Il Pardo di domani, tra giovani e ambiente

Locarno 74

Il rapporto di sostenibilità illustra le sfide del futuro del Locarno Film Festival – Fabienne Merlet: «Il cambiamento passa da progetti concreti» - VIDEO

Il Pardo di domani, tra giovani e ambiente
© CdT

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La 74sima edizione del Locarno Film Festival è quasi terminata, ma già si comicia a pensare al Pardo del domani. Anzi, a dirla tutta, si pensa al suo sviluppo già da tempo. Tanto che, lo scorso aprile, è stato pubblicato il primo rapporto di sostenibilità. In un periodo storico dove i cambiamenti climatici e il futuro dei giovani sono diventati sfide globali, l’organizzazione della kermesse locarnese ha voluto infatti presentare i risultati ottenuti e le principali attività realizzate nell’ambito della sostenibilità sociale, economica e ambientale.

L’auspicio dichiarato è che questo strumento possa favorire un dialogo trasparente e proficuo intorno a questi temi così rilevanti, e contribuisca a promuovere e a diffondere buone pratiche tanto nel settore degli eventi culturali, quanto nella vita quotidiana di tutti.

Non si tratta quindi di semplici buone intenzioni e parole astratte, ma di progetti e impegni concreti, come spiega Fabienne Merlet, deputy marketing director che ha coordinato il rapporto. «Crediamo molto a questo cambiamento: il Locarno Film Festival si colloca pienamente nella storia dello sviluppo dell’industria cinematografica e della storia del cinema. Questa posizione non è una rendita ma una responsabilità. Un valore da trasmettere a chi verrà dopo di noi. Per questo motivo il Festival è in prima fila per immaginare come continuare ad assolvere al suo ruolo storico e culturale, e contemporaneamente immaginare soluzioni attuabili e sostenibili per andare incontro a un futuro inclusivo, aperto e creativo».

Nel concreto, uno dei primi passi, a dire il vero già dal 2010, è stato l’ottenimento della certificazione Climate Neutral Event grazie alla collaborazione con l’organizzazione no-profit Myclimate, con la quale il Pardo si impegna a compensare ogni anno tutte le emissioni della manifestazione sostenendo progetti ambientali selezionati. Ma l’intenzione è quella di non fermarsi alla semplice compensazione delle emissioni, lavorando quindi su più livelli.

A partire dalla mobilità, tema decisamente sensibile nel Locarnese: «Non vogliamo aumentare la pressione sulla viabilità di una regione che già affronta quotidianamente alcune criticità – spiega Merlet – Per questo proponiamo offerte combinate con le FFS, grazie alle quali gli ospiti del Festival possono usufruire di sconti e agevolazioni. Con lo stesso principio offriamo il servizio di park and ride al Fevi e i due Pardobus in collaborazione con Autopostale. Inoltre c’è la possibilità di noleggiare biciclette assieme al nostro partner Flyer e al Dipartimento dello Sviluppo. Insomma, sono molte le alternative grazie alle quali chiunque può lasciare la macchina a casa e godersi l’esperienza del clima festivaliero in tutta tranquillità».

Tuttavia, il Pardo rimane comunque un «carrozzone» che ha bisogno di tanto materiale, dalle sedie a tutti i sistemi di proiezione, per essere allestito a dovere: «È vero, ma ormai siamo una macchina ben organizzata: abbiamo magazzini in tutto il Locarnese per ridurre al minimo tutti gli spostamenti delle attrezzature, che viene poi trasportato e sistemato da un team di oltre cento persone. Con grande attenzione verso il recupero di ciò che viene inutilizzato: collaboriamo infatti con diverse associazioni che danno nuova vita a ciò che non possiamo più usare. Come, ad esempio, SOS Ticino che riutilizza i nostri materiali per delle biciclette molto caratteristiche».

Grande attenzione è stata rivolta verso la nuova Rotonda, che ha cambiato totalmente il concept, non solo per quanto riguarda le attività culturali: «L’area sposa e interpreta benissimo il nostro concetto di sostenibilità, collaborando unicamente con produttori locali che propongono, per quanto possibile, specialità stagionali utilizzando peraltro bicchieri e stoviglie riutilizzabili riducendo al massimo ogni spreco. Inoltre, anche in questo caso, alcune attrazioni della Rotonda sono state create con materiali di recupero del Festival».

Ma il Locarno Film Festival ha voluto estendere il proprio concetto di sostenibilità, che non si limita a quella ambientale ma affronta anche le sfide sociali: «L’integrazione dei giovani è un tema fondamentale e ne siamo pienamente consapevoli: la nostra organizzazione conta più di 800 persone per realizzare l’evento. Di queste, ben il 70% è sotto i 30 anni: oltre a valorizzare il know-how del territorio si tratta quindi anche di mandare un messaggio forte ai giovani», commenta Merlet.

La quale spiega come il coinvolgimento delle nuove generazioni non sia solo organizzativo: «Il BaseCamp, nell’ex caserma di Losone, dal 2019 accoglie più di 200 giovani, provenienti soprattutto dalle scuole d’arte svizzere, creando eventi, concerti e mostre, vivendo quindi il Festival nella sua essenza più artistica. Un vero e proprio laboratorio creativo per giovani talenti».

«Ma più in generale – conclude Merlet - il Locarno Film Festival rimane una grande opportunità per i giovani cineasti di fare networking ed entrare in contatto con registi, attori, critici e addetti ai lavori in modo molto naturale, in questa cornice che rimane unica nel suo genere. Ben consapevoli che saranno loro il nostro futuro, sia durante il Festival che nella società».

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