A caccia di «pardostranezze»

La selezione

Sperimentali, curiosi o contorti, questo è il cinema delle stramberie: dalla libreria digitale di Locarno, ecco tre opere geniali e adatte a tutti - IL VIDEO

A caccia di «pardostranezze»
Digitale, musicale, analogico. Mondi bizzarri e sorprendenti in tre lavori del Locarno Film Festival

A caccia di «pardostranezze»

Digitale, musicale, analogico. Mondi bizzarri e sorprendenti in tre lavori del Locarno Film Festival

Il Locarno Film Festival mette a disposizione degli addetti ai lavori una libreria digitale che raccoglie gran parte dei titoli nella rassegna. Senza preconcetti e senza badare ai grandi nomi o alla dimensione degli importi investiti nelle produzioni, ecco una selezione di tre titoli che rappresentano l’aspetto più affascinante della manifestazione: la stranezza. Più è strano, curioso, contorto... meglio è. La libertà nella sperimentazione è sinonimo della vitalità degli autori e della loro capacità (e possibilità) di mettersi in gioco. Scopriamo quindi le atmosfere robotiche di «The Sunset Special», la paura ancestrale scatenata dai pupazzi usati da chi pratica il ventriloquismo di «The Case of the Vanishing Gods» oppure il particolare musical «Fantasma Neon» ambientato nel mondo dei fattorini in Brasile. Tre opere i cui autori, come si vede nel video allegato a quest’articolo, ricevono pure un particolare riconoscimento simbolico, denominato «Selezione Pixel».

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Guarda il video: tutte le «stranezze» scovate nella libreria digitale del Locarno Film Festival

«Il mio lavoro è una sorta di animazione al computer in 3D, piena di ‘glitch’ (interferenze digitali, ndr) che rappresenta un mondo ideale per le vacanze. Una sorta di albergo di lusso in un’isola tropicale. I personaggi che popolano l’ambiente, però, sono rigidi, invece di camminare si muovono come se stessero scorrendo su binari invisibili. Anche le loro voci, benché non si parlino tra loro, suonano robotiche», dice Nicolas Gebbe (35 anni) e originario di Francoforte, autore di «The Sunset Special», che mescola immagini fotorealistiche con grafica digitale dall’aspetto grezzo. «Per questo lavoro, che fa parte di un’opera più estesa, mi sono ispirato a molti videogiochi degli anni ’90».

Dalle atmosfere robotiche ai pupazzi che si fanno psicanalizzare, fino al musical inscenato da un gruppo di fattorini in Brasile: la vitalità è la vera protagonista

Dai colori brillanti dei ‘pixel’ che volano sullo schermo al bianco e nero di Ross Lipman, che ha diretto il suo «The Case of the Vanishing Gods», un incrocio tra documentario, finzione e arte sperimentale. In scena i dubbi esistenziali di un classico pupazzo per ventriloqui, che cerca l’aiuto di uno psicanalista. Nella sua mente, scorre un collage composto da spezzoni tratti dai molti film dell’orrore che trattano il tema delle bambole che prendono vita cariche di istinti omicidi: da «Chucky» agli episodi memorabili di «Doctor Who» e «Ai confini della realtà». «Ho diretto attori in carne e ossa che recitano insieme alle marionette», racconta il 57enne di Chicago. «Nel nostro gruppo c’è stato un talentuoso ventriloquo, Karl Herlinger di Los Angeles. Ma in realtà—confida Lipman—la vera ironia è che questo talento, nel cinema, può essere facilmente simulato perché è possibile aggiungere la voce in un secondo tempo, nel montaggio».

Di tutt’altra... musica «Fantasma Neon», cortometraggio di Leonardo Martinelli, che racconta il mondo dei fattorini in Brasile. L’originalità di questo prodotto sta proprio nell’aver scritto delle canzoni e nell’averlo realizzato come se fosse un musical. «Volevamo documentare la scomparsa dei diritti dei lavoratori, un tema grave e serio che abbiamo affrontato con un genere cinematografico leggero, avvolto dai sogni e dalle speranze», spiega il trentenne, il quale precisa che gli attori e i tecnici che hanno lavorato al film, nella vita, sono dei veri addetti alle consegne.

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