Laetitia Casta: «Amo questa donna autentica che segue le sue passioni a qualunque costo»

L’intervista

Un ragazzino cambia pelle nella torrida estate del 1976: è quel che succede nel film che vi presentiamo «Le milieu de l’horizon» della regista svizzera Delphine Lehericey in uscita nelle nostre sale - A colloquio con l’attrice francese che interpreta il personaggio di Nicole

Laetitia Casta: «Amo questa donna autentica che segue le sue passioni a qualunque costo»
Laetitia Casta interpreta il personaggio di Nicole © BOX PRODUCTIONS

Laetitia Casta: «Amo questa donna autentica che segue le sue passioni a qualunque costo»

Laetitia Casta interpreta il personaggio di Nicole © BOX PRODUCTIONS

«Per me era importante rimanere fedele all’epoca in cui si svolge il romanzo da cui è tratto il film, gli anni Settanta, soprattutto per ciò che riguarda le ambientazioni e il paesaggio, e questo ci ha portati a scegliere di girare in Macedonia poiché nella Svizzera o nella Francia di oggi sarebbe stato troppo complicato ricostituire quell’epoca. Per avvicinarci ulteriormente all’atmosfera di quel periodo, ho inoltre deciso di girare il film in pellicola 35 mm, per dare un aspetto “nostalgico” alle immagini e sfruttare al meglio la luce del sole e il suo effetto sulla pelle delle persone. Per ciò che riguarda i costumi e l’attitudine dei personaggi ho invece preferito mostrare la modernità e non ho quindi chiesto agli attori di atteggiarsi in stile anni Settanta, ma di essere naturali, di comportarsi come delle persone di oggi, perché le tematiche che vengono affrontate nel film sono molto simili a quelle che sono oggi d’attualità: il clima, l’emancipazione della donna, i cambiamenti nell’agricoltura, senza dimenticare il discorso universale sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza. In un certo senso, ho quindi mischiato le carte in tavola».

Il tredicenne Luc Bruchez è candidato ai Premi del cinema svizzero. © BOX PRODUCTIONS
Il tredicenne Luc Bruchez è candidato ai Premi del cinema svizzero. © BOX PRODUCTIONS

Idee molto chiare

Dimostra di avere le idee molto chiare la regista svizzera Delphine Lehericey che con il suo secondo lungometraggio, Le milieu de l’horizon tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore losannese Roland Buti, torna ad occuparsi della complessità della traiettoria che conduce dall’infanzia all’adolescenza come nella sua opera prima Puppylove (2016). In questo caso, però, ci troviamo in un contesto rurale (paesaggio piatto e senza limiti, fattorie isolate) all’interno del quale i problemi più impellenti da risolvere sono da un lato l’afa e la persistente siccità (realmente verificatesi a Nord delle Alpi nell’estate del 1976) e l’emergente spinta all’industrializzazione nel campo dell’agricoltura che mette in allarme anche la famiglia del tredicenne Gus, che durante le vacanze scolastiche sarà controvoglia costretto dal padre, Jean, a darsi da fare in particolare per occuparsi dell’allevamento intensivo di galline all’interno di un grande e inquietante capannone. Jean è un contadino burbero e individualista, gran lavoratore ma che ha scelto questa strada per non farsi dare ordini da nessuno, e non prende nemmeno in considerazione gli appelli dei vicini ad unirsi per lottare contro le minacce che mettono in pericolo le loro aziende. Jean ha quindi pochissimo tempo per occuparsi della moglie, Nicole (Laetitia Casta, vedi intervista di seguito), il cui rapporto con un’altra donna finirà per causare dei profondi sconvolgimenti nella vita della famiglia.

Conflitto violento

Sconvolgimenti che vengono visti in primo luogo attraverso gli occhi di Gus (bravissimo, come molti suoi coetanei che debuttano al cinema, il tredicenne vallesano Luc Bruchez), che svilupperà un conflitto a tratti anche violento nei confronti della madre in particolare e degli adulti in generale. Conflitto che solo nel finale riuscirà in qualche modo a superare, dopo che la sua visione del mondo sarà stata completamente rivoluzionata.

Le milieu de l’horizon ha quindi il pregio di portare avanti parallelamente, e in maniera efficace, discorsi diversi senza che nessuno di essi venga sopraffatto dagli altri. Un equilibrio che nasce dall’estrema cura di tutti i personaggi e dal particolare approccio della regista alla vicenda: «L’ho scoperta attraverso la sceneggiatura di Joanne Giger - ci dice ancora Delphine Lehericey - e solo più tardi ho letto il romanzo. Ciò ci ha permesso di rendere più attivo il personaggio di Gus e soprattutto di aumentare lo spazio dedicato alla sua relazione con la madre e quindi anche al personaggio stesso di Nicole, alla cui costruzione ha contribuito in maniera determinante Laetitia Casta che da subito lo ha amato molto. Prima e durante le riprese ho poi distribuito dei capitoli del romanzo ai diversi attori, affinché nelle emozioni trasmesse dal testo potessero trovare del materiale utile per arricchire i propri personaggi e rendere visibile sullo schermo quella materia invisibile che c’è nella letteratura e che rischia di andare perduta quando si scrive una sceneggiatura».

L'intervista a Laetitia Casta

Signora Casta, cosa l’ha spinta ad accettare la sfida di interpretare il personaggio di Nicole in Le milieude l’horizon?

«Quello che mi ha interessato in primo luogo è stato il racconto del rapporto tra una madre e un figlio e tutti i sentimenti che implica questa relazione. All’inizio Gus vive una vera e propria adulazione di tipo arcaico per Nicole che per lui è la persona che deve occuparsi di tutto, che vive per gli altri; ma poi diventa colei che abbandona la famiglia, che pensa solo alla propria emancipazione. Una traiettoria molto interessante da interpretare per un’attrice».

Vede Nicole come una donna molto coraggiosa?

«Più che coraggiosa, la definirei autentica: segue i propri sentimenti e le proprie emozioni e questo cambiamento mette a dura prova Gus che, come tutti i bambini, è molto “reazionario”, non sopporta i cambiamenti e qui subentra la paura di essere abbandonato, perché in Nicole non vede più la mamma ma una donna. Il fatto che Nicole mostri la propria sessualità, i propri desideri, la fa passare - per modo di dire - da Vergine Maria a puttana e tra le due non esiste nessun compromesso. È questa la vera tragedia per le donne. Gus però, poco a poco, riuscirà a capire questo cambiamento e questa comprensione per la scelta della madre lo porterà ad essere un uomo migliore, permettendogli di lasciarsi alle spalle molte idee sbagliate».

L’ambientazione anni Settanta ha contato nel suo modo di interpretare Nicole?

«Il film si svolge in un momento in cui hanno inizio diversi processi di cambiamento che sono in corso ancora oggi, sia per ciò che riguarda la situazione delle donne sia per ciò che riguarda una società molto maschilista. Quindi gli anni Settanta fanno ancora parte del presente da questo punto di vista».

Com’è stato lavorare con Luc Bruchez, il tredicenne esordiente che interpreta Gus?

«Luc è fantastico, ha una grandissima passione per il cinema e quando c’è la passione non ci sono mai problemi, perché tutto nasce da una scelta personale. Non ho dovuto neanche pormi la domanda se fargli da mamma, è stata una reazione molto naturale per me ma anche per gli altri attori adulti, a dimostrazione delle ottime scelte di casting fatte dalla regista. E a proposito di passione, devo dire che è questo il tipo di cinema che mi piace di più, quello che vado a vedere in sala e che amo interpretare».

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  • 1 Antonio Mariotti
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