle vendemmie.

Ama stare all’aperto e per la sua passione per le sfide si è anche trovato in situazioni pericolose: una volta ha dovuto essere tirato fuori da un profondo crepaccio, raccontò in occasione della cerimonia di consegna del Premio Kyoto nel 2015.

Il giovane Michel Mayor era però interessato anche alla scienza, ai vulcani e all’oceanografia. Ha poi studiato fisica e matematica all’Università di Losanna. Nel 1966, dopo aver completato gli studi a Losanna, ha sposato Françoise, che pure amava le attività all’aria aperta. La coppia ha avuto tre figli, che hanno tutti «ricevuto il virus della curiosità scientifica».

Dedicatosi alla ricerca, Mayor si è indirizzato verso l’astrofisica e ha usato la spettrografia per osservare le stelle. Nel 1995, Michel Mayor e Didier Queloz hanno scoperto i primi indizi dell’esistenza di un pianeta al di fuori del nostro sistema solare. L’anno successivo hanno reso pubblica la loro incredibile scoperta. «Quando siamo andati a Firenze in ottobre per presentare i nostri risultati ad una conferenza, ho avuto alcuni attacchi di panico». «Sapevo che se avessi sbagliato, ero finito», ha detto nel 2015 alla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). Dopo la rivoluzionaria scoperta si è dedicato allo sviluppo dello spettrografo Harps, con il quale sono stati trovati molti altri esopianeti.

La prossima sfida è la ricerca della vita extraterrestre, ha detto oggi all’emittente romanda RTS dopo l’assegnazione del premio Nobel, definito «un onore incredibile».

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