I classici nel futuro

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Con «Presenza» Sol Gabetta inizia al LAC un’inedita collaborazione con l’OSI e Markus Poschner

I classici nel futuro
Il 22 e il 23 maggio la violoncellista Sol Gabetta e l’Orchestra della Svizzera italiana offrono un «assaggio» del nuovo progetto musicale «Presenza». © Julia Wesely

I classici nel futuro

Il 22 e il 23 maggio la violoncellista Sol Gabetta e l’Orchestra della Svizzera italiana offrono un «assaggio» del nuovo progetto musicale «Presenza». © Julia Wesely

Per tutta la settimana il LAC ha ospitato, a porte chiuse, un progetto decisamente speciale, Presenza, protagonista la famosa violoncellista svizzero-argentina Sol Gabetta con l’Orchestra della Svizzera italiana (OSI) e il suo direttore principale Markus Poschner. Ce ne sarà un «assaggio» pubblico domani, sabato 22 maggio, con un concerto sinfonico in diretta radiofonica, e poi domenica pomeriggio, con due mini-concerti cameristici nella hall del LAC.

Che cosa è Presenza? Ce lo spiega in questa intervista la stessa Sol Gabetta, che sarà «di casa» a Lugano anche nei prossimi anni, almeno fino al 2024, sempre nel periodo di Pentecoste.

Sol Gabetta, qual è il concetto alla base di Presenza?
«Il progetto doveva partire già l’anno scorso, a fine maggio 2020, ma non è stato possibile concretizzarlo a causa della pandemia. L’idea era nata insieme alla precedente direttrice artistica-amministrativa dell’OSI, Denise Fedeli, e ora viene portata avanti con entusiasmo dal suo successore Christian Weidmann. Anche quest’anno, per altro, siamo stati costretti a ridefinirne il programma, fornendo al pubblico solo un “aperitivo” di quella che sarà la vera, prima edizione di Presenza, nel maggio 2022. Più che un festival, si tratterà di una carte blanche aperta alle sperimentazioni, per almeno un triennio, qui al LAC di Lugano: ciò che vogliamo fare io e mio marito Balthazar Soulier, rispettivamente direttrice artistica e curatore, è proprio sperimentare, assieme al pubblico e ai musicisti».

In che modo?
«L’idea è proporre un nuovo modo di fruire i concerti di musica classica, ricreando la cornice originaria in cui i brani sono stati composti (soprattutto pagine del XIX e XX secolo) e tenendo nella massima considerazione - oltre ovviamente all’aspetto musicale - anche la componente scenica e teatrale. Bisogna pensare non solo a cosa si suona, ma ad ogni dettaglio: come si entra nella sala e sul palcoscenico, come si esce, cosa succede nell’intervallo. E occorre ripensare, rimodulare i “rituali” del concerto, fino ad arrivare a una nuova forma concertistica: quella attuale (ouverture - concerto solistico - sinfonia) è rimasta quasi immutata negli ultimi 70 anni e, per quanto non sia in sé sbagliata, certo non è l’unico modo per ascoltare un concerto. Inoltre, le decisioni importanti sull’allestimento dei programmi vengono prese quasi tutte dal direttore d’orchestra o dal sovrintendente».

Per un solista può essere frustrante...
«Esattamente. Negli ultimi anni ho cominciato a sentire il peso di questa situazione: non potere, come solista, sviluppare un progetto dalla A alla Z, dialogando alla pari con l’orchestra con cui lavoro. Tutto è deciso a priori dai sovrintendenti. Inoltre, quasi tutti i concerti in cui suono finiscono per riproporre gli stessi programmi, allestiti con i medesimi criteri che privilegiano una gerarchia di “grandi classici”, da Bach a Beethoven, a Brahms. Con l’Orchestra della Svizzera italiana e Markus Poschner possiamo e vogliamo cambiare tutto questo, ridiscutendo il repertorio, coinvolgendo il pubblico, persino riposizionando l’orchestra, come abbiamo fatto in questa settimana di prove al LAC».

Sol Gabetta, l’OSI e il maestro Markus Poschner durante le prove tenutesi negli scorsi giorni al LAC.
Sol Gabetta, l’OSI e il maestro Markus Poschner durante le prove tenutesi negli scorsi giorni al LAC.

