Roberto Vecchioni vola sempre alto

Concerti

Grande successo per il professore nella tappa luganese dell'Infinito tour

Roberto Vecchioni vola sempre alto
Roberto Vecchio quattro anni fa a Chiasso. © CdT/Archivio

Roberto Vecchioni vola sempre alto

Roberto Vecchio quattro anni fa a Chiasso. © CdT/Archivio

Un concerto di Roberto Vecchioni è sempre un'esperienza indimenticabile per le emozioni che sa regalare. È stato così anche ieri sera a Lugano dove un pubblico attento ed entusiasta ha riempito quasi completamente il Palacongressi dove ha fatto tappa con il suo nuovo spettacolo «L’Infinito tour», che prende il nome dal recente album del professore che racchiude 12 brani inediti presentati durante la prima parte dell'applauditissima esibizione protrattasi, con una pausa, per due ore e mezza.

Uno spettacolo fatto di canti, immagini e monologhi che ha toccato il cuore degli spettatori. Non poteva mancare «Ti insegnerò a volare» (ispirata dal pilota Alex Zanardi) che sul disco viene cantata in duetto con Francesco Guccini. Un appello alle nuove generazioni invitandole a sfidare l’impossibile. La storia del campione è la metafora della «passione per la vita che è più forte del destino», ha indicato Vecchioni, sempre semplice e spontaneo che non ha dimenticato alcuni classici del suo repertorio, da «Samarcanda» alla magnifica «Luci a San Siro», pur puntando su un mix che ha conquistato tutti, nuovi e vecchi fan.

Nella scaletta: Una notte, Un viaggiatore, Com’e lunga la notte, Ogni canzone d’amore, Giulio, Cappuccio rosso (dedicata ad una martire curda nella lotta allo stato islamico), L’Infinito, La mia ragazza, La stazione di Zima, Stranamore (Pure questo è amore), Le rose blu, Viola d’inverno, Le mie ragazze, El bandolero stanco, Velasquez, Sogna ragazzo sogna, Chiamami ancora amore, Mi manchi.

Ci si è trovati di fronte ad un artista che non deve più dimostrare nulla ma che con coraggio e tenacia non molla il palco malgrado i suoi 76 anni. Potremmo definirlo il Leonard Cohen italiano perché sulla qualità e il valore letterario dei suoi testi non si discute. Ma anche quando spiega i brani o racconta è avvincente. Esilarante quando ha immaginato l'esito di un incontro immaginario tra il suo amico Francesco Guccini (che ha provato ad imitare) e Ludwig Van Beethoven, dopo che quest'ultimo aveva criticato Franz Schubert per una nota sbagliata. Citato anche il capolavoro di Fellini, Amarcord, nella scena in cui l'anziano pensa di essersi perso nella nebbia e si ritrova davanti al cancello di casa. L'omaggio a Liliana Segre, da ieri costretta a vivere con la scorta in seguito alle decine di pesanti minacce che riceve. Una strofa anche di Bella ciao per ricordare da che parte sta, definendosi ironicamente, ma non troppo, uno dei sempre più rari esemplari di homus sinistrensis

Roberto Vecchioni era accompagnato dalla «band storica», costituita da Lucio Fabbri (pianoforte e violino), Massimo Germini (chitarra acustica), Antonio Petruzzelli (basso) e Roberto Gualdi (batteria).

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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