È ruotato attorno al ritorno, dopo nove anni, sul palco sanremese di Roberto Benigni il terzo atto del 70. Festival di Sanremo che, dal punto di vista della competizione, è stato dedicato ai duetti: i 24 concorrenti della categoria principale sono infatti stati chiamati a interpretare classici della canzone italiana scelti tra lo sterminato «songbook» sanremese.

Sanremo: le pagelle della terza serata

Un Roberto Benigni che si è presentato alla sua maniera ovvero scortato sul «red carpet» dalla banda di Sanremo («Come un capo di Stato», ha commentato) per poi essere accolto dal direttore artistico Amadeus sulla porta del Teatro Ariston. Una volta completati i convenevoli (tra cui un divertente accenno ai citofoni salviniani) ha poi iniziato il suo monologo che è stato dedicato, come annunciato, all’amore. Un amore del quale Roberto Benigni ha parlato recitando estratti da quello da lui definito «la più bella canzone che mai sia stata scritta» ovvero il biblico Cantico dei Cantici . «Una canzone d'amore, che parla d'amore fisico di due ragazzi che cantano ognuno l'amore per l'altro. Non c'è canzone più ardente. È come avere Imagine o Yesterday dei Beatles e nessuno l'hai mai fatta in tv». «Il Cantico esalta l'amore fisico» ha continuato prima di declamarne alcuni passi, «È la vetta della poesia di tutti i tempi. Come fosse la Cappella Sistina. Un famoso rabbino disse: tutto il mondo e tutta la storia non valgono il giorno in cui il Cantico è stato donato all'umanità». Un testo, ha detto, «talmente bello che è diventato sacro anche se la sua presenza nella Bibbia è strana: dentro ci sono corpi nudi frementi, erotismo, baci. Cose molto molto forti. Per tenerlo nella Bibbia hanno trovato tante giustificazioni, tipo che l'autore è Salomone oppure tutte interpretazioni allegoriche, simboliche»

I duetti

La ruffianaggine di Gabbani

Lo possiamo tranquillamente ammettere: ci fosse il campionato mondiale dei ruffiani, Francesco Gabbani arriverebbe tra i primi tre. Lo ha confermato anche stasera proponendo una delle canzoni più «paracule» della storia del festival «L’italiano» di Toto Cutugno e per di più vestito da astronauta in omaggio a Luca Parmitano, da poche ore il recordman europeo dello spazio e sventolando il tricolore.... L’interpretazione vocale, però è peggio di quella di Cutugno. Dunque.... Voto: 3.

Sanremo: le pagelle della terza serata

Elettra Lamborghini, speriamo non succeda più....

Qualcuno un po’ ferocemente ha detto che Elettra è l’unica Lamborghini della storia che non va. Concordiamo. La sua versione di «Non succederà più» di Claudia Mori avrebbe fatto fatica ad ottenere consensi nelle serate di karaoke del Temus. È stata inoltre ulteriormente imbruttita dall’intervento - stonato - di Miss Keta. Voto: 1.

Paolo Jannacci canta papà

Gioca in casa Paolo Jannacci, riprendendo una delle più intense canzoni del babbo, «Se me lo dicevi prima» che propone, assieme a Francesco Mandelli (quello dei «Soliti Idioti») in una bella forma di teatro-canzone, anche se forza forse un po’ troppo l’interpretazione. Voto: 4.5

Sanremo: le pagelle della terza serata

Il grande cuore rock di Piero Pelù

Straordinaria performance di nonno rock Piero Pelù che riprende un classico di Little Tony, «Cuore matto» energizzandolo alla massima potenza e arricchendolo con un frammento di duetto virtuale con il suo compianto interprete. Strepitoso. Voto: 5,5.

Irene Grandi, la musica non è finita

Altro grande classico quello scelto da Irene Grandi e proposto assieme a Bobo Rondelli. «La musica è finita» , portata tra l’altro al successo da una protagonista della serata, Ornella Vanoni. La loro resa non si discosta molto dall’originale ma funziona. Voto: 4.

Morgan: pessima frittata

Hanno scelto un grande brano Bugo e Morgan, la splendida «Canzone per te» di Sergio Endrigo, brano ricercato e che denota gusto e sensibilità. Peccato che la propongano in maniera terribile, cantandosi sopra in modo scoordinato e rovinando tutto. Peccato! Voto: 3.

Sanremo: le pagelle della terza serata

La grande teatralità di Achille Lauro

Dite quello che volete, ma Achille Lauro è il vero personaggio di Sanremo 2020. È vero canta maluccio ma il suo modo di presentarsi, la sua teatralità e azzeccate scelte sceniche fanno la differenza. E anche nel riproporre «Gli uomini non cambiano» assieme ad Annalisa fa centro. Voto: 5

Rita Pavone, una scelta sbagliata

Non una felice intuizione quella di Rita Pavone di scegliere «1950» di Amedeo Minghi. O meglio, non è stata una felice intuizione di chiamare a cantare Minghi, che corre troppo, farfuglia rovinando l’interpretazione più pacata, composta e intensa della ticinese. Voto: 3.

Tosca: grande voce e grande energia

Che sia davvero l’anno di Tosca? La cantante romana, dopo aver fatto centro durante la sua prima edizione, anche nei duetti fa il botto: la sua versione «latina» di «Piazza Grande» di Dalla/Ron proposta assieme alla spagnola Silvia Perez Cruz è davvero da antologia Grandi voci e grande energia. Voto: 6.