Concretamente, cosa succederà con il progetto Presenza nei prossimi anni al LAC?
«Abbiamo avuto in questi giorni tutto il tempo necessario per iniziare a riflettere, creare, modellare. Il LAC è un posto molto stimolante, anche per la sua architettura, la presenza sotto lo stesso tetto di una grande sala da concerto e di un museo come il MASI: negli anni vi svilupperemo molte idee. Siamo convinti che, anche con piccoli adattamenti al tipico “rituale” e al programma di un concerto, si potranno ottenere grandi effetti, sorprendendo piacevolmente il pubblico. Dal punto di vista del repertorio, con l’OSI potremo riscoprire una serie di partiture del XIX secolo per violoncello, ispirate per esempio a famose arie d’opera, che oggi non vengono più eseguite ma rappresentano pagine di grande valore purtroppo dimenticate».

Di tutto questo, per ora il pubblico cosa vedrà?
«Con le limitazioni sanitarie ancora in corso, abbiamo pensato per il momento a una diretta radiofonica del concerto sinfonico, e a due mini-concerti dal vivo, domenica pomeriggio nella hall del LAC. In questi due concerti in miniatura proporrò un Quintetto per archi di Boccherini, insieme alle prime parti dell’OSI. Ma abbiamo colto l’occasione di questa settimana di prove anche per girare numerosi video e documentari, che verranno messi in onda più avanti e mostreranno al pubblico cosa stiamo preparando, come coinvolgiamo i musicisti, come pensiamo di riposizionare l’Orchestra. Dal vivo, nei prossimi anni, farà sicuramente un altro effetto, ma già guardando questi video ci si potrà rendere conto della portata delle novità di Presenza. La nostra sfida è di stimolare nuovamente la curiosità. Non puntiamo necessariamente alla quantità di persone in sala, ma alla qualità della presenza: ce la faremo, anche se ci vorrà del tempo. Abbiamo scelto la strada più difficile, quella di una drammaturgia coerente, e ne siamo convinti. Ed è magnifico che l’OSI per una settimana sia stata aperta a ogni sperimentazione».

Pronti. L’OSI al LAC insieme al maestro Markus Poschner. © Patrick Hürlimann
Pronti. L’OSI al LAC insieme al maestro Markus Poschner. © Patrick Hürlimann

Un «apero» per iniziare
La prima edizione del progetto Presenza prende il via con un «aperitivo», come lo ha definito la stessa direttrice artistica Sol Gabetta, che la vedrà protagonista insieme ai musicisti dell’OSI di un doppio appuntamento nel fine settimana di Pentecoste. Il primo, il 22 maggio alle 20.30, sarà incentrato sulla figura, insigne e poco nota, del compositore francese Edouard Lalo (1823-92), tra i protagonisti della rinascita musicale cameristica e sinfonica francese dopo la devastante sconfitta nella guerra contro la Prussia. In scaletta il Concerto in re minore per violoncello, scritto nel 1876, così come la possente ouverture per l’opera d’ambiente bretone Le roi d’Ys, accolta trionfalmente sotto la direzione di Jules Pasdeloup. Verrà inoltre proposto l’ascolto del raro Scherzo per orchestra di Lalo, brillante orchestrazione del secondo movimento del Trio in la minore, capolavoro cameristico acclamato alla Société Nationale de Musique nel 1881. Ai brani di Lalo l’OSI e Gabetta alterneranno l’ouverture del Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini e alcune pagine di Georges Bizet, quali il preludio alla Suite n.1 dell’acclamata Carmen e la deliziosa Petite suite d’orchestre. Se questo primo concerto sinfonico, diretto da Markus Poschner, potrà essere seguito in diretta radiofonica su Rete Due e su www.osi.swiss, saranno invece aperti al pubblico i due mini-concerti di domenica 23, alle 17.00 e alle 18.00, nella hall del LAC di Lugano. Nell’occasione Sol Gabetta interpreterà il Quintetto in do maggiore op. 28 di Luigi Boccherini insieme alle prime parti dell’OSI: Robert Kowalski e Hans Liviabella (violini), Ivan Vukčević (viola) e Luca Magariello (violoncello). Posti limitati, prenotazioni: www.luganolac.ch.

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