Il crollo verticale di Clubhouse: da primo a ultimo della classe

Social network

Il boom iniziale è stato soppiantato da un’importante perdita d’interesse e download da parte degli utenti – La rivincita dell’audio si è trasformata in un pericoloso cortocircuito – L’esperto Vincenzo Cosenza: «Non è ancora la morte del social, ma riuscirà a vivere di vita propria solo se verrà inserito in un ecosistema di offerte più ampio, solo la voce è riduttivo»

Il crollo verticale di Clubhouse: da primo a ultimo della classe
© Shutterstock

Il crollo verticale di Clubhouse: da primo a ultimo della classe

© Shutterstock

Quasi 10 milioni di download a febbraio, meno di 3 milioni a marzo, 922 mila ad aprile e un crollo verticale del 69% in un solo mese. Pare stia scomparendo alla stessa velocità con cui è arrivata Clubhouse, la nuova piattaforma che a inizio 2021 aveva sradicato in Europa la concezione di social network spostando l’attenzione dalla scrittura all’oralità ed elevando la voce a unica forma di comunicazione.

Forza e limite
La spinta propulsiva che aveva dato il via al chiacchiericcio e all’interesse mondiale è stata condita da diversi elementi che hanno giocato a favore di questo nuovo prodotto, come l’esclusività, il contatto sociale diretto e spontaneo praticamente sepolto dai vari lockdown, il ritorno all’emotività e il fatto che il patron di Tesla Elon Musk avesse deciso di sbarcare sul pianeta Clubhouse per partecipare ad alcune discussioni.

Bene, ma sono molteplici anche gli elementi che hanno frenato la corsa del social network audio e ne hanno condizionato la sopravvivenza, come l’allentamento delle restrizioni pandemiche che sono state la forza e il limite del social, la capacità di mantenere alto l’interesse degli utenti, la possibilità di scaricare l’app solo per chi possiede iOS e la concorrenza sempre più forte delle altre piattaforme. Twitter, ad esempio, ha introdotto da poche settimane una funzione (Spaces) che imita palesemente quelle di Clubhouse, Telegram ha le Live Audio Rooms, Reddit ha creato la sua Reddit Talk e Facebook ha annunciato che punterà sul settore audio anche con una produzione di podcast.

© Shutterstock
© Shutterstock

Inoltre, Clubhouse ha rilasciato proprio ieri la versione Android della sua applicazione: per ora è disponibile solo negli Stati Uniti anche se gli sviluppatori hanno confermato un prossimo arrivo in altri Paesi. Ma per alcuni potrebbe essere troppo tardi.

Esperti hanno asserito che Clubhouse ha ridefinito il formato dei social network e che la rivincita dell’audio su cui poggia la piattaforma si è trasformata in un pericoloso cortocircuito, ma è realmente così? Abbiamo girato la domanda a Vincenzo Cosenza, responsabile marketing della piattaforma italiana Buzzoole e autore del blog Vincos.

«Solo l’audio è riduttivo»
«Clubhouse ha aperto un nuovo filone di contenuti, come l’audio che incontra la socialità della rete, e l’unione di questi due strumenti è stata effettivamente una novità – spiega Cosenza –. Ma questo non vuol dire necessariamente che Clubhouse, in qualità di azienda, riesca a rimanere sul mercato e ad essere protagonista. Ha fatto intravedere questa possibilità ad altre aziende, infatti è stata colta al volo da Twitter. È difficile però dire se effettivamente sarà in grado di raccogliere quanto ha seminato». Per quanto riguarda la tanto decantata rivincita dell’audio, Cosenza sottolinea la lacuna in questo elemento chiave della piattaforma, perché «qualsiasi nuovo formato richiede sempre un metodo di scrittura alla base, ma abbiamo visto che in diverse “stanze” si tende sempre a lasciare il microfono acceso a chiunque. Questo non è il modo giusto di agire, perché prima bisogna offrire un contenuto e successivamente ci si focalizza sulla socialità e sulle considerazioni del pubblico. Bisogna avere uno zoccolo duro di contenuti e un format che segue delle linee guida». La voce, quindi, può essere sì un punto di forza, ma potrebbe diventare riduttivo e un punto di debolezza se non sfruttato adeguatamente.

Ha dato il via a un nuovo filone di contenuti, come l’audio che incontra la socialità della rete, ma questo non vuol dire che riesca a rimanere sul mercato e ad essere protagonista

Contenuto giusto al momento giusto? Non sempre
Un altro problema, sempre inerente all’audio, evidenziato dal nostro interlocutore è la difficoltà per l’utente di capire nell’immediato se quel contenuto gli interessa o meno. In altre parole, trovare il contenuto giusto al momento giusto. Le persone infatti si collegano alla piattaforma quando riescono a ritagliarsi del tempo libero, ma se la ricerca frenetica dell’argomento giusto si conclude con un nulla di fatto la maggior parte delle persone tende a chiudere l’applicazione senza più riaprirla. Ergo, viene considerata una perdita di tempo. Questo problema, secondo Cosenza, è da ricondurre a difficoltà prettamente tecniche: «Il social è ancora troppo giovane e non possiede un algoritmo così intelligente da riuscire a proporre delle “stanze” in base alle preferenze e agli interessi degli utenti».

ll social è ancora troppo giovane e non possiede un algoritmo così intelligente da riuscire a proporre delle “stanze” in base alle preferenze e agli interessi degli utenti

Un luogo esclusivo
Problemi, questi, che non devono essere interpretati come la morte del social network. Anzi, la strada di Clubhouse potrebbe tornare a essere in discesa e riaccendere l’interesse degli utenti grazie proprio al lancio dell’applicazione per Android e non solo per iOS. «Ormai la tecnologia è stata copiata da tutti – asserisce Cosenza – l’unica chance che può avere è quella di diventare un luogo esclusivo, non utilizzato da tutti ma solo da una certa cerchia di persone, come professionisti ed esperti». Già, perché il destino di Clubhouse sembra essere già tracciato: una piattaforma destinata a rimanere di nicchia che riuscirà a vivere di vita propria se verrà inserita in un «ecosistema» di offerte più ampio. Ad esempio, il formato audio-social all’interno di Twitter ha una funzione ben precisa che si unisce a un’ampia offerta di formati.

«Avere un social che mette e disposizione solo una funzione è riduttivo, anche perché le piattaforme vanno sempre più nell’ottica di attirare persone attraverso gli influencer – spiega –, è scattata una sorta di campagna acquisti per ingolosire i creator e trattenerli su un determinato social offrendo anche la possibilità di monetizzare. Chi offrirà il maggior numero di strumenti e possibilità espressive ai creator avrà più possibilità di averli in squadra».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1 Coronavirus
  • 2 Valentina Coda
Ultime notizie: Cultura & Società
  • 1
  • 1