Luci e ombre all’apertura di LuganoMusica

Lunedì al LAC

Sul palco l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo - Messi a confronto Beethoven e Mahler, compositori dallo stile contrapposto - GUARDA FOTO E VIDEO

Luci e ombre all’apertura di LuganoMusica
L’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo sul palco del LAC con Nelson Freire al pianoforte e Ion Marin alla direzione. (Foto Chiara Zocchetti)

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L’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo sul palco del LAC con Nelson Freire al pianoforte e Ion Marin alla direzione. (Foto Chiara Zocchetti)

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Lunedì sera, nella Sala Teatro del LAC a Lugano, si è aperta la Stagione 2019/20 di LuganoMusica. Sul palco l'Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, diretta per l'occasione da Ion Marin che ha sostituito, per motivi di salute, l'atteso Jurij Temirkanov. Il concerto, sostenuto dal Corriere del Ticino, ha visto anche la partecipazione del pianista Nelson Freire.

Il programma ha messo a confronto due compositori dallo stile contrapposto: Beethoven e Mahler. In apertura è stato eseguito il Concerto n. 4 in sol maggiore, op. 58 per pianoforte e orchestra del genio di Bonn, una composizione che mette in risalto l'innovazione formale rispetto al tradizionale concerto settecentesco. Bellissimo il tema iniziale, di carattere romantico, annunciato dal pianoforte solo, che viene subito ripreso dall'orchestra. Altrettanto innovativa la contrapposizione tematica: maschile (dall'andamento maestoso e imponente, affidato all'orchestra) e femminile (soave e delicato, assegnato allo strumento solista). Squisitamente lirico l'Andante con moto, che pone in risalto le qualità espressive. Il Rondò conclusivo è pervaso da uno spirito di danza, che di norma permette al solista di mostrare la propria padronanza tecnica.

Foto Chiara Zocchetti
Foto Chiara Zocchetti

L'interpretazione di Nelson Freire è stata un po' dimessa, oserei dire «demodé» e sotto tono. Molto lontano il pathos beethoveniano, non sempre inappuntabile la tecnica, il tocco poco incisivo persino nell'attacco del tema iniziale. Perfino l'Orchestra di San Pietroburgo, che generalmente ha una sua forte e personale impronta, è stata inferiore alle aspettative. È mancato, in alcuni momenti, anche l'insieme fra il solista e l'orchestra stessa. Poco incisiva, in questo caso, la direzione di Ion Marin. Gradevole e ben eseguito invece il bis: la Danza degli spiriti beati di Gluck (trascrizione di Sgambati), in cui Freire ha saputo mettere in giusto rilievo la cantabilità e la delicatezza sonora.

In conclusione di serata la Sinfonia n. 1 in re maggiore (Il Titano) di Mahler, che simboleggia l'avventura dell'essere umano nella terra, contrassegnata dall'inevitabile parabola di giovinezza, maturità, declino e morte. Di tutt'altra natura l'interpretazione, veramente ammirevole. L'esecuzione di Ion Marin sembra voler proiettare il musicista boemo nel XX secolo. Direttore e orchestra hanno disegnato un suggestivo spazio sonoro. Una lettura dunque piacevole e interessante, che potrebbe segnare un importante punto di riferimento. Sono infatti stati presenti fondamentali dettagli, quali colori, dinamiche e agogiche ed equilibri timbrici. Unico neo la chironomia di Marin, piuttosto personale e non sempre esemplare. L'Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo ha risposto nel migliore dei modi. Numerosissimi gli applausi che hanno convinto Ion Marin a eseguire come bis due Danze ungheresi di Brahms nella trascrizione di Dvorak.

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