Macché Rolexino o macchinona, lo status symbol è il pomodoro bio

Società

Secondo la sociologa americana Elizabeth Currid-Halkett, più che auto, orologi, vestiti o borse firmate, è il prodotto biologico che permette di mostrare di far parte di una élite che fa la cosa giusta: è la cosiddetta «classe aspirazionale»

 Macché Rolexino o macchinona, lo status symbol è il pomodoro bio
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Niente più auto di grossa cilindrata, orologio Rolex o borsa di Prada, il nuovo status symbol è il pomodoro bio, che permette di mostrare di far parte di una élite che fa la cosa giusta: lo sostiene la sociologa americana Elizabeth Currid-Halkett, che mette in luce l’emergere di una nuova classe dominante globale.

«Molti prodotti che una volta erano di lusso oggi non lo sono più a causa dell’industrializzazione e della produzione di massa», spiega l’esperta in un’intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger. «Il miglior esempio è l’automobile. E anche i vestiti alla moda possono permetterseli ormai quasi tutti, perché ci sono modelli economici da Zara o Century 21 che difficilmente differiscono dai quelli costosi. Tanti beni di lusso hanno perso esclusività».

Inoltre la struttura dei valori di molte persone è cambiata. «La first lady americana Jill Biden e la duchessa Meghan Markle, per esempio, hanno recentemente indossato lo stesso vestito più volte di seguito in occasione di eventi. In passato questo non era affatto possibile, oggi viene invece lodato».

Questo porta, nel ragionamento dell’intervistata, al pomodoro biologico, «prezioso e significativo nel senso che chi lo compra dimostra di essere istruito, di voler vivere in modo sano e di avere un senso di responsabilità: questo è qualcosa che vale di più, per la classe sociale che sta emergendo, di un’altra borsetta».

La nuova élite - chiamata «classe aspirazionale» in uno dei saggi di Currid-Halkett tradotti in italiano - dispone di quello che la specialista chiama un «capitale culturale». «Sei stato all’università, sai quale podcast dovresti ascoltare, leggi il New York Times, discuti la rubrica di economia di Paul Krugman e sai che sta per uscire il nuovo libro di Sally Rooney. O, come disse una volta il sociologo Paul DiMaggio: ‘Queste persone non solo amano l’opera, ma sanno che devono amarla’».

Ma volendo salvare il mondo - chiedono i cronisti del Tages-Anzeiger - non si finisce in una vita priva di divertimento? «Sì, a volte si può avere questa impressione», risponde la studiosa. «Ma in cambio, i membri della classe emergente hanno la sensazione di essere brave persone e di fare la cosa giusta. Questo pensiero li soddisfa».

«A differenza di molti sessantottini, per esempio, che rifiutavano la ricchezza materiale, la classe in ascesa è felice di spendere soldi: anche per una borsa costosa se il denaro è sufficiente, ma soprattutto per cibo biologico, scuole e cose del genere. Questo è il modo in cui la gente può dimostrare a se stessa e agli altri di essere istruita e di prendere decisioni di acquisto consapevoli», insiste la 43.enne.

Di per sé comprare in modo consapevole non è negativo, si affretta a sottolineare la professoressa all’Università della California del sud. «Ma spesso le persone sono anche - o principalmente - preoccupate di segnalare ai loro vicini o conoscenti quanto siano incredibilmente consapevoli. Alcuni, per esempio, mettono degli adesivi con il nome della scuola privata dei loro figli sulle loro auto per mostrare che spendono 30’000 dollari all’anno per una buona educazione. Altri pagano 50’000 o anche 100’000 dollari per una Tesla in modo che tutti possano vedere quanto siano ecologicamente corretti. Questo è ridicolo ai miei occhi. Se fosse davvero solo per il clima, la gente potrebbe anche comprare una Kia ecologica. In altre parole, a volte la nuova classe superiore usa anche la sua conoscenza, la sua educazione, la sua coscienza ambientale per mascherare il suo comportamento di lusso».

«Naturalmente, non c’è nulla contro il vivere consapevolmente e usare la conoscenza per diventare una persona migliore: questo è meraviglioso per le persone interessate», prosegue l’intervistata. «L’’unica domanda è: le persone migliorano anche il mondo intero con le loro decisioni o solo la loro vita? Penso che a volte ci diciamo che stiamo facendo del bene al mondo, quando in realtà stiamo facendo del bene solo a noi stessi».

«Vivere consapevolmente è ovviamente meglio che vivere sconsideratamente. Ma è un lusso poter pensare ai pomodori biologici, è un lusso prendere lezioni di yoga ed è un lusso andare al mercato il martedì mattina. Molti americani non hanno il tempo o i soldi per questo, figuriamoci il resto del mondo. Diventa difficile quando si va al mercato biologico e non si capisce più perché qualcun altro faccia la spesa al discount dietro l’angolo. Quando sei così soddisfatto di te stesso non ti accorgi più della misura in cui tu stesso contribuisci alla disuguaglianza nella società. Perché è quello che succede: questa élite bio inasprisce le disuguaglianze», conclude Currid-Halkett.

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