Il porto di Liverpool fuori dalla lista dei siti del patrimonio mondiale

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A causa di un eccessivo sviluppo delle strutture che ne hanno causato una perdita in «autenticità», l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura ha deciso di privare la zona della città britannica del proprio status

Il porto di Liverpool fuori dalla lista dei siti del patrimonio mondiale
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L’Unesco ha votato per rimuovere il porto di Liverpool dalla lista dei siti del patrimonio mondiale a causa di un eccessivo sviluppo delle strutture che gli ha fatto perdere la sua autenticità, compresi i piani per un nuovo stadio di calcio.

Durante la seduta del comitato presieduto dalla Cina, i voti a favore sono stati 13, quelli contrari 5, solo uno in più rispetto alla maggioranza di due terzi richiesta per eliminare un sito dall’elenco globale.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura aveva precedentemente avvertito la città che gli sviluppi urbanistici previsti, che includono anche il nuovo stadio del club calcistico dell’Everton, avrebbero «fatto perdere la sua identità», come riferisce la Bbc.

Liverpool diventa così il terzo sito a perdere il suo status di Patrimonio dell’Umanità da quando è stata avviata la lista nel 1978. Gli altri due sono il Santuario dell’Orice d’Arabia e la Valle dell’Elba a Dresda, in Germania.

La città marittima inglese è stata insignita dell’ambito titolo nel 2004 come riconoscimento del suo impatto storico e architettonico. L’Unesco ha valutato la città come importante centro commerciale durante l’Impero britannico e i suoi punti di riferimento architettonici. Tuttavia, un rapporto pubblicato a giugno dalla commissione del Patrimonio Mondiale ha affermato che gli sviluppi sul porto avrebbero fatto perdere la sua autenticità e ha citato il progetto Liverpool Waters e il nuovo stadio dell’Everton, che è in costruzione a Bramley Moore Dock.

Quasi 30 personaggi della politica, del calcio e del mondo accademico hanno scritto una lettera al Times a giugno in cui esortavano l’Unesco a non privare la città del suo status.

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