La vita di Allegra, prima e dopo Marrakesh

La recensione

Presentato in diretta tv sulle tre reti nazionali della SSR e in Rete per aprile le Giornate di Soletta «Atlas», il nuovo film del regista ticinese Niccolò Castelli, convince per equilibrio narrativo e maestria tecnica

La vita di Allegra, prima e dopo Marrakesh

La vita di Allegra, prima e dopo Marrakesh

Allegra è una giovane donna che ama la vita. Si diverte, adora fare musica nei localini, ama il suo ragazzo, circondata dagli amici di sempre, con cui fa arrampicate in montagna. La vediamo così nelle prime scene di Atlas, il film di Niccolò Castelli che ha inaugurato ieri le Giornate del Cinema di Soletta, sulle reti SSR e online sul sito journeesdesoleure.ch. Allegra (di nome e di fatto), con gli amici grida al cielo «siamo vivi!», dall’alto delle vette, al centro dell’Europa. Poco dopo i titoli, la vediamo con il collare ortopedico, senza forze, i muscoli tonici di un tempo affidati alle cure della fisioterapista. Sprofondata nel silenzio, lei che amava tanto la musica. Il suo ragazzo, i suoi amici non ci sono più. Le cicatrici l’hanno segnata per sempre, non solo sulla pelle. Cos’è accaduto per cambiarla così? E chi è l’uomo con la barba e la borsa nera, dai tratti mediorientali, che la turba così tanto?

La protagonista del film Matilda De Angelis
La protagonista del film Matilda De Angelis

Intelligentemente, Atlas non mostra subito l’attentato (quello di Marrakech del 2011 in cui morirono tre giovani ticinesi) ma sa creare l’attesa con un montaggio alternato, quasi sincopato, della vita di Allegra prima e dopo. Si passa da momenti felici, luminosi, a scene più cupe, buie, grazie all’ottimo lavoro del direttore della fotografia (Pietro Zuercher), quasi a dipingere paesaggi dell’anima. La camera, mobilissima, incollata al volto della protagonista o puntata sulla sua nuca, a indagare sul tormento dei suoi pensieri. Intanto, con poche pennellate, prendono contorno i personaggi minori, i genitori, gli amici, i colleghi di Allegra. Tutto il film ruota intorno a lei. E la scelta azzeccata è quella dell’attrice, la convincente Matilda De Angelis. Premiata nel suo ruolo d’esordio (giovane pilota di auto da corsa, sorella del tossicodipendente Stefano Accorsi in Veloce come il vento), è ora su Netflix nei panni della fidanzata di Elio Germano in L’incredibile storia dell’isola delle rose e pure nella miniserie The Undoing - Le verità non dette, a fianco di Hugh Grant e Nicole Kidman. In Atlas si cala nel personaggio, quasi doppio, di Allegra, tra felicità e apatia, paura e rabbia. Con lei, Neri Marcoré, Nicola Perot (già protagonista del film d’esordio di Castelli, Tutti giù), e in particine, il collega Erik Bernasconi e il produttore Villi Hermann (il passeggero del treno).

L’opera conferma la maturità del regista e le doti della protagonista attorno vero perno della storia

Grazie alle sonorità mediorientali dell’oud di Karim Baggili, chitarrista belga di origini giordane e gitane, la musica, sempre fondamentale nei film del regista ticinese, genera quasi un effetto straniante rispetto ai luoghi: parchi, sentieri, bar, la stazione di Lugano, i Denti della vecchia... Insomma, una perfetta raccolta di location per pubblicizzare la Ticino Film Commission, di cui Castelli è da poco direttore. Atlas conferma la maturità del regista: stupende le riprese delle arrampicate, grande maestria tecnica. Una conferma per il cinema svizzero in lingua italiana, meritata la vetrina di Soletta. Mancano solo gli applausi del pubblico vero. Che arriveranno quando il film troverà la via delle sale, in Svizzera e speriamo anche in Europa.

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