La poetica di Tullio Pericoli dal pennello alla scrittura

La riflessione

Nell’agile volumetto «Arte a parte», il celebre pittore e disegnatore italiano parla del suo lavoro, dello sguardo e delle domande che si fa un artista, di come osserva il mondo e di come il mondo restituisce il suo sguardo

La poetica di Tullio Pericoli dal pennello alla scrittura
Tullio Pericoli - «Autoritratto con ritratto di Stevenson» (particolare) - 1991. © pro litteris

La poetica di Tullio Pericoli dal pennello alla scrittura

Tullio Pericoli - «Autoritratto con ritratto di Stevenson» (particolare) - 1991. © pro litteris

Non ricordo con esattezza la prima volta che ci siamo incontrati. Era certamente all’ «Espresso», di sicuro sono passati più di trent’anni da allora. Ma il Tullio Pericoli di quel tempo è nitido dentro la foschia delle memorie più lontane. Nitido come quello di oggi, nitido come i suoi pennelli e i suoi disegni. Gli occhiali, tondi, un sorriso curioso, un’attenzione leggera, eppure serissima e rigorosa. Uno sguardo che mi ha sempre incuriosito: come ti guarda Tullio Pericoli, come ti guardano più in generale gli artisti? Debbo a Tullio la prima illustrazione della copertina del mio primo libro. E un’amicizia, attenta, da sempre. Ho sempre saputo del suo sguardo e della sua consapevolezza di artista, ma quando gli artisti si mettono a raccontare, e a raccontare il loro lavoro, fai delle scoperte...

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