Lo strano duello Fedez-Salvini

L’analisi

Secondo il massmediologo Fausto Colombo «il politico evita di attaccare l’artista in modo esplicito per non creare fratture all’interno di un terreno occupato da entrambi, vale a dire i social» – Il grande evento televisivo ha amplificato l’importanza delle parole del cantante

Lo strano duello Fedez-Salvini
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Lo strano duello Fedez-Salvini

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Il «caso Fedez» è soltanto l’ultimo capitolo della storia delle polemiche che da sempre accompagnano il concerto romano del Primo Maggio. E c’è probabilmente un motivo preciso per spiegarne le ragioni: il «concertone» di piazza San Giovanni è, per sua natura, un grande evento popolare e mediatico, legato a contenuti che gli artisti vivono come un’occasione per prendere posizione e la piazza come momento di festa e di libertà. La diretta della Rai ne amplifica a dismisura l’importanza e il peso, e al suo interno ogni frase, ogni nota, ogni gesto mutano di significato. Molti ricordano quando nel 2002 i Modena City Ramblers cambiarono canzone al momento di salire sul palco intonando Bella Ciao; o le accuse velenose lanciate a Daniele Silvestri che, nel 2003, fece scoppiare il finimondo per aver indossato, al momento di cantare il brano Il mio nemico, una maglietta con il ritratto dell’allora premier Silvio Berlusconi.

«Sono la televisione e, soprattutto, i grandi eventi a veicolare i messaggi nella società della comunicazione, non la goccia quotidiana – dice, al Corriere del Ticino, Fausto Colombo, ordinario di Teoria della comunicazione e dei media all’Università Cattolica di Milano – e il concerto del Primo Maggio è questo: un grandissimo evento di cui i social, ma non solo, diventano straordinari amplificatori. Qualcosa da cui parte un’onda comunicativa che investe a cascata tutti gli altri media».

Buono e cattivo giornalismo

Nel suo ultimo lavoro, “Ecologia dei media” (Vita e Pensiero, 2020), Colombo spiega come i mezzidi comunicazione siano di fatto un ecosistema in continua evoluzione, il cui punto di arrivo attuale sono le grandi piattaforme, macchine algoritmiche la benzina delle quali è costituita dai comportamenti degli utenti. Un ecosistema che produce effetti sulla vita sociale e che, oltre a offrire straordinarie opportunità, può inquinare il nostro universo simbolico, come fanno i discorsi d’odio e le false verità circolanti sui social; qualcosa che le piattaforme non sembrano completamente in grado di limitare.

«Un bisogno di tipo “ecologico”, nell’informazione, in realtà c’è sempre stato - dice Colombo - il buono e il cattivo giornalismo convivono: certo, tutti si augurano che vinca quello buono, perché una corretta informazione è essenziale, ma non è scontato che accada. La novità è che tutti noi non siamo più soltanto destinatari delle notizie. I giornalisti sanno che cosa significa selezionare una fonte: il Washington Post, raccontando lo scandalo Watergate, fece emergere le storture del potere assumendosi una grande responsabilità. Con i social, invece, si corre il rischio di far circolare bufale pazzesche. Pochi sanno che nel 2020, in piena pandemia, le autorità europee hanno siglato un patto con le grandi piattaforme per evitare che fossero pubblicate fake news sulla pandemia. Così, Google ha chiuso un sito piuttosto noto, Bioblu. Vero è che ammiccava alle teorie complottiste, ma la decisione è in qualche modo inquietante: mette in evidenza il difficile equilibrio tra l’esigenza di frenare l’informazione scorretta e la necessità di proteggere la libertà di espressione. Credo che questa sarà la sfida dei prossimi anni».

«I social non sono il mondo»

Tornando a Fedez e alla polemica con Salvini e la Lega, tra gli osservatori più attenti ha suscitato interesse e attenzione la scelta del leader del Carroccio di non affondare mai il colpo contro il rapper. Rispetto al normale standard salviniano, caratterizzato da toni e parole al vetriolo, il duello a distanza con Fedez sembra essere stato giocato in difesa.

«C’è una questione che riguarda la porzione di opinione pubblica attiva sui social - dice Fausto Colombo - la “Bestia” leghista, il gruppo di lavoro di cui si è spesso parlato e che affianca Salvini nella comunicazione, è attiva nella stessa area virtuale in cui si muove Fedez. Il politico, in questo caso, non attacca l’artista perché, agendo su un unico territorio, tenta di non creare fratture ma di favorire composizioni. Attenzione, però: non stiamo parlando di tutta l’opinione pubblica, quanto piuttosto di una fetta. Rilevante, certo, ma parziale. I social sono importantissimi, ma è un abbaglio credere che siano il mondo intero. Lo hanno dimostrato, poco più di un anno fa, le “Sardine”, grazie alle quali la politica è tornata di prepotenza nelle piazze».

L’esempio di Twitter, il social su cui Fedez ha postato il video che accusava la Rai di tentata censura, è in questo senso paradigmatico.

«Twitter - chiarisce Colombo - ha una visibilità ridotta tra il pubblico comune, mentre per i giornalisti, ad esempio, è una fonte diretta. Il suo impatto cresce quando è moltiplicato dagli altri media, che lo riprendono o ne ritrasmettono il messaggio».

Va detto che la battaglia dei numeri è comunque tutta a favore del rapper, che ha 12,4 milioni di follower su Instagram (contro i 2,3 di Salvini) e 2,5 milioni di seguaci su Twitter (contro 1,4 del leader leghista). Il video sulla censura, fino a ieri pomeriggio, era stato visto 1,8 milioni di volte. Forse anche per questo i toni della polemica di Salvini erano molto al di sotto del normale.

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