Etienne Reymond: Il LAC a livello classico è ormai un punto di riferimento europeo

Musica

Il direttore di LuganoMusica fa il punto sul primo quadriennio di attività e parla della stagione 2019-2020

 Etienne Reymond: Il LAC a livello classico è ormai un punto di riferimento europeo

Etienne Reymond: Il LAC a livello classico è ormai un punto di riferimento europeo

«La musica classica è, da sempre, nel DNA di Lugano, ma con l’avvento del LAC si è assistito ad un cambio di paradigma: la sfida, adesso, è mantenere questo livello e, nel contempo, aumentare tra la gente la consapevolezza di quanto stiamo facendo». Se il bilancio dei primi quattro anni di LAC sul fronte teatrale è straordinario (vedi CdT del 29 maggio) su quello classico – le cui proposte sono riunite sotto il marchio «LuganoMusica» – le cose vanno ancora meglio: le ultime quattro stagioni hanno attirato più di 100.000 spettatori e proposto programmi che hanno portato in riva al Ceresio il «gotha» del classicismo mondiale trasformando Lugano e il LAC in un punto di riferimento concertistico nazionale e non solo. Ora però è tempo di guardare avanti, con una nuova, ricca stagione che prenderà il via il 16 settembre per concludersi, dopo una cinquantina di eventi, nel giugno 2020. Ne abbiamo parlato con il direttore artistico Etienne Reymond.

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La video intervista a Etienne Reymond

La prossima stagione di LuganoMusica arriverà dopo un quadriennio dorato durante il quale Lugano si è guadagnato un grande prestigio internazionale. Con che spirito ora si riparte?

«Proprio con la consapevolezza di essere riusciti a far entrare il LAC nel novero dei luoghi che contano nella geografia concertistica europea. E questo mi consente di approcciare gli artisti e le orchestre in modo diverso. Con loro, adesso, si può infatti discutere non solo degli ingaggi ma anche dei contenuti: posso infatti chiedere loro di creare dei programmi speciali per la nostra sala. L’ho fatto con l’Orchestre de la Suisse Romande qualche giorno fa e con l’Orchestra di Lucerna che verrà a febbraio. Ripartiamo, insomma, consci del fatto di poter avere un ruolo molto più attivo nell’impostazione dei nostri programmi. Anche di fronte a complessi e artisti di grandissima caratura».

Etienne Reymond: Il LAC a livello classico è ormai un punto di riferimento europeo
L’acustica della sala, l’ambiente in cui artisti e orchestre si trovano a lavorare e il pubblico che moltissimi artisti hanno lodato per l’entusiasmo che manifesta, hanno permesso a Lugano di inserirsi tra i luoghi importanti in cui esibirsi

Un bel traguardo. Ma a cosa è dovuta questa impennata di credibilità di cui gode il LAC?
«Alla buonissima acustica della sala, all’ambiente in cui artisti e orchestre si trovano a lavorare – che è molto apprezzato – ma anche al pubblico che moltissimi artisti hanno lodato per la sua attenzione e per l’entusiasmo che manifesta. Credo che siano tutti questi elementi messi assieme, ad aver messo Lugano nella lista dei luoghi importanti in cui esibirsi».

Parliamo ora della stagione 2019-2020 (qui il programma completo). Come la definirebbe?
«Come una stagione che offre una visione multiforme del panorama musicale del suo tempo e all’insegna della collaborazione con tutte le entità che operano sul territorio: il Conservatorio, le varie associazioni e fondazioni i cui progetti trovano nel LAC un aiuto e una sede ideale. Ma anche con l’OSI con la quale ci scambiamo degli artisti (nella prossima stagione avremo Gautier Capuçon quale artista “in residenza” proprio grazie ad un accordo con loro) . O con personaggi come Diego Fasolis che prima di andare in Cina con l’Orchestra della Scala ci ha proposto un’anteprima della meravigliosa opera giovanile di Mozart La finta giardiniera. Ecco, la nuova stagione nasce proprio da un’insieme di queste idee che spesso nascono in maniera spontanea durante un telefonata informale, un caffè preso durante la pausa di un concerto e che poi, piano piano prendono vita».

In una regione dai mille campanilismi come il Ticino, questo spirito collaborativo è una cosa fuori dal comune. Come è riuscito ad instaurarlo?
«Senza troppi problemi. Soprattutto quando si ha a che fare, come mi capita, con professionisti consci delle loro capacità ma anche del fatto che molti progetti, per essere attuati, necessitano della collaborazione di qualcun altro».

La stagione 2019-2020 di LuganoMusica comincerà con una grande festa e si concluderà con una grande opera. Nel bel mezzo, tra i suoi 50 eventi, quale si sente di mettere sotto i riflettori?
«Sulla presenza di Capuçon quale artista in residence, ma anche su quelle dell’orchestra della Gewandhaus di Lipsia con Andris Nelsons che è uno dei massimi direttori dei nostri tempi, e della Chicago Symphony con Riccardo Muti...»

Renaud Capuçon (qui in una versione del «Clair de lune» di Debussy) sarà artista «in residenza» della stagione 2019-2020 di LuganoMusica

... che si è pubblicamente dichiarato un fan del LAC...
«Vero, tanto che è stato lui stesso ad insistere per inserire Lugano tra le tappe della tournée europea dell’orchestra americana. Il che è un grande onore considerando che è un complesso che viene raramente in Europa limitando la sua apparizione a poche città, tra le quali Vienna, Parigi Colonia e ora anche Lugano. Tornando al programma vorrei sottolineare pure i due programmi di musica da camera che ruotano attorno a Mendelssohn e che coinvolgeranno gli insegnanti del CSI e le prime parti dell’OSI ma anche i tre momenti dedicati a Heinz Holliger uno dei più grandi musicisti svizzeri contemporanei».

Un quadro insomma importante, che ha allestito con che obiettivo?
«Personalmente uno dei miei pallini è la musica contemporanea. Dunque uno degli obiettivi che mi pongo è cercare di farla conoscere il più possibile, pur sapendo che si tratta di un repertorio spesso difficile (non dobbiamo nasconderlo) ma con compositori grande valore. E poi fare in modo che il nostro pubblico (invero molto curioso) apprezzi anche le proposte meno conosciute. Ampliare il più possibile lo spettro delle proposte: questo, insomma è il mio grande obiettivo».

... e sempre con un occhio attento alla scena locale?
«Come non farlo, visto che – come dimostra anche il nostro nuovo programma nel quale compaiono artisti del calibro di Diego Fasolis, Francesco Piemontesi, Giulia Genini che parteciperà all’inaugurazione della stagione – abbiamo così tanti talenti che meritano di essere valorizzati?»

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