Se «Fast & Furious» va in orbita

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Diretto dal redivivo Justin Lin arriva nelle sale il nono capitolo della saga: tra faide famigliari e follie meccaniche sempre più improbabili Vin Diesel e compagni finiscono addirittura nello spazio

Se «Fast & Furious» va in orbita
© Fast & Furious

Se «Fast & Furious» va in orbita

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Durante una delle sequenze più folli e scientificamente improbabili di Fast & Furious 9, il nuovo episodio di una saga che della scarsa plausibilità scientifica ha fatto il proprio marchio di fabbrica negli ultimi anni, uno dei personaggi commenta: «Basta che rispettiamo le leggi della fisica e andrà tutto bene». È la più schietta dichiarazione d’intenti di un film che, dopo oltre un anno di stallo (inizialmente previsto per fine maggio 2020, è arrivato nelle sale nelle ultime settimane, con tanto di proiezione in spiaggia durante l’ultimo Festival di Cannes), è pronto a divertire e a suo modo ribadire l’importanza del ritorno al cinema: ha fatto molto parlare di sé, con tanto di omaggi e parodie, il video in cui Vin Diesel, protagonista e produttore di quella che ormai è ufficialmente nota come la Fast Saga, ha parlato dell’anno difficile che abbiamo vissuto e sottolineato come la sala cinematografica sia pronta a tornare con tutte le sue forze (e attualmente, complice una fase favorevole dell’andamento pandemico al momento dell’uscita asiatica e statunitense, questo è il film americano più visto dell’anno su scala globale, con un incasso di quasi 700 milioni di dollari).

Ma di cosa parla, quindi, questo nono capitolo (con altri due già confermati per chiudere la saga)? Come da consuetudine, c’è di mezzo la famiglia, quella parola che è diventata il nucleo filosofico ed emotivo del franchise e che questa volta assume toni più sinistri: il cattivo di turno è infatti Jakob Toretto (John Cena), il fratello minore di Dom (Diesel), e la sua sete di vendetta potrebbe avere ripercussioni planetarie. E così inizia l’ennesima corsa in giro per il mondo, con tecnologie sempre più avanzate e un mistero che si ricollega ai film precedenti in modo inatteso: ricordate Han (Sung Kang), ucciso all’inizio del settimo episodio? Ebbene, anche lui, in un modo o nell’altro, è legato al complotto ordito da Jakob, e come se non bastasse è tornata in pista anche la temibile hacker nota come Cypher (Charlize Theron)...

Ritorno alle origini
È un ritorno alle origini, in tutti i sensi: dietro la macchina da presa c’è di nuovo Justin Lin, dopo una pausa durata due film (escluso lo spin-off Hobbs & Shaw, uscito due anni fa), non c’è più il valore aggiunto di Dwayne Johnson (il quale ha scelto di non tornare in seguito a litigi sul set con Vin Diesel), torna in scena Han e c’è la netta sensazione di voler chiudere un lungo cerchio, poiché le motivazioni di Jakob si celano in un tragico retroscena che era stato evocato quasi en passant nel primissimo episodio, uscito due decenni or sono. E in vista di tale chiusura il tutto si fa più ambizioso, a livello narrativo e in termini di spettacolo: da più di un anno, e lo hanno ribadito anche i trailer, si è parlato di questo come del capitolo dove, dopo aver affrontato aerei e sottomarini, i nostri eroi usano le automobili per andare nello spazio (inevitabile la battuta in rete: per il gran finale tireranno in ballo i viaggi nel tempo?). E proprio su quel versante emerge il maggiore potenziale ludico della saga, che da dieci anni a questa parte ha deciso di rinunciare gradualmente alle pretese di realismo dei primi capitoli - il capostipite era Point Break con le macchine al posto delle tavole da surf - e puntare sul divertimento puro, spudorato, reboante, senza porsi il dubbio dei limiti della verosimiglianza (tant’è che a detta di molti fan l’incongruenza maggiore è quando hanno cercato di farci credere che Jason Statham, classe 1967, e Vanessa Kirby, classe 1988, fossero quasi coetanei).

Chi invece si è anche affezionato ai personaggi nel corso degli anni rischia di rimanere un po’ deluso ogni volta che gli inseguimenti cedono il posto a scene teoricamente dedicate al pathos, perché a forza di accentuare le trame da soap opera a partire dal sesto episodio la saga ha cominciato a perdere il mordente che aveva sul piano drammaturgico (ha influito anche la morte di Paul Walker, la cui assenza è particolarmente vistosa questa volta). Le discussioni sulla famiglia si fanno macchiettistiche e personaggi importanti sono sacrificati sul piano della scrittura per rendere possibile l’espansione di un franchise che è ormai prossimo al limite massimo consentito. Le due ore scorrono senza particolari problemi, ma se l’intenzione è davvero quella di chiudere con l’undicesimo capitolo - Last and Furious, forse? - sarebbe d’uopo frenare un po’ con l’allargamento della famiglia, altrimenti c’è il rischio serio di cappottamento prima di raggiungere il traguardo. Dopo che la saga ha salvato le sale, almeno per ora, servirà qualcuno che possa riassestare la saga, prima che diventi necessario distrarre anche lo spettatore più devoto con macrosequenze sempre più imponenti e magnificamente improbabili.

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