Mistero in Spagna, sparisce un’opera di Galileo

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Si tratta di «Sidereus Nuncius Magna» scritta all’inizio del XVII secolo e prima della sparizione era conservata nella biblioteca nazionale di Spagna - L’inchiesta de El País implica Marino Massimo De Caro

Mistero in Spagna, sparisce un’opera di Galileo
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Un trattato astronomico di Galileo Galilei la cui presunta versione originale, custodita a Madrid, sparì più di 15 anni fa. Una denuncia e un’indagine della polizia partite solo nel 2018. E un noto ex trafficante di libri condannato in Italia per il maxi-furto nella biblioteca dei Girolamini a Napoli, Marino Massimo De Caro, che ammette di aver avuto fra le mani l’esemplare cercato, ma nega di averlo ottenuto illegalmente.

Sono gli ingredienti del nuovo giallo che intriga il mondo della cultura in Spagna, rivelato da un’inchiesta del quotidiano El País. E di cui l’ultimo capitolo è rappresentato dalla versione dei fatti di De Caro, pubblicata oggi sempre dallo stesso giornale spagnolo. L’oggetto misterioso è l’opera Sidereus Nuncius Magna, scritta all’inizio del XVII secolo.

Prima della sparizione, era conservata nella Biblioteca Nazionale di Spagna (BNE). Nel 2014, nel corso di una revisione tecnica, le restauratrici si accorsero però che la copia del trattato di Galileo in possesso della Biblioteca era falsa. Il fatto non venne però denunciato alla polizia fino al 2018. Gli inquirenti aprirono un’indagine, rimasta segreta fino a un mese fa. Il sospetto è che la sostituzione dell’originale possa essere avvenuta addirittura nel 2004. Che fine abbia fatto, non si sa.

La BNE ha sostanzialmente confermato queste informazioni, senza però specificare perché ci ha messo così tanto tempo per denunciare i fatti, sottolineando che c’è un’inchiesta aperta. Il ministero della Cultura, da parte sua, ha aperto un procedimento per chiarire i fatti. Secondo la BNE, venerdì è prevista una riunione in cui si tratterà la questione. Non sono ancora trapelate possibili conclusioni.

Nell’intervista De Caro - che in Italia ha scontato sette anni, fra carcere e domiciliari, per il saccheggio della celeberrima biblioteca napoletana, di cui fu direttore - ha risposto alle accuse del professore britannico Nick Wilding, che lo aveva segnalato come implicato nel caso. Sostiene di aver comprato il Sidereus Nuncius originale da «un’importante famiglia argentina», di cui non svela il nome, e di averlo poi venduto alla libreria Sourget di Parigi. Tuttavia, nega di essere implicato nel presunto furto della BNE e afferma di non sapere dove sia finito il libro in seguito, anche se ammette di averne fatto alcune copie.

L’agnzia di stampa italiana ANSA ha rintracciato due librerie di Parigi che rispondono a questo nome, l’Amélie Sourget e la Camille Sourget: nessuna delle due ha confermato di aver avuto il libro in proprio possesso.

Un’indagine della BNE citata da El País conferma l’ipotesi che la copia sottratta fu venduta a Parigi ed indica come principale sospettato del furto l’uruguaiano César Olivio Gómez, che De Caro dice di aver conosciuto «verso il 2003». Gómez era stato processato dalla giustizia argentina, che lo considerava responsabile di aver cercato di vendere due mappe del 1482 rubate dalla stessa biblioteca spagnola, ma poi fu lasciato in libertà. El País afferma che adesso è impossibile rintracciarlo.

Solo pochi giorni fa Madrid era stata teatro di un altro giallo, quello del ritrovamento di un possibile quadro di Caravaggio, la cui autenticità è ora oggetto di studio.

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