Il frullatore sonoro dei Greta Van Fleet

la recensione

Accusato, nel disco d’esordio, di copiare spudoratamente i Led Zeppelin, nel secondo album «The battle at garden’s gate » il giovane quartetto del Michigan allarga l’orizzonte ispirativo ad altri classici del rock regalando un gradevole impasto hard pop che però non brilla per originalità

 Il frullatore sonoro dei Greta Van Fleet

Il frullatore sonoro dei Greta Van Fleet

Ma i Greta Van Fleet... copiano i Led Zeppelin? Beh... sì, altrimenti non si spiegherebbe perché tanti, ascoltando tre anni fa l’album d’esordio del quartetto del Michigan, abbiano avuto l’impressione di ritrovarsi di fronte ad inedito dello storico ensemble. Ed è altrettanto innegabile che la voce di Josh Kiszka tiri, in tutti i sensi, a Robert Plant e che lo stile chitarristico del fratello Jake punti a Jimmy Page (e basta osservare come si muove sul palco per vedere il parallelo).

C’è qualcosa di male in tutto ciò? Nì. Intanto perché è ridicolo accusare qualcuno di copiare i Led Zeppelin, gruppo che ha saccheggiato in lungo e in largo il blues facendo propri interi brani, al contrario dei Greta Van Fleet che si limitano ad un po’ di manierismo. E poi perché tutti, ma proprio tutti, all’inizio...

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