Diodato: 24 mila baci ma poca sostanza

Diodato e Nina Zilli si cimentano con un classico di Celentano: «24 mila baci». Ma divertono più per la coreografia che per la qualità dell’esibizione. Voto: 4.

Sanremo: le pagelle della terza serata

Le Vibrazioni: davvero poca emozione

Le Vibrazioni che riprendono un classico di Anna Oxa assieme ai Canova. Una performance che però, un po’ per una timbrica non proprio perfetta di Sarcina, un po’ per un arrangiamento discutibile, proprio non funziona. Davvero «Un’emozione da poco» . Voto: 3.

Giordana Angi canta Mimì

Giordana Angi si cimenta con una canzone di Mia Martini che, non me ne vogliano i suoi ammiratori, non è tra le più belle del suo repertorio e che anche in questa versione non incanta. Voto: 3.5

Cristicchi e Nigiotti emozionano ancora

È una delle canzoni più toccanti dell’intera storia sanremese «Ti regalerò una rosa» che Enrico Nigiotti ha riproposto assieme all’autore, Simone Cristicchi. Una versione che non aggiunge nulla alla versione originale, ma comunque emozionante. Voto: 4.

Con i Pinguini si balla

I Pinguini Tattici Nucleari propongono un medley nel quale mettono di tutto: “Papaveri e papere“ (1952), «Nessuno mi può giudicare» (1966), «Gianna» (1978), «Sarà perché ti amo» (1981), «Una musica può fare» (1998), «Salirò» (2002), «Sono solo parole» (2011) fino a “Rolls Royce» (2019). Divertenti: Voto: 4.

Sanremo: le pagelle della terza serata

Rancore e le «Luci» di Elisa

Interessante pure la rilettura «hip hop» di Rancore di «Luce di Elisa, anche se la potente timbrica de La rappresentante di lista non è sempre impeccabile. Vista la qalità dell’originale il compito era tuttavia abbastanza semplice. Voto: 4.

Elodie un po’ troppo scolastica

Bella ma un po’ troppo scolastica l’interpretazione di Elodie del classico di Ramazzotti «Adesso tu» ravvivata solo leggermente nel finale da un paio di ceselli del pianista Aeham Ahmad. Voto: 3,5.

Sanremo: le pagelle della terza serata

La scelta sbagliata di Urso

«La voce del silenzio» è uno dei grandi classici di Sanremo uno di quelli che maggiormente si presta alla valorizzazione di una voce «classica» come quella di Alberto Urso. Però la sua scelta di interpretarla assieme a Ornella Vanoni, che ormai di voce non ne ha più, non l’ha favorito. Voto: 3,5.

Levante: si poteva davvero fare di più

Non basta essere in tre per creare un trio e per cantare una canzone da trio. Una regola da spiegare a Levante, Francesca Michielin e Maria Antonietta che rovinano la storica «Si può dare di più» di Tozzi, Morandi e Ruggeri. Voto: 2.

Sanremo: le pagelle della terza serata

Anastasio e la storica PFM: opposti che s’incontrano

Era una delle accoppiate che incuriosivano di più quella tra il rapper Anastasio e la storica PFM. Ed ha stupito come questi due opposti possano perfettamente incontrarsi e coincidere. La loro interpretazione di «Spalle al muro» di Mariella Nava tra prog e hip hop con le due voci, di Anastasio e Franz Di Cioccio che si intersecano, resterà nella memoria a lungo. Voto: 6.

Raphael Gualazzi e Simona Molinari, That’s Jazz Folks!

Raphael Gualazzi e Simona Molinari: due jazzisti d’alto bordo che hanno riletto in maniera magistrale «E se domani» della quasi inarrivabile Mina. Diciamo «quasi» perché Simona Molinari, per certi versi, fa addirittura meglio. Riuscirà qualcun altro a regalare stasera le stesse emozioni. Personalmente lo dubitiamo. Voto: 6.

Riki, un’edera che non avvinghia

Già in gara aveva convinto poco, ieri sera però in una versione reggaeggiante della storica «L’edera» il giovane Riki ha evidenziato tutti i suoi limiti. E anche i vocalizzi di Ana Mena non hanno contribuito a migliorare la situazione. Un disastro insomma. Voto: 2

Sanremo: le pagelle della terza serata

Arisa sulle vette di Matia

Era una missione davvero impegnativa quella in cui si è imbarcato Marco Masini rileggendo «Vacanze romane» dei Matia Bazar. Ma l’ha sostanzialmente vinta soprattutto grazie ad Arisa, la cui voce riesce ad arrivare quasi lassù, su quelle cime in cui unicamente Antonella Ruggiero prima svettava. Bravi. Voto: 5.

Junior Cally quasi al massimo

Molto meglio la coppia Junior Cally e i Viito in «Vado al massimo»: il tono reggae-rock del brano favorisce gli inserimenti rimati del rapper romano. Sufficienza raggiunta.

Zarrillo e Leali, poco compatibili

Michele Zarrillo in «Deborah», accompagnato dall’interprete originale Fausto Leali, la cui voce roca meglio si sposa al tono R&B del brano. Che proprio non è nelle corde del pur bravo Zarillo che deve urlare come un forsennato. Risultato? Così e così....

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