Glastonbury dice no: e gli altri?

Grandi eventi

Il celebre festival musicale inglese rinuncia all’edizione 2021 e lancia un segnale «sinistro» agli organizzatori di tutto il mondo

Glastonbury dice no: e gli altri?
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Dei tanti, tantissimi festival musicali inglesi è sicuramente il più famoso. Soprattutto, è il primo ad aver già rinunciato all’edizione 2021. Parliamo di Glastonbury, celebre evento che – nel Somerset – ogni anno raduna migliaia e migliaia di persone e, ovviamente, il meglio della musica. Ogni anno fino all’arrivo della pandemia, va da sé. Già, perché nel frattempo è arrivato il coronavirus e così, dopo aver cancellato l’edizione 2020, gli organizzatori con largo anticipo hanno tirato i remi in barca in vista della prossima estate. La decisione di «Glasto», è evidente, potrebbe influenzare quelle di altri festival. In Inghilterra come altrove.

Chi paga?

Parlavamo dei numeri. Negli ultimi anni a Glastonbury c’erano fra i 150 e i 200 mila spettatori. Oltre ad artisti di primissimo piano. Nel 2020, ad esempio, si sarebbero dovuti esibire Paul McCartney e Kendrick Lamar. L’annuncio degli organizzatori fa capire quanto sia grave, al momento, la situazione pandemica nel Regno Unito. Le incertezze legate allo svolgimento o meno di Glastonbury, nel 2021, d’altronde erano emerse già a dicembre. La cancellazione del programma 2020 era costata svariati milioni di sterline e, venendo a quest’anno, il problema maggiore è legato ai rimborsi. Non a caso, in questo senso era stato richiesto un intervento statale con un fondo di copertura. Il governo britannico, dal canto suo, ha risposto presente sostenendo le arti nella ripresa. Viene da chiedersi: quale ripresa, ora come ora?

C’è chi spera nel vaccino

Evidentemente, al termine della prima ondata pochi organizzatori credevano che il virus sarebbe tornato così presto e, ancora, che avrebbe colpito così forte. Diversi festival hanno speculato su allentamenti e, in seguito, vaccini allestendo comunque un programma e mettendo in vendita i biglietti. E adesso? C’è modo di convivere con la pandemia? Difficile, quasi impossibile. I festival sono un assist perfetto in termini di contagi e diffusione, per tacere delle varianti. E appare utopistico chiedere un test anti COVID d’entrata a migliaia e migliaia di persone. Ciononostante, c’è chi si dichiara ottimista e procede come se niente fosse. È il caso di Roskilde, in Danimarca. E c’è chi, appunto, la butta sul vaccino: all’Isola di Wight puntano ad almeno un 50% di ospiti vaccinati e a test rapidi per gli altri.

Nuove assicurazioni

Di festival, in questi giorni, ne ha parlato anche il prestigioso New York Times. Elencando nomi di eventi famosi, su tutti il Primavera di Barcellona, e reazioni. Anche qui, c’è chi preferisce non commentare e chi, con sicurezza, è convinto che in estate sarà tutto finito sul fronte coronavirus. Nel dubbio, diverse nazioni stanno introducendo piani assicurativi specifici per coprire i costi in caso di cancellazione.

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