La fragile solitudine di un influencer

Grande schermo

In «Sweat», secondo lungometraggio dello svedese Magnus von Horn girato in Polonia

 La fragile solitudine di un influencer
Magdalena Kolesnik è la protagonista del film. © FIRSTHANDFILMS

La fragile solitudine di un influencer

Magdalena Kolesnik è la protagonista del film. © FIRSTHANDFILMS

 La fragile solitudine di un influencer

La fragile solitudine di un influencer

Si possono avere 600.000 follower sui social media eppure essere completamente soli nell’intimità della propria vita. Esplora questo assurdo paradosso contemporaneo, che può riguardare in diversa misura anche i follower di cui sopra, il regista svedese Magnus von Horn nel suo secondo lungometraggio Sweat, girato in Polonia, dove vive, insegnando alla celebre scuola di cinema di Lodz nella quale si è diplomato nel 2013. Sarà la scelta di concentrare l’arco della narrazione su un breve periodo di tempo (tre giorni), il fatto di mantenere la macchina da presa quasi sempre «incollata» alla protagonista, l’assoluto realismo (a tratti quasi documentaristico) delle situazioni o la presenza di un unico (ma fondamentale) elemento di disturbo, ma fatto sta che nell’intenso ritratto della giovanissima Sylwia, influencer e motivatrice specializzata nel fitness, non si possono non riconoscere le influenze a livello formale e narrativo del grande maestro polacco Krzysztof Kieslowski (1941-1996) e in particolare del suo Decalogo.

La fragile solitudine di un influencer

La protagonista (interpretata con grande convinzione da Magdalena Kolesnik) non si trova però di fronte a un dilemma morale, come capitava ai personaggi di Kieslowski, ma a un bivio esistenziale: celare i propri problemi dietro la maschera serena e rassicurante che si è costruita su Instagram, oppure far trapelare qualcosa di ciò che le bolle dentro sperando nella solidarietà e nel sostegno dei suoi seguaci? Magnus von Horn sceglie un finale aperto, ma la vicenda dello stalker che perseguita Sylwia ci mostra nitidamente la fragilità della donna e la sua paura di scivolare dall’altra parte dello specchio, quella dei disperati e degli anonimi. Inserito nella selezione del Festival di Cannes 2020, Sweat ci parla con intelligenza del mondo di oggi. E non è poco

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