Oltre il nulla dell’esistere

narrativa

Lo scrittore italiano Cesare De Marchi con un superbo controllo della lingua esplora in un romanzo amaro e rivelatore una cupa vicenda intellettuale che racconta le nostre paure sul tempo, sulla vecchiaia e sulla solitudine

Oltre il nulla dell’esistere
Caspar David Friedrich, Der einsame Baum (L’albero solitario), 1822, olio su tela. / © Alte Nationagalerie, Berlino / Pro Litteris

Oltre il nulla dell’esistere

Caspar David Friedrich, Der einsame Baum (L’albero solitario), 1822, olio su tela. / © Alte Nationagalerie, Berlino / Pro Litteris

Caro signore, lei sta conversando con la sua morte, si sente dire in sogno Karl, il protagonista dell’ultimo romanzo di Cesare De Marchi. Dietro il laconico avvertimento sta e il senso della storia narrata e l’assordante silenzio di Dio, qui davvero absconditus al punto tale da percepirne la necessità, fosse anche solo per ingannarsi o assolversi. La vicenda, che si snoda per poco più di duecento pagine, non ha nulla di avventuroso in senso stretto: un uomo, Karl, perviene all’agognata pensione. Si ritira dalla meschinità del mondo. Si dedica in santa pace a quanto ha dovuto rinunciare per i quaranta interminabili anni sacrificati alla scuola, ai petulanti e insulsi colleghi, al gonzo pecorume adolescenziale. Il lavorio della mente, essere finalmente un intellettuale a tutto tondo senz’altro...

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