Giornico: fabbrica di cultura

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Marietta e Silvio Baviera, da Zurigo alla Leventina per aprire un centro d’arte contemporanea

Giornico: fabbrica di cultura
Marietta e Silvio Baviera posano nella loro nuova casa: la Fabbrica culturale. © CdT / Chiara Zocchetti

Giornico: fabbrica di cultura

Marietta e Silvio Baviera posano nella loro nuova casa: la Fabbrica culturale. © CdT / Chiara Zocchetti

Giornico, che già ospita il Museo etnografico di Leventina e il Museo Hans Josephson di Peter Märkli, si arricchisce con una nuova proposta: la Fabbrica culturale Baviera. Lo spazio espositivo, dedicato all’arte contemporanea, si è insediato nell’edificio della vecchia fabbrica tessile, poi diventato centro di formazione per gli apprendisti. Artefici dell’operazione Marietta e Silvio Baviera che, per molti anni, sono stati importanti galleristi a Zurigo. Circa dodici mesi fa hanno però scelto di lasciare le sponde della Limmat per trasferirsi nel villaggio ticinese. Una decisione che, a prima vista, potrebbe sembrare insolita vista la rilevanza della città come centro culturale. «Giornico è però più soleggiata, durante la notte si possono ammirare a lungo le stelle e, in generale, le persone hanno più tempo», spiega Silvio. «La qualità, inoltre, non è legata a un luogo in particolare. Non sento la mancanza degli influssi culturali di Zurigo in quanto è dentro di me che cerco gli stimoli necessari. Il paese, per di più, è comodamente raggiungibile in poco tempo sia da Bellinzona, sia da Locarno».

L’esterno della Fabbrica culturale Baviera. © CdT / Chiara Zocchetti
L’esterno della Fabbrica culturale Baviera. © CdT / Chiara Zocchetti

Per la coppia, insomma, era giunto il momento di voltare pagina. «Per 57 anni abbiamo avuto una galleria nel Kreis 4, quello che una volta era il quartiere operaio della città», racconta Marietta. «È stata un’esperienza fantastica che abbiamo vissuto fino in fondo. Ora, però, sentivamo la necessità di qualcosa di nuovo».
Come in ogni romanzo che si rispetti comunque, chiuso un capitolo, se ne apre un altro. «Ci siamo chiesti cosa fare della grande collezione che abbiamo messo in piedi durante la nostra attività di galleristi sulle sponde della Limmat», riprende Silvio. «La risposta più sensata che ci siamo dati è di creare un centro d’arte: così è nata la Fabbrica culturale Baviera. Definito il progetto, era fondamentale individuare il posto adatto alla sua realizzazione: nello stabile di Giornico, da noi scoperto per caso, abbiamo trovato ciò che faceva al caso nostro dato che dispone degli spazi giusti e le istallazioni vengono illuminate dalla luce del nord, la migliore per le opere d’arte. Ci siamo inoltre subito innamorati dell’architettura anni Sessanta dell’immobile e dell’ambiente naturale che lo circonda». L’edifico, completamente ristrutturato dalla coppia, comprende un museo in cui i due espongono alcuni pezzi della loro collezione, una galleria nella quale sono allestite delle mostre temporanee, una biblioteca e un vasto archivio.

Una delle sale espositive della struttura illuminata dalla luce del nord. © CdT / Chiara Zocchetti
Una delle sale espositive della struttura illuminata dalla luce del nord. © CdT / Chiara Zocchetti

Non solo rottura con il passato comunque, ma anche continuità; lasciato quello che un tempo era il quartiere operaio, la coppia si è insediata in una vecchia fabbrica: la scelta sembra rispondere ad un intento preciso. «Esatto», conferma Silvio. «A livello di mentalità ho sempre voluto essere vicino alla base preferendo una cultura che nasce dal basso piuttosto che una imposta dall’alto. Faccio un paio di esempi: nel 1966 ho fondato la mia casa editrice, la Verlag um die Ecke, e presto ho iniziato a curare l’edizione di grafiche in maniera tale che pure la gente che non aveva le risorse per acquistare opere originali potesse avvicinarsi ugualmente all’arte. Nel 2012, invece, ho fatto una grande esposizione all’Helmhaus di Zurigo in cui ho ospitato artisti che hanno avuto un forte legame con il Kreis 4 con l’intento di omaggiare appunto questo quartiere». Chiaro è altresì il concetto alla base del centro d’arte. «Vogliamo produrre cultura in quanto essa rappresenta il modo più ragionevole di rispondere alla violenza. La cultura è emancipazione e perciò, grazie ad essa, si può raggiungere la libertà».

Un visitatore ammira un’opera di Peter Schweri. © CdT / Chiara Zocchetti
Un visitatore ammira un’opera di Peter Schweri. © CdT / Chiara Zocchetti

Il coraggio di Marietta e Silvio non si traduce solo nella decisione di abbandonare le sponde della Limmat, ma anche nella scelta del momento in cui il trasferimento ha avuto luogo: in piena pandemia. In un periodo in cui la maggior parte degli addetti ai lavori è stata costretta a chiudere e a confrontarsi con numerose difficoltà, la coppia ha invece dato avvio alla ristrutturazione dello stabile di Giornico. «Ma io ho paura solo di me stesso», dice ridendo Silvio. «Scherzi a parte, abbiamo sempre avuto un ottimo dialogo con il Comune e questo ha facilitato il nostro insediamento e ci ha permesso di organizzare, nel rispetto delle norme sanitarie, un vernissage il 3 di aprile». Da poco aperta, la Fabbrica ha subito avuto un grande successo. «Abbiamo già potuto accogliere un numero di spettatori da quattro a cinque volte superiore rispetto a quello di Zurigo», rivela Silvio. I lavori non sono comunque ancora finiti, in programma c’è la realizzazione di un piccolo bar all’interno della struttura in modo che i visitatori possano nutrire alla stessa maniera la mente e il corpo.
Ma, per concludere, come vede Silvio il futuro della Fabbrica? «Non voglio fare pronostici perché non sono un indovino. Mi lascerò sorprendere».

Scoprite di più sulla Fabbrica culturale Baviera e sui suoi promotori sfogliando l’edizione n. 17 della rivista AgendaSette, in allegato venerdì 30 aprile al Corriere del Ticino e sempre a portata di mano con l’app CdT Digital.

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