«Ora le teologhe entrino in seminario come docenti»

L’Intervista

A colloquio con la sociologa Chiara Giaccardi, autrice di «La scommessa cattolica»

 «Ora le teologhe entrino in seminario come docenti»
Per il sacerdozio femminile non è ancora tempo. ©CDT/Archivio

«Ora le teologhe entrino in seminario come docenti»

Per il sacerdozio femminile non è ancora tempo. ©CDT/Archivio

Chiara Giaccardi insegna Sociologia dei processi culturali alla Cattolica di Milano. Con Mauro Magatti ha scritto un anno fa «La scommessa cattolica» (Il Mulino), libro che si interroga sul futuro della Chiesa nella società post-moderna. Ha anche curato, nel 2016, l’introduzione all’esortazione apostolica di Francesco «Amoris Laetitia» pubblicata dalle Edizioni San Paolo.

Professoressa Giaccardi, come giudica il Motu proprio del papa?

«Ancora una volta Francesco tenta di far fare un passo avanti essenziale alla Chiesa, ma agisce con cautela perché sa che la stessa Chiesa è un organismo mondiale, complesso, che non ama gli strappi».

La dimensione polare tra le due misure dell’umano non può essere superata nell’invisibilità del femminile

Perché è importante aver cambiato il canone 230 su lettorato e accolitato?

«La presenza femminile è fondamentale nella Chiesa: basti pensare alla figura di Maria. Resiste però una stortura, l’idea che la dimensione polare tra le due misure dell’umano - il maschile e il femminile reciprocamente fecondanti - si possa superare nell’invisibilità del femminile. Il Motu proprio rimedia a questo».

Perché le Chiese del Nord Europa e la stessa Chiesa svizzera sono molto più aperte su questo tema rispetto alle Chiese latine?

«Perché non sono intrappolate nel dualismo neo-scolastico in cui il femminile è una minaccia. Pesano anche gli apparati di curia. Quelli più grandi fanno maggiore ostruzione. C’è poi un problema originario, epistemologico, legato a un dualismo che ha dato forma alla dottrina: la separazione maschio-donna. La sfida è superarlo senza aut-aut».

Ma che cosa dovrebbe fare la Chiesa, secondo lei, per dare alle donne la piena autorevolezza che oggi manca?

«Al di là dei tanti ministeri che le laiche sono già in grado di svolgere, un approdo possibile potrebbe essere l’introduzione delle donne nella formazione dei sacerdoti. Le teologhe sono viste come un’oasi protetta e nei seminari ci sono soltanto docenti uomini. Nelle esperienze formative la familiarità con le donne potrebbe restituire ai futuri preti un equilibrio altrimenti difficile da conquistare».

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