Rencontres 7e art

Paul Auster: «I miei libri? Sono poco cinematografici»

Lo scrittore, sceneggiatore e regista ospite della manifestazione losannese

 Paul Auster: «I miei libri? Sono poco cinematografici»
Paul Auster. (Foto web)

Paul Auster: «I miei libri? Sono poco cinematografici»

Paul Auster. (Foto web)

LOSANNA - Paul Auster, ospite delle Rencontres 7e Art Lausanne, è un artista poliedrico: romanziere, saggista, sceneggiatore, regista. È un cinefilo raffinato, le cui passioni emergono spesso nella sua prosa, ma ci tiene a sottolineare che il grande schermo non ha particolarmente influenzato il suo modo di raccontare storie: «I miei libri sono molto poco cinematografici: tantissima narrazione, poche scene, pochi dialoghi. Praticamente nessuno ha cercato di adattare i miei romanzi per il cinema». Americano di nascita, Auster risiede tuttora a Brooklyn dopo aver passato alcuni anni a Parigi come traduttore letterario, ed evoca un piccolo paradosso legato alle due esperienze: «La mia formazione cinefila è avvenuta al rovescio: quando studiavo alla Columbia University, a New York, vedevo soprattutto film europei e giapponesi, mentre in Francia vedevo prevalentemente film americani». Due dei suoi più cari amici nell’industria cinematografica, Wim Wenders e Wayne Wang (con cui ha firmato Smoke, premiato a Locarno nel 1995), hanno le stesse iniziali: «Li chiamavo scherzosamente WW1 e WW2, che in inglese significa Prima e Seconda Guerra Mondiale!». C’è un film in particolare che vorrebbe aver realizzato? «Ce ne sono due, entrambi di registi polacchi: Ida di Pawel Pawlikowski e l’ultimo di Kieslowski, il Film rosso. Vorrei averli fatti io, se ne avessi la capacità». È vero che il suo primo romanzo fu rifiutato da una ventina di editori? «Diciassette, per un anno e mezzo. Quando fu accettato, avevo quasi finito di scrivere il terzo volume di ciò che diventò la Trilogia di New York». Cosa pensano quegli editori oggi della decisione presa all’epoca? Auster ride: «Sono tutti morti».

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