I sogni e gli incubi di Mia, figlia del Platzspitz

Castellinaria

La giovanissima Luna Mwezi è la protagonista del film ambientato nell’ambiente zurighese della droga a metà anni Novanta

 I sogni e gli incubi di Mia, figlia del Platzspitz
«Platzspitzbaby» è in testa al box office svizzero del 2020. © ELITE FILMS

I sogni e gli incubi di Mia, figlia del Platzspitz

«Platzspitzbaby» è in testa al box office svizzero del 2020. © ELITE FILMS

 I sogni e gli incubi di Mia, figlia del Platzspitz

I sogni e gli incubi di Mia, figlia del Platzspitz

Nel caso di Platzspitzbaby non si può dire che Castellinaria, il festival del cinema giovane in corso online fino al 28 novembre, abbia fatto una scoperta, visto che con oltre 328.000 entrate il lungometraggio è il leader assoluto del box office elvetico negli ultimi 12 mesi. Solo 600 persone però lo hanno finora visto in Ticino e quindi averlo inserito nel programma del concorso Young è un’ottima occasione per dare visibilità al film diretto da Pierre Monnard, tratto da un libro autobiografico pure di grande successo. Nelle sequenze iniziali si ripiomba nell’inferno del Platzspitz, la scena aperta della droga che per un decennio, tra il 1986 e il 1995, ha fatto confluire nel centro di Zurigo migliaia di junkies provenienti da tutta la Svizzera ma non solo. Mia, 11 anni, è letteralmente una figlia del Platzspitz, visto che entrambi i suoi genitori lo frequentano regolarmente e, al momento della chiusura del parco da parte delle autorità, si ritrova a vivere con la madre, Sandrine, che - nonostante gli sforzi più apparenti che reali - dalla droga non riesce ad allontanarsi. Si assiste così ad una vera e propria inversione di ruoli: è la ragazzina ad occuparsi della donna, tra liti e riappacificazioni continue, tra incubi ricorrenti e sogni infranti (come quello delle vacanze alle Maldive), rapporti conflittuali con il padre che nel frattempo si è disintossicato e discussioni con amici veri e immaginari. Platzspitzbaby ha il pregio di distanziarsi poco a poco dalla situazione contingente per trasformarsi nel ritratto intenso e realistico di una ragazzina abbandonata a se stessa che fa di tutto pur di non farsi travolgere dallo stesso «veleno» che ha distrutto l’esistenza dei genitori. Una lotta impari, a tratti disperata, che non sappiamo se Mia vincerà ma, data la sua forza di carattere, si può essere certi che non soccomberà tanto facilmente. La grande scoperta del film è proprio Luna Mwezi, la giovanissima protagonista, nata nel 2007, che veste con assoluta naturalezza gli scomodi panni di un personaggio complesso, attraversato da mille contraddizioni e da un’infinità di dubbi.

Il piccolo fotografo iraniano

Anche Farhad, coetaneo di Mia che vive in un piccolo villaggio iraniano sperduto in una regione semidesertica caratterizzata da grande povertà, ha un sogno: comprarsi una macchina fotografica e riuscire a pubblicare un suo scatto sulle pagine della prestigiosa rivista «National Geographic». Un sogno anomalo in un mondo dove le immagini sono rare che costituisce il fulcro di Here My Village, il lungometraggio del regista Abas Aram selezionato per il concorso Kids. Un’opera che si inserisce a pieno titolo nella lunga e gloriosa tradizione della cinematografia iraniana per l’infanzia, dalla narrazione piana ma mai noiosa, in grado di rendere interessanti tutti i personaggi secondari. Anche Farhad è pronto a tutto pur di realizzare il proprio sogno che, inaspettatamente, lo porterà a scoprire una dimensione della realtà (i computer, internet) che non conosce minimamente ma che si prefigura come un destino irrinunciabile anche per i giovani del lontano Iran. Uno sguardo delicato e lucido su una realtà per nulla bucolica e destinata a mutare molto in fretta.

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