Quando il giallo svizzero guarda alla Scandinavia

Televisione

Arriva questa sera su RSI La1 (ore 21.55) la terza stagione della serie poliziesca della SRF con protagonista la poliziotta bernese Rosa Wilder che ha dato uno scossone qualitativo alla serialità nazionale

Quando il giallo svizzero guarda alla Scandinavia
Marcus Signer (Manfred Kägi) e Sarah Spale (Rosa Wilder) sono i protagonisti della serie. © srf/ mora

Quando il giallo svizzero guarda alla Scandinavia

Marcus Signer (Manfred Kägi) e Sarah Spale (Rosa Wilder) sono i protagonisti della serie. © srf/ mora

Dopo la Svizzera interna e la Romandia, anche in Ticino è arrivato il momento di Wilder, la cui terza stagione debutta domenica sera, 17 gennaio, alle 21.55, su LA1 con due episodi a settimana (sei in totale, come per le annate precedenti). O meglio, questa è la soluzione per chi preferisce vedere la serie al ritmo consueto, con una pausa tra un capitolo e l’altro. Per gli amanti delle maratone, invece, la stagione completa è già disponibile da più di una settimana, in concomitanza con l’esordio sulla SRF, sulla piattaforma Play Suisse, il servizio gratuito della SRG SSR che propone una formula già applicata con successo dagli omologhi in Italia e Inghilterra, con una distribuzione ibrida che tiene conto dell’evoluzione dei gusti e delle abitudini dello spettatore. E in questo caso entrambi gli approcci sono validi: se da un lato le indagini della poliziotta Rosa Wilder si prestano alla visione in un unico blocco, dall’altro la tensione costante giustifica una fruizione centellinata, per concedersi un attimo di respiro fino alla domenica successiva. Un risultato che mette in evidenza il buon esito delle scelte del servizio pubblico, che dal 2020 ha aumentato di 15 milioni di franchi all’anno il contributo per le produzioni seriali nazionali.

Fatali segreti
Questa volta siamo in territori non troppo dissimili, e non solo a livello climatico, dai romanzi di Jo Nesbø, lo scrittore norvegese a cui dobbiamo le avventure di Harry Hole (chi frequenta il Festival di Locarno ricorderà forse Headhunters, anch’esso basato su un testo di Nesbø e presentato in Piazza Grande nel 2011). Nel terzultimo libro Harry deve indagare su un serial killer che uccide i poliziotti, e una premessa simile è presente in questa stagione di Wilder, con Rosa e il collega Manfred Kägi alle prese con un misterioso assassino che prende di mira i rappresentanti delle forze dell’ordine. L’unico legame tra le vittime, a cui allude la sequenza d’apertura della stagione, poi evocata in vari dialoghi, è che ciascuno di loro ha qualcosa da nascondere, e i loro segreti si rivelano sempre più fatali mentre i protagonisti cercano di decifrare gli indizi rinvenuti nei freddi paesaggi alemanni e romandi (dopo le due prime stagioni ambientate rispettivamente nell’Oberland e nel Giura bernese, questa volta siamo sulle montagne di Neuchâtel, con discreta percentuale di dialoghi in francese nella versione originale).

Produzione pandemica
La serie si fa sempre più ambiziosa, senza nulla da invidiare a produzioni come quelle nordiche (l’anno scorso, in occasione del debutto sulla RTS, la stampa romanda aveva paragonato Rosa Wilder a Sarah Lund, protagonista della serie danese The Killing, anche perché i poliziotti elvetici, come i colleghi scandinavi, usano le armi solo quando strettamente necessario).

Un’ambizione che solo in parte è stata costretta a un ridimensionamento dovuto alla pandemia: la produzione ha speso circa 100.000 franchi per le misure di sicurezza sul set durante la parte delle riprese che era stata rimandata a causa del lockdown, spostando la lavorazione dalla primavera all’estate (situazione tutt’altro che ideale per gli attori, dato che devono indossare abiti invernali per esigenze di copione) e comportando una minima modifica delle sceneggiature per adattarsi agli ambienti esterni disponibili. Una sfida superata senza particolari difficoltà, merito di un team ormai collaudato: l’unico vero passaggio di consegne è in cabina di regia, con Pierre Monnard (che ha recentemente diretto la protagonista Sarah Spale nel film Platzspitzbaby) sostituito da Jan-Eric Mack, nuova promessa dell’audiovisivo elvetico dopo l’acclamato cortometraggio Facing Mecca, vincitore del Premio del Cinema Svizzero nel 2018. Per il resto è tutto molto riconoscibile, ma con quella ventata di novità che fa sì che ogni stagione abbia una propria identità. Un’identità fieramente svizzera, parte di quella piccola rivoluzione che da alcuni anni (Wilder ha esordito nel 2017) ha dato uno scossone qualitativo alla nostra serialità. L’ideale, per le prossime settimane, per ammazzare il tempo durante le buie serate di gennaio. In attesa della quarta stagione, le cui riprese sono attualmente in corso tra Uri e Glarona.

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