La scomparsa di Josef Weiss, l’«artigiano dei caratteri»

Cultura

Si è spento a Mendrisio a 76 anni il noto stampatore, rilegatore ed editore - Dalla sua bottega, nell’ultimo trentennio, sono uscite preziosità librarie ambitissime dai bibliofili di tutto il mondo - Gli furono dedicati anche due film, uno dei quali presentato al Locarno Film Festival

La scomparsa di Josef Weiss, l’«artigiano dei caratteri»
Josef Weiss era nato nel Canton Turgovia nel gennaio 1944. (Foto CdT/Archivio)

La scomparsa di Josef Weiss, l’«artigiano dei caratteri»

Josef Weiss era nato nel Canton Turgovia nel gennaio 1944. (Foto CdT/Archivio)

«La gente non sa più che cos’è il bel libro. Il libro non è solo portatore di informazione, di cui oggi ne abbiamo fin troppa, è un qualcosa di cui innamorarsi. Io vado a prendere un libro perché voglio sapere di cosa parla, rileggendolo e rivedendolo con calma. C’è una lentezza intorno al libro che fa bene». Così, in un’intervista al nostro giornale poco più di cinque anni fa Josef Weiss parlava del suo mestiere e della sua vita, trascorsa quasi interamente nell’universo dei libri. E che un infarto ha bruscamente interrotto un paio di giorni fa, all’età di 76 anni, mentre era al lavoro nel suo atelier di Mendrisio dove, nell’ultimo trentennio, aveva forgiato la sua fama di fine stampatore, impareggiabile rilegatore, ma anche di grafico ed editore riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

Un amore sbocciato presto

Un «artigiano dei caratteri» il cui mestiere – che andava dal restauro di antichi volumi alla realizzazione preziosi libri d’arte a tiratura limitatissima, ambitissimi tra i bibliofili – affondava le radici nel magistero di Gutenberg e che Weiss, nativo di Romanshorn nel Canton Turgovia e formatosi alla scuola d'arte di San Gallo, ha sognato sin da giovanissimo. «Ero in visita, quindicenne, alla Stiftsbibliothek a San Gallo, annessa al convento benedettino. Ne sono stato irretito». Da lì la scelta di consacrarvisi e di perfezionarsi, spostandosi in giro per l’Europa: Berna, Salisburgo, Augusta, Brighton, la Certosa di Pavia e Berlino per poi approdare in Ticino . «Vi arrivai nel '68», raccontava. «Lavoravo come grafico per una multinazionale svizzera principalmente per il mercato italiano. Ero un frontaliere al contrario. Dentro di me però coltivavo il pallino di fare dei libri, sintetizzando ciò che avevo imparato come grafico e rilegatore. Così mi sono licenziato per iniziare questa nuova avventura».

Josef Weiss al lavoro nel suo atelier di Mendrisio (Foto CdT/Archivio)
Josef Weiss al lavoro nel suo atelier di Mendrisio (Foto CdT/Archivio)

L’arrivo nel Magnifico Borgo
Avventura cui ha dato il via dapprima a Vacallo, dove aprì un’attività di legatoria e restauro di libri, poi a Bruzella, dove divenne anche editore (il suo primo volume da lui realizzato in questa veste uscì con il marchio Ascona Press, casa editrice fondata con un amico) e infine a Mendrisio dove è nato il suo Atelier della stampa e della Rilegatura d’Arte. Un laboratorio dal quale, negli anni, sono usciti autentici gioielli come La Passione di Cristo di Mario Luzi, opera dipinta su pergamena destinata al compianto pontefice Giovanni Paolo II; l'Utopia di Tommaso Moro, donata, in occasione delle Olimpiadi di Barcellona, ai reali di Spagna da Silvio Berlusconi, che ne ha firmato la prefazione. O ancora l'omaggio al cinese Lo Ch'ing in lingua originale, in tedesco e in italiano, commissionata dalla Fondazione Beltrametti e la collana editoriale Dîvân nata dal desiderio di contribuire ad un possibile dialogo tra Occidente ed Oriente (con chiaro riferimento al West-óstliche Dîvân di Goethe) alla quale hanno preso parte poeti, scrittori, artisti e architetti, tra i quali Mario Botta, Gigi Guadagnucci, Nag Arnoldi e il premio Nobel per la pace Rigoberta Menchú Tum e che è entrata a far parte della collezione della Biblioteca Nazionale Svizzera e la Biblioteca Cantonale di Lugano. Per non parlare di trattati di storia, filosofia, teologia, botanica e quant'altro usciti dal suo atelier sempre con delle fogge esclusive, uniche spesso valse loro l’esposizione in importanti musei, tra i quali il MOMA, Museum of Modern Art di New York, la Deutsche Nationalbibliothek di Francoforte e Lipsia e la Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze.

Josef Weiss con il regista Silvio Soldini e Alberto Casiraghy
Josef Weiss con il regista Silvio Soldini e Alberto Casiraghy

L’interesse del cinema
Opere che hanno suscitato anche l’interesse del mondo del cinema: nel 2012 il regista Lukas Tiberio Klopfenstein ha infatti dedicato alla sua figura il documentario Il libro deve morire per nascere a nuova vita presentato al 66. Festival di Locarno, mentre nel 2016 è Josef Weiss stato protagonista, assieme ad un altro illustre esponente dell’editoria d’arte, Alberto Casiraghy, de Il fiume ha sempre ragione di Silvio Soldini vincitore di due premi al Biografilm Festival di Bologna. Due pellicole nelle quali Josef Weiss, parlando dei suoi amati libri in un’epoca in cui la tecnologia cercava di renderli obsoleti era solito ripetere che «il libro deve morire per rinascere in nuova veste. Morire nel senso di mero portatore di informazione e di testi: deve sapersi trasformare e rinnovare come ha fatto la tipografia dopo seicento anni di storia». Un messaggio ci auguriamo qualcuno sia in grado di raccogliere.

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