Lo «sprayer di Zurigo» Harald Naegeli compie 80 anni

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Dalla fine degli anni Settanta di notte e di nascosto, anonimamente, ha tracciato tra 400 e 600 graffiti filiformi - LE FOTO

Lo «sprayer di Zurigo» Harald Naegeli compie 80 anni
© KEYSTONE/Gaetan Bally

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Lo «sprayer di Zurigo» Harald Naegeli compie 80 anni

Lo «sprayer di Zurigo» Harald Naegeli compie 80 anni

Harald Naegeli si è fatto un nome come «sprayer di Zurigo», una qualifica che per decenni non è stata accompagnata affatto da benevolenza. Il 4 dicembre, l’artista di fama internazionale, che per anni ha dovuto comporre con la giustizia, compie ottant’anni.

Per Naegeli, accuse a causa delle sue rappresentazioni con la bomboletta spray su muri e facciate nella città di Zwingli sono state cosa usuale. Dalla fine degli anni Settanta di notte e di nascosto, anonimamente, ha tracciato tra 400 e 600 graffiti filiformi.

Con queste provocazioni, Naegeli, nato a Zurigo il 4 dicembre 1939, ha suscitato molte rimostranze e fu perseguito penalmente. Nel 1981, il Tribunale cantonale di Zurigo lo riconobbe colpevole di danneggiamento e lo condannò a nove mesi da scontare e a una pesante multa. Naegeli fuggì in Germania, dove continuò a disegnare graffiti, e così a poco a poco da vandalo si trasformò in artista di fama internazionale. In seguito a un mandato d’arresto internazionale si consegnò alle autorità svizzere. Nel 1984, dopo aver scontato sei mesi di carcere, non sentendosi compreso a Zurigo tornò in autoesilio a Düsseldorf (D).

Poi il peso della giustizia sulle spalle dello zurighese si è alleggerito. Nonostante ulteriori citazioni davanti alla giustizia, la frontiera tra danni alla proprietà e arte nello spazio pubblico si è col tempo fatta molto più tenue agli occhi delle autorità.

Zurigo nel 1993 lo ha accolto come fosse un figliol prodigo e gli ha dedicato una retrospettiva al Kunsthaus. Ma poi nel maggio del 2017, Naegeli, che viveva anche a Düsseldorf, ha nuovamente creato malumore nella sua città natale. L’artista si è offerto di tracciare gratuitamente una «danza macabra dei pesci» in uno dei campanili della cattedrale, il Grossmünster.

Naegeli aveva spiegato alla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) che il pesce ha avuto un ruolo significativo nella sua vita, fin dalla fanciullezza. «Sono per metà norvegese, da ragazzo ho spesso pescato in mare e ho studiato e disegnato questi animali. Inoltre, per me il pesce simboleggiava il cristianesimo». Il Grossmünster, la chiesa più importante della città di Zwingli, sarebbe quindi il luogo ideale per ospitare una danza macabra, aveva sottolineato nell’intervista.

Alla fine del 2018, Naegeli ha iniziato a comporre la sua opera. Aveva accettato la condizione che il suo lavoro sarebbe stato cancellato dopo quattro anni. Non ha però voluto rispettarne altre: ha ad esempio tracciato i suoi graffiti al di là dello spazio che gli era stato attribuito. Questo eccesso ha portato a un’interruzione del lavoro e a trattative tra il Dicastero delle costruzioni cittadino, l’ufficio dei monumenti storici e lo stesso sprayer.

Nel luglio di quest’anno Naegeli ha rilasciato un’altra intervista alla NZZ, quand’era ricoverato all’ospedale universitario di Zurigo. «Sono sempre più debole», ha detto. «La mia vita è in gran parte finita.» Ha assicurato che non avrebbe completato l’opera al Grossmünster anche se Dio glielo avesse chiesto. Ha aggiunto che la sua «danza macabra», come ogni grande arte, è perfetta anche come frammento.

L’artista si è dimostrato conciliante: «In passato ero considerato imbrattatore e danneggiatore. Ora invece sono visto come un pioniere della street art, un artista serio». Ha sottolineato di voler morire a Zurigo: una città bellissima dove è circondato dalla sua arte, dalla letteratura e dalla musica.

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