Quando la musica e il canto dialogano con l’infinito

Lugano

Strepitosa performance al LAC dei Barocchisti e del Coro della RSI che, diretti da Diego Fasolis, incantano il pubblico con l’esecuzione integrale del maestoso «Oratorio di Natale» di Johann Sebastian Bach - FOTO E VIDEO

Quando la musica e il canto dialogano con l’infinito
Servizio fotografico e video ©CdT/Gabriele Putzu

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Quando la musica e il canto dialogano con l’infinito

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Quando la musica e il canto dialogano con l’infinito

Quando la musica e il canto dialogano con l’infinito

Pochi lo sanno ma, liturgicamente, il periodo natalizio, che prende il via con la prima domenica d’Avvento, non si conclude con l’Epifania bensì la domenica ad essa successiva. Ed è stata proprio la data della conclusione «ufficiale» del Natale ad essere stata scelta dai Barocchisti e dal Coro della RSI per presentare, domenica pomeriggio in un LAC stracolmo di pubblico, una delle più maestose, straordinarie e complesse composizioni natalizie, il Weihnachtsoratorium o Oratorium tempore nativitatis Christi, che del ricchissimo repertorio di Johann Sebastian Bach rappresenta se non la vetta assoluta, l’indiscussa summa.

Il direttore dei Barocchisti Diego Fasolis.
Il direttore dei Barocchisti Diego Fasolis.

Termine quest’ultimo più che mai appropriato visto che per la sua composizione il genio di Lipsia non ha utilizzato unicamente musiche inedite, ma anche alcune arie e cori da lui composti in precedenza. E se consideriamo che l’opera bachiana è una mirabile sintesi delle principali tendenze della sua epoca, allora possiamo parlare dell’Oratorio di Natale come di un perfetto e meraviglioso compendio del Barocco sacro. Nel quale Bach ripercorre, in sei cantate autonome, tutto il tempo di Natale: il giorno della nascita del Cristo e i due successivi durante i quali, stando al Vangelo di Luca, fu dato l’annuncio ai pastori che poi corsero ad adorarlo; proseguendo poi con l’inizio dell’anno nuovo (e dunque dell’era Cristiana), fino all’arrivo dei Magi e alla loro Epifania (qui il testo di riferimento è il Vangelo di Matteo).

Un periodo che Bach ripercorre in un viaggio musicale lungo ben oltre le due ore e mezza all’interno del quale mette, come detto, tutto se stesso: il suo puro genio compositivo, quella sapiente e certosina abilità nell’utilizzare e nel combinare tutti gli strumenti - voci comprese - a sua disposizione che ne hanno fatto un maestro assoluto dello stile contrappuntistico, la volontà di dare alla sua opera un significato profondo che va ben oltre l’estetica del suo tempo e, soprattutto, una religiosità profonda e intensa, una fede assoluta ed incrollabile in Dio, uno smisurato amore nei suoi confronti che le note da lui fissate sul pentagramma trasmettono dall’inizio alla fine.

Diego Fasolis e il basso Klaus Mertens.
Diego Fasolis e il basso Klaus Mertens.

Caratteristiche che i Barocchisti e il Coro della RSI, diretti in modo mirabile e particolarmente ispirato da Diego Fasolis, sono riuscite a far proprie e a trasmetterle alla platea del LAC che, nonostante la complessità di alcuni passaggi e l’insolita lunghezza della composizione (che infatti solo in rarissime occasioni viene eseguita integralmente - solitamente si preferisce suddividere l’Oratorio in due distinti concerti), è rimasto attento, partecipe quasi avvolto, rapito dalla maestosità nell’opera e dalla performance dei suoi esecutori. Del Coro, in particolare, che ha per l’ennesima volta confermato la sua classe ed eleganza sia nelle sue parti sia quando si è trovato ad agire in dialogo con gli eccellenti quattro solisti - il tenore (e voce... narrante) Bernhard Berchtold, il basso Klaus Mertens, il soprano Siri Karoline Thornhill e il contralto Marie-Claude Chappuis - con cui ha creato un connubio quasi perfetto.

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Un frammento dell’esecuzione dei Barocchisti e del Coro della RSI dell’«Oratorio di Natale» di Bach.
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