Il Bene è un male in letteratura

La riflessione

Il politicamente corretto, che domina nella produzione libraria contemporanea, finisce per essere un danno per la creatività privando gli autori di quell’elemento di rottura, di quella capacità di smontare il punto di vista comune che, in passato, è sempre stata la loro forza

Il Bene è un male in letteratura

Il Bene è un male in letteratura

Walter Siti è uno scrittore importante. Ha vinto un premio Strega, ha curato le opere complete di Pier Paolo Pasolini, ha insegnato a lungo in molte università. È uno scrittore importante ed è un intellettuale che non si è mai tirato indietro, ha sempre detto quello che pensava, e lo ha fatto con autorevolezza e intelligenza. Da poco ha pubblicato un piccolo libro per Rizzoli che si intitola Contro l’impegno. Si potrebbe definire un pamphlet nel quale sostiene con forza una tesi non troppo condivisa, se non del tutto controcorrente. Il sottotitolo del libro è «Riflessioni sul Bene in letteratura». E il Bene in letteratura è concetto assai complicato, ma ultimamente molto invasivo, indiscutibile. Un Bene che influenza il modo di scrivere degli autori, i libri che i nuovi scrittori presentano...

